BRUXELLES – La Ue è a caccia di soldi. E nella guerra dei dazi che ormai segna il commercio mondiale ha messo nel mirino i “pacchetti”, ossia le consegne extra-Ue – quasi tutte effettuate sulle piattaforme di e-commerce – di piccole dimensioni. Quelle che non superano i 150 euro di valore. E che ormai accompagnano gli acquisti di tutti. Al momento, infatti, esiste un’esenzione dai dazi per questi prodotti. Un Regolamento aveva già previsto di cancellarlo a partire dal 2028, ma ieri l’Ecofin - la riunione dei ministri finanziari dell’Unione - ha deciso di anticipare la decisione al 2026.
I termini e i tempi effettivi della nuova tariffa dovranno essere stabiliti nel prossimo vertice ministeriale del 12 dicembre. La data del 2028 era stata fissata in attesa del…
BRUXELLES – La Ue è a caccia di soldi. E nella guerra dei dazi che ormai segna il commercio mondiale ha messo nel mirino i “pacchetti”, ossia le consegne extra-Ue – quasi tutte effettuate sulle piattaforme di e-commerce – di piccole dimensioni. Quelle che non superano i 150 euro di valore. E che ormai accompagnano gli acquisti di tutti. Al momento, infatti, esiste un’esenzione dai dazi per questi prodotti. Un Regolamento aveva già previsto di cancellarlo a partire dal 2028, ma ieri l’Ecofin - la riunione dei ministri finanziari dell’Unione - ha deciso di anticipare la decisione al 2026.
I termini e i tempi effettivi della nuova tariffa dovranno essere stabiliti nel prossimo vertice ministeriale del 12 dicembre. La data del 2028 era stata fissata in attesa della costruzione di un hub doganale comune. Ora dovrà essere individuata una soluzione-ponte per unificare l’applicazione del dazio. Che però dovrebbe ammontare a due euro per ciascun pacchetto. Va considerato che l’anno scorso sono arrivati da Paesi extracomunitari 4,6 miliardi di queste “scatolette” e il 91 per cento proveniva dalla Cina. Tra l’altro almeno il 65 per cento era sottostimato o predisposto come uno ”spezzatino” in più consegne proprio per evadere la tariffa. Quindi il colpo maggiore è sferrato contro Pechino. L’obiettivo europeo è allora quello di tutelare maggiormente le aziende del Vecchio Continente e in qualche modo salvaguardare l’ambiente alle prese con questa marea di viaggi postali.
Séjourné: “Un piano per abbattere i dazi interni all’Europa, ma poi toccherà a governi e Parlamenti”
«Siamo soddisfatti per la misura che introduce la tassa sui piccoli pacchi che provengono dei paesi extra Ue - ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che assieme al collega francese ha spinto per l’anticipo al 2026 - un fenomeno che sta distruggendo il commercio al dettaglio. L’Italia è in prima linea contro la concorrenza sleale». «È un forte segnale - ha sottolineato il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic - che l’Europa prende sul serio la concorrenza leale e la difesa degli interessi delle sue imprese. Non si tratta di una questione tecnica ma della nostra capacità di difendere i nostri interessi economici».
In realtà è una misura che va a rinforzare anche le casse dell’Unione. Perché di fatto significa far arrivare circa 9 miliardi di euro l’anno in più. Anche se difficilmente la tariffa sarà effettiva già a gennaio, bisognerà aspettare almeno marzo. Nella soluzione-ponte una parte di questi soldi potrebbe poi essere destinata ad obiettivi specifici. Resta il fatto che per l’Italia, che riceve ogni anno oltre mezzo miliardo di “pacchetti”, significa poter contare su un miliardo in più. Non a caso il ministero dell’Economia sta valutando se una quota di questi soldi possa essere già inserita nella manovra economica.