Satelliti e nuovi razzi, nella corsa allo spazio Bezos prova a inseguire Musk
Filippo SantelliROMA – Un cambio di nome: da Kuiper a Leo, acronimo di “orbita terrestre bassa”. E con quello - spera Jeff Bezos - anche un cambio di marcia, per arrivare finalmente ad accendere il segnale internet dallo spazio e sfidare Starlink di Elon Musk. Ieri Amazon ha dato alla sua costellazione satellitare il nome definitivo, quello che avrà anche nell’offerta commerciale ai clienti, e annunciato che gli apparati in orbita sono 153. Ancora pochi per il lancio del servizio, su cui infatti non ci sono aggiornamenti ufficiali. E pochissimi rispetto agli oltre 7.700 di Starlink, che nel frattempo continua a buttarne su sempre di più e sempre più avanzati.
La rincorsa di Bezos
Nella corsa al “nuovo spazio”, quello in cui i privati sono diventati fornitori indispensabili d…
ROMA – Un cambio di nome: da Kuiper a Leo, acronimo di “orbita terrestre bassa”. E con quello - spera Jeff Bezos - anche un cambio di marcia, per arrivare finalmente ad accendere il segnale internet dallo spazio e sfidare Starlink di Elon Musk. Ieri Amazon ha dato alla sua costellazione satellitare il nome definitivo, quello che avrà anche nell’offerta commerciale ai clienti, e annunciato che gli apparati in orbita sono 153. Ancora pochi per il lancio del servizio, su cui infatti non ci sono aggiornamenti ufficiali. E pochissimi rispetto agli oltre 7.700 di Starlink, che nel frattempo continua a buttarne su sempre di più e sempre più avanzati.
La rincorsa di Bezos
Nella corsa al “nuovo spazio”, quello in cui i privati sono diventati fornitori indispensabili delle agenzie spaziali, Bezos è partito più tardi e con molte più difficoltà, sia sul fronte dei satelliti - i primi 27 di Leo sono arrivati in orbita solo lo scorso aprile - che su quello dei lanciatori, i razzi che spediscono carichi nello spazio. Ora sta provando ad accelerare. A giugno Amazon ha aperto un nuovo stabilimento nello stato di Washington che - a regime - produrrà cinque satelliti al giorno. E due giorni fa New Glenn, il più grande razzo di Blue Origin, è riuscito per la prima volta a ridiscendere sulla Terra, emulando l’operazione che i lanciatori riutilizzabili di Musk fanno ormai di anni. Se il veicolo diventerà affidabile, finalmente Bezos lo potrà usare per mettere in orbita i satelliti di Leo anziché essere costretto a comprare un posto sui razzi dei concorrenti, lo stesso Musk o i francesi di Ariane.
Il vantaggio di Musk
Il problema è che nel frattempo anche la flotta spaziale di Musk sta accelerando, e pure di più. Dopo diversi fallimenti e qualche pirotecnica esplosione, il suo nuovo mega razzo Starship ha finalmente inanellato due lanci riusciti: è di gran lunga il più alto e il più grosso in circolazione, quindi in grado di portare carichi più pesanti in orbita, sulla Luna o - in prospettiva - su Marte.
Quanto ai satelliti, se Amazon promette che la sua Leo offrirà performance mai viste, Starlink è già attiva in 150 Paesi e ha raggiunto gli 8 milioni di abbonati, fornisce i suoi servizi al Pentagono e all’Ucraina in guerra, li offre (con le note polemiche) a governi come quello italiano. Solo quest’anno l’azienda di Musk ha mandato in orbita oltre 2 mila satelliti e dal prossimo anno, grazie alla corazzata Starship potrà aumentare ancora il ritmo, passando nel frattempo a una nuova e più potente generazione che permetterà connessioni nell’ordine dei Giga. A quel punto la sfida alle reti terrestri sarebbe a tutti gli effetti aperta, non solo nelle aree più remote dove la fibra non arriva.
Un monopolio dello Spazio
Quanto ai servizi per governi e difesa, la realtà è che al momento una vera alternativa a Starlink non c’è, almeno in Occidente. Per vedere Leo accendersi, bene che vada, bisognerà aspettare la fine del prossimo anno. Mentre la costellazione europea, chiamata Iris Square, benissimo che vada sarà operativa nel 2030. Entrambe avranno meno satelliti di Starlink e saranno per chissà quanto tempo meno performanti. Per l’Europa, per l’Italia, per molti altri Paesi, questa situazione ripropone una scelta difficile: mettersi nelle mani di Musk o rinunciare ad avere il servizio più avanzato?