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Manovra, Foti “La coperta dei conti è corta. L’obiettivo? Uscire dall’infrazione”

(ansa)

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“Dal bilancio dipende la nostra credibilità in Europa e sui mercati: soffriamo oggi per poi sorridere domani”. L’intervista a Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei
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ROMA – Ministro Tommaso Foti, la Bce dice: Italia e Germania sono ferme. Il governo non sosteneva che i dati erano migliori del passato?

«È cosa nota che l’Italia ha una dipendenza dalla Germania, perché abbiamo le due principali industrie manifatturiere d’Europa. La situazione non è eccessivamente preoccupante. Ma non possiamo negare che se Berlino da due anni non ha buone performance, Roma ne risente».

E ne risente la manovra: piccola, austera, poco espansiva.

«Vorrei proporre un’altra interpretazione. Con la Finanziaria scegliamo di sostenere tre grandi filoni: imprese, famiglie e sanità. Nello stesso tempo, l’obiettivo è rientrare dalla procedura di deficit due anni prima del previsto. Avrà effetti decisivi, anche se non immediati: accresce la credibilità internazionale del Paese, attrae investimenti, diminuisce i rendimenti dei titoli di Stato. Bisogna saper stringere un attimo i denti per poter sorridere meglio tra un po’».

O lo fate per vincere le prossime elezioni? C’è chi pr…

ROMA – Ministro Tommaso Foti, la Bce dice: Italia e Germania sono ferme. Il governo non sosteneva che i dati erano migliori del passato?

«È cosa nota che l’Italia ha una dipendenza dalla Germania, perché abbiamo le due principali industrie manifatturiere d’Europa. La situazione non è eccessivamente preoccupante. Ma non possiamo negare che se Berlino da due anni non ha buone performance, Roma ne risente».

E ne risente la manovra: piccola, austera, poco espansiva.

«Vorrei proporre un’altra interpretazione. Con la Finanziaria scegliamo di sostenere tre grandi filoni: imprese, famiglie e sanità. Nello stesso tempo, l’obiettivo è rientrare dalla procedura di deficit due anni prima del previsto. Avrà effetti decisivi, anche se non immediati: accresce la credibilità internazionale del Paese, attrae investimenti, diminuisce i rendimenti dei titoli di Stato. Bisogna saper stringere un attimo i denti per poter sorridere meglio tra un po’».

O lo fate per vincere le prossime elezioni? C’è chi prevede per il 2026 una manovra espansiva e di mance. È così?

«Consideri piuttosto che assieme alla manovra c’è il Pnrr, che dispiega i suoi effetti nel 2025 e, soprattutto, li dispiegherà assai di più nel 2026. Raggiungendo un livello di spesa di 145 miliardi a dicembre del prossimo anno. Questo sarà un booster».

Parliamo della richieste di modifica della manovra, Foti. Forza Italia chiede di non aumentare la cedolare sugli affitti brevi. Possibile?

«I saldi di finanza sono quelli noti, in questo perimetro il Parlamento può fare modifiche. Ho un approccio laico ed è tutto legittimo, per carità, ma ricordo che la cedolare è nata non per gli affitti brevi turistici, ma per agevolare le locazioni a uso abitativo».

L’altra richiesta, stavolta della Lega, è di allargare la rottamazione delle cartelle esattoriali. Margini?

«Non è che si dice sì o no per antipatia, ma perché la coperta che abbiamo è questa. Non puoi tirarla troppo. Le nostre colonne d’Ercole le conosciamo, non possiamo oltrepassarle».

E il pasticcio dei tagli al cinema? Troverete i cento milioni per Giuli? Ci sono famiglie di lavoratori, non solo grandi attori che attendono queste risorse.

«È un tema che va risolto. E lo risolveremo».

Con queste premesse, teme che le Camere si trasformino in una trincea da cui parte, anche dalla maggioranza, un assalto alla manovra? E teme incidenti?

«Penso che debba prevalere il buonsenso. Vale per la maggioranza e per l’opposizione. Dalla manovra dipende la nostra credibilità in Europa e sui mercati, la nostra immagine all’estero. Evitare inciampi significa far andare avanti il Paese».

Siete il partito dell’austerità?

«No, siamo una coalizione che non è certo diventata la tutrice di tutti i principi di bilancio del pianeta. Ma che semplicemente ricorda di quando, non troppo tempo fa, l’Italia aveva titoli di Stato vicini al livello “spazzatura”. Essere seri significa rilanciare il paese. Abbattere i tassi d’interesse. Aiutare gli italiani».

E dunque tutte le critiche alla manovra? Da Bankitalia all’Istat, sostengono che questo taglio dell’Irpef non aiuta i poveri.

«Bisognerebbe capire che una manovra da 18 miliardi non è necessariamente cattiva, come non è buona per forza una da 30. Quella da 30 può essere piena di marchette. La nostra è seria».

Ma chi guadagna duecentomila euro non è ceto medio, ministro.

«Chi guadagna trentamila euro non è ricco, è ceto medio. Non possiamo concentrarci sulle “punte” toccate dalla rimodulazione dell’Irpef, una minoranza, ma dal valore medio. E poi non dimenticherei il taglio del cuneo: strutturale non significa che è gratis. Costa».

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