MILANO - Tremano le azioni europee, specie le banche, oggetto di prese di beneficio dopo il tonfo di Wall Street di mercoledì, tra nuovi timori di frenata dell’economia Usa che inducano la Fed a non tagliare i tassi a metà dicembre e la paura del vuoto legata alle valutazioni gonfie del settore tecnologico.
Non c’è una “scintilla” particolare: a meno di ritenere tale la continua ascesa degli indici a ennesimi record (a Piazza Affari il Ftse Mib è sui massimi 2001). «Se davvero Wall Street è in fase di bolla, e stimando che la Fed non allenterà la politica monetaria, sarà negativo per le azioni e avrà certo ricadute sui mercati europei, pur se il settore tecnologico in Europa è molto piccolo», ha detto a Reuters Anthi Tsouvali, analista di Ubs. L’Europa di tecnologie è povera, ma dispone di un nutrito comparto creditizio, dal 2022 rinato in Borsa con il rialzo dei tassi e delle commissioni sul risparmio gestito. Per questo, come spesso in casi simili, le vendite si sono concentrate su…
MILANO - Tremano le azioni europee, specie le banche, oggetto di prese di beneficio dopo il tonfo di Wall Street di mercoledì, tra nuovi timori di frenata dell’economia Usa che inducano la Fed a non tagliare i tassi a metà dicembre e la paura del vuoto legata alle valutazioni gonfie del settore tecnologico.
Non c’è una “scintilla” particolare: a meno di ritenere tale la continua ascesa degli indici a ennesimi record (a Piazza Affari il Ftse Mib è sui massimi 2001). «Se davvero Wall Street è in fase di bolla, e stimando che la Fed non allenterà la politica monetaria, sarà negativo per le azioni e avrà certo ricadute sui mercati europei, pur se il settore tecnologico in Europa è molto piccolo», ha detto a Reuters Anthi Tsouvali, analista di Ubs. L’Europa di tecnologie è povera, ma dispone di un nutrito comparto creditizio, dal 2022 rinato in Borsa con il rialzo dei tassi e delle commissioni sul risparmio gestito. Per questo, come spesso in casi simili, le vendite si sono concentrate sul settore che è cresciuto più di tutti.
E per questo a Piazza Affari - dove le banche sono prevalenti - l’indice Ftse Mib ha perso l’1,7%, più che altrove, a fronte di uno Stoxx 600 europeo giù dell’1%. L’indice Ftse Italia settore banche, in due anni salito del 140%, ieri ha perso il 3,41%, più dell’analogo europeo (-2,4%), per il -4,45% di Unicredit, il -3,81% di Bper, il -3,55% di Popolare Sondrio, il -3,27% di Banco Bpm. Gli operatori, specie avvicinandosi la fine dell’anno in cui si fanno i bilanci, preferiscono vendere i titoli in plusvalenza: quelli più colpiti ieri, anche a fronte di acquisizioni e fusioni fatte nei mesi scorsi.
Ieri, ma a Borsa chiusa, la Banca d’Italia ha stilato la lista delle “istituzioni a rilevanza sistemica in Italia”, obbligate a mantenere un cuscinetto di capitale extra fino all’1,25%. L’elenco, sui dati a fine 2024, comprende ancora Intesa e Unicredit (1,25%), Banco Bpm (0.5%), Iccrea e Bnl (0,25%). Bankitalia ha però fatto sapere che ha procedimenti in corso su Bper dopo l’acquisizione di Popolare di Sondrio, e di Mps dopo quella di Mediobanca, per aggiungerle alla lista “sistemica”.