✕

Chanel, la Cina ma soprattutto Como. Lucia Mantero racconta l’arte della lavorazione della seta

Lucia Mantero, Mantero Seta 

Ascolta l'audio

Classe 1977, è responsabile dello sviluppo prodotto, la parte creativa del lavoro. Quarta generazione dell’omonima dinastia di industriali della tessitura serica, l’imprenditrice guida il reparto cuore pulsante dell’impresa, i veri “architetti del prodotto”
5 minuti di lettura

Tanti motivi floreali, i disegni stampati sui foulard, le sciarpe, le cravatte, tessuti per abiti, la serie di accessori di seta prodotti per i marchi più blasonati del lusso e dell’alto di gamma internazionale nel mercato dell’abbigliamento. Nell’azienda di famiglia, Mantero Seta, nata nel 1902 sulle sponde del lago di Como e presente nell’albo delle imprese ultracentenarie, Lucia Mantero, classe 1977, è responsabile dello sviluppo prodotto, la parte creativa del lavoro.

Quarta generazione di una dinastia di industriali della tessitura serica e della tecnica della stampa serigrafica nel distretto tessile di Como, l’imprenditrice guida un reparto cuore pulsante dell’impresa, con più di un centinaio di persone, su cinquecento del totale degli addetti, tra disegnatori tessili e product manager, gli architetti del prodotto che hanno rapporti con gli uffici stile dei clienti e gestiscono il ritmo incalzante delle collezioni.

Comasca di nascita e milanese di adozione, dopo la maturità clas…

Tanti motivi floreali, i disegni stampati sui foulard, le sciarpe, le cravatte, tessuti per abiti, la serie di accessori di seta prodotti per i marchi più blasonati del lusso e dell’alto di gamma internazionale nel mercato dell’abbigliamento. Nell’azienda di famiglia, Mantero Seta, nata nel 1902 sulle sponde del lago di Como e presente nell’albo delle imprese ultracentenarie, Lucia Mantero, classe 1977, è responsabile dello sviluppo prodotto, la parte creativa del lavoro.

Quarta generazione di una dinastia di industriali della tessitura serica e della tecnica della stampa serigrafica nel distretto tessile di Como, l’imprenditrice guida un reparto cuore pulsante dell’impresa, con più di un centinaio di persone, su cinquecento del totale degli addetti, tra disegnatori tessili e product manager, gli architetti del prodotto che hanno rapporti con gli uffici stile dei clienti e gestiscono il ritmo incalzante delle collezioni.

Comasca di nascita e milanese di adozione, dopo la maturità classica Lucia Mantero si è laureata in Marketing e comunicazione all’università Cattolica, e l’anno successivo ha frequentato il master in gestione delle aziende di moda alla Bocconi. Nel 2005 ha iniziato a lavorare nell’opificio di Grandate, costruito negli anni Sessanta alle porte di Como. “Ho fatto studi lontani da questo ambito, lingue e letterature straniere, nella totale libertà di scegliere. Mio padre diceva a noi figli: preferisco sapervi felici anche se non qua. Il lavoro legato al prodotto e al tessile l’ho imparato sul campo e dall’esperienza di grandi maestri che mi hanno dedicato tempo e saperi”.

Il fondatore arrivò in bici da Novi Ligure

Riccardo Mantero, il suo bisnonno, piemontese, era arrivato in bicicletta da Novi Ligure in cerca di fortuna a Como, che era già un centro importante per la lavorazione della seta. Tutto il nord era pieno di allevamenti dei bachi da seta. La sua avventura imprenditoriale inizia come converter, attraverso la creazione di collezioni di tessuti che faceva realizzare a stamperie e tessiture comasche. Nei primi anni Quaranta avvia l’attività industriale aprendo una prima tessitura sopra Menaggio, un’altra località lungo il lago. In quel periodo ha lavorato seta anche per i paracadute.

Il secondo grande passo lo ha fatto suo figlio Beppe, quando ha costruito la sede in cui la società Mantero è ancora oggi. Aveva le tecnologie, la tessitura e la stamperia. La terza generazione ha guidato l’internazionalizzazione dell’azienda aprendo gli uffici all’estero e le filiali di Parigi, New York e Hong Kong, poi trasferita ad Hangzhou in Cina. “Dal 2011 a guidare l’azienda siamo io e mio fratello Franco, di quattro anni più grande di me. Lui è stato amministratore delegato per un decennio, oggi è presidente e quella carica è passata a Simone Taroni e Simone Mercuri che sono stati i suoi bracci destri”.

Il fatturato chiuso a fine agosto registra ricavi per 104 milioni e mezzo di euro. Secondo i dati più recenti la produzione annuale è per la tessitura di 595 mila metri e per la stamperia di 1,2 milioni di metri, non soltanto di seta ma anche di altre fibre. L’azienda è verticalizzata, una scelta fortemente voluta, “gestiamo direttamente la produzione, dall’idea alla consegna del tessuto. La seta rappresenta una parte importante della nostra produzione, ma tessiamo e stampiamo anche cotone, lane, cachemire”.

A livello di tecnologie nel processo di stampa il motivo si ottiene attraverso l’applicazione del colore sul tessuto con tecnica serigrafica o digitale, mentre la tecnica jacquard permette di realizzare i motivi attraverso l’intreccio di trama e ordito con l’utilizzo di filati dalle molteplici composizioni e colori, ottenendo tessuti operati”.

