«Dream» è la parola che più ricorre sui muri dei capannoni di una ex camiceria che oggi ospitano la sede della Legami, ad Azzano San Paolo alle porte di Bergamo. E un sogno molto concreto è quello che si sta realizzando per l’azienda nata nel 2003 per iniziativa di Alberto Fassi: dal lancio di una semplice cinghia colorata per libri, a un catalogo di 5mila oggetti raggruppati in 17 “mondi” che spaziano dai calendari agli accessori per la bici, dai giochi arcade vintage alla cartoleria. Chiedere a un qualsiasi genitore di bimbi in età scolare per verificare quanto le loro penne con “animaletti” siano diventate un fenomeno di massa.
«Modello di business solido, capace di competere su scala globale e forte identità di brand: le penne non le abbiamo inventate noi, ma quando si tiene in mano una delle nostre si evoca un’esperienza, un sentimento, un pensiero per una persona cara»: così il managing director Massimo Dell’Acqua, tra le altre cose fautore dell’espansione di Kiko Milano e dal 2…
«Dream» è la parola che più ricorre sui muri dei capannoni di una ex camiceria che oggi ospitano la sede della Legami, ad Azzano San Paolo alle porte di Bergamo. E un sogno molto concreto è quello che si sta realizzando per l’azienda nata nel 2003 per iniziativa di Alberto Fassi: dal lancio di una semplice cinghia colorata per libri, a un catalogo di 5mila oggetti raggruppati in 17 “mondi” che spaziano dai calendari agli accessori per la bici, dai giochi arcade vintage alla cartoleria. Chiedere a un qualsiasi genitore di bimbi in età scolare per verificare quanto le loro penne con “animaletti” siano diventate un fenomeno di massa.
«Modello di business solido, capace di competere su scala globale e forte identità di brand: le penne non le abbiamo inventate noi, ma quando si tiene in mano una delle nostre si evoca un’esperienza, un sentimento, un pensiero per una persona cara»: così il managing director Massimo Dell’Acqua, tra le altre cose fautore dell’espansione di Kiko Milano e dal 2017 accanto a Fassi nello sviluppo di Legami, sintetizza la ricetta dell’azienda. Lavoratori (per lo più donne con un’età media di 32-33 anni) e management marciano compatti dietro questa idea, che ha una svolta nel 2018 con il lancio della prima penna cancellabile e l’inizio dell’avventura degli oggetti “collezionabili”. Allo stesso Fassi, schivo nell’aprire per la prima volta le porte della sua sede, settimana scorsa, bastano poche parole per descrivere la sua creatura: «Abbiamo orgogliosamente un modello unico. Qui sviluppiamo la nostra creatività (in una stanza “sterile” off limits anche alla maggior parte dei dipendenti, ndr). Nel caso delle penne con gli animaletti, abbiamo lavorato 4-5 anni per esser pronti - racconta Fassi - Sviluppiamo centinaia di progetti in contemporanea, alcuni li cestiniamo e altri ancora ce ne chiedono i clienti: il potenziale è enorme».
I numeri lo testimoniano. Con più del 50% del business sviluppato all’estero, negli ultimi tre anni Legami ha triplicato il fatturato e moltiplicato di oltre dieci volte il margine. Le forniture arrivano dall’Asia: Cina su tutti, India e Vietnam, Taiwan per la tecnologia. Ma per alcuni articoli, in particolari quelli in carta, la filiera è tornata in Italia. Nel quartier generale si respira più l’area di una startup creativa che dell’opificio.
wholesale con 10mila rivenditori e 600 corner in partnership con i big, da Feltrinelli a Fnac e El Corte Inglés, fino al più recente accordo con Barnes&Noble per sfondare sul mercato americano. E-commerce e retail completano il tris: l’obiettivo è di raggiungere 180 boutique monomarca per la fine dell’esercizio (marzo 2026) dalle 146 attuali. Francia («accoglienza incredibile», dice Dell’Acqua) e Spagna sono presenziate con filiali dirette, ma il focus è su tutta l’Europa centrale e lo sguardo si allarga poi al globo. Nell’anno fiscale 2023-2024 ha superato i 245 milioni di euro di ricavi, con un utile netto di oltre 28 milioni. In quello successivo, chiuso a marzo 2025, i profitti sono saliti a 44 milioni e per l’esercizio in corso la previsione è di superare i 300 milioni di fatturato.
Dal 2023, nell’azionariato è entrata Dea Capital, subentrando ad Alto Partners e Rancilio che dal 2016 avevano affiancato Fassi. Dea è al 42 per cento, così la maggioranza (54 per cento) resta saldamente al fondatore mentre Dell’Acqua e Giuseppe Soda (storico presidente) hanno il 2% ciascuno. Con una chiara governance e una importante generazione di cassa il pilastro strategico è la crescita internazionale, oltre i 120 milioni di consumatori in 70 Paesi fin qui raggiunti. Per i prossimi mesi l’azienda già prevede la firma di nuovi accordi distributivi in diversi Paesi e l’apertura di 16 boutique dirette in Francia e 5 in Spagna. La strategia fin qui seguita ha dato particolari soddisfazioni dai punti vendita nelle primarie vie dello shopping.
In crescita anche il numero complessivo dei dipendenti, dal migliaio attuale a 1.400 per fine esercizio, di cui 220 impiegati in sede. Legami (che dal 2023 è Società Benefit e destina il 5% degli utili a progetti sociali e per l’ambiente) esclude l’m&a ma non chiude le porte alla Borsa: «Ogni tanto ci pensiamo, ma oggi il focus è lo sviluppo del business», chiosa Dell’Acqua.
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