Quota rosa oltre il 50 per cento

In azienda la componente femminile supera il 50 per cento. “Nel mio dipartimento di sviluppo prodotto la squadra è composta in grandissima maggioranza da donne; la presenza femminile è fondamentale anche nel reparto di tessitura poiché le mani piccole e precise aiutano nella gestione dei fili sulle macchine; nella sezione stamperia invece la presenza maschile è preponderante”.

Risparmio d’acqua e di energia elettrica sono due obiettivi nell’ottica della sostenibilità. “Fino a pochi anni fa non esisteva un ufficio dedicato a questo tema. Oggi la richiesta di certificazioni da parte dei mercati si è fatta più urgente e si va verso il tracciamento del prodotto finito. Fotovoltaico e cogeneratore hanno permesso l’ottimizzazione delle risorse energetiche, la riduzione dei consumi e dell’impatto ambientale”.

Il filato di seta arriva dalla Cina. “Importiamo il livello più alto di filato, per potere garantire il massimo della qualità lungo tutte le fasi di nobilitazione del nostro prodotto. La seta è sempre più una fibra preziosa e ormai un prodotto di nicchia”. Un mercato in cui proprio la Cina gioca una agguerrita concorrenza. “Per noi la Cina è altro, è un importantissimo fornitore di materia prima, mentre per i nostri clienti rappresenta un fondamentale mercato di sbocco dei prodotti, sia tessuti che accessori tessili stampati e jacquard”.

La politica industriale di Mantero è fatta anche di tante acquisizioni e di matrimoni societari. “Diverse le operazioni importanti in questi anni. Nel distretto tessile comasco dove siamo ci sono tante piccole realtà artigiane che realizzano una parte delle lavorazioni per noi fondamentali. Per esempio la fotoincisione dove si preparano i quadri di stampa che ci permettono di riprodurre con tecnica serigrafica. Abbiamo investito in questa attività insieme a Ratti, un’azienda nostra concorrente”. Un anno fa è stato rilevato il 70 per cento del maglificio Ites di Pistoia. “La scelta del maglificio è stata ponderata, abbiamo selezionato chi questo lavoro lo sa fare, nella condivisione di valori”.

Chanel, 50 anni fianco a fianco

Ad aprile è entrato in Mantero Seta, con una quota di minoranza del 35 per cento, il prestigioso marchio francese Chanel. “È il nostro cliente storico, con oltre 50 anni di collaborazione ininterrotta, cosa più unica che rara per il nostro mondo. Con Chanel abbiamo saputo costruire negli anni un rapporto di vera partnership, che si fonda su valori condivisi, e che ci ha permesso di far crescere il business e di continuare ad innovare insieme”.

Accanto al business della fornitura da alcuni anni è stato rilanciato anche il marchio Mantero 1902. “È il nostro biglietto da visita per comunicare anche con un pubblico finale, perché l’azienda è soprattutto conosciuta dagli addetti ai lavori”. Nel 2019 Mantero ha acquisito il marchio Ken Scott, “ospitiamo la fondazione e l’archivio di cui abbiamo l’esclusiva di utilizzo dei suoi disegni”.

Gli archivi di Mantero sono parte fondamentale nel processo di sviluppo perché fonte di ispirazione e di idee. “Parliamo di un patrimonio di 10mila libri, 30mila schizzi e disegni a mano, 80mila foulard e 100mila tessuti di abbigliamento, frutto dei nostri 123 anni di storia e di acquisizioni di archivi esterni avvenute nel corso degli ultimi decenni. Non è un museo, è materiale che viene utilizzato da noi e dai nostri clienti. Una miniera di spunti preziosa di cui andiamo fieri e che continuiamo ad alimentare. Una delle ultime acquisizioni è l’archivio di 850 chimoni che coprono un secolo di storia, da metà del 1800 a metà del 1900. Senza il supporto delle nostre archiviste, che aiutano i nostri clienti a orientarsi all’interno di questo immenso mondo, il nostro archivio avrebbe lo stesso effetto di un foglio bianco per uno scrittore”.

La crisi e la rinascita

Una quindicina anni fa la crisi. Lucia Mantero ripercorre quel periodo. “Sicuramente dovuta ai forti cambiamenti dei mercati di riferimento. C’è stata un’ondata di acquisizioni e ci siamo trovati a lavorare non più con semplici marchi ma con pochi grandi gruppi per i quali sono diventati importanti tanti nuovi aspetti oltre al prodotto. Ci siamo riorganizzati, cercando di essere reattivi e pronti. La sfida è stata stare dietro e adattarci ai mutamenti del mercato, senza mai rinunciare al nostro dna che al primo posto ha sempre messo la massima attenzione alla qualità”. E poi la creatività e il lavoro artigianale hanno incrociato i nuovi percorsi dell’innovazione tecnologica. “Dal disegno a mano a quello realizzato utilizzando anche il computer, le tecniche di stampa a inchiostro, i nostri clienti si sono evoluti e hanno alzato l’asticella, ma non abbiamo mai sacrificato la qualità per andare più veloci. Sui tavoli da stampa mentre si muove la macchina, l’occhio attento del nostro operatore controlla che tutto proceda nel modo corretto. Se si rompe un filo rischi di rovinare l’intero lavoro, se il colore è messo in modo sbagliato c’è il pericolo di dover ristampare il tessuto da capo”.

Alla formazione interna Lucia Mantero crede molto. “La forza della nostra impresa è quella umana. “Puntiamo su un mix tra senior e giovani: il giovane apprende e per un senior avere un giovane a fianco è nuova fonte di grinta e motivazione. Per me è stato così”. L’imprenditrice, buona testimonial del suo lavoro, ama le stampe. “Mi vesto sempre molto colorata e mi piace mixare motivo floreale e geometrico, righe e fiori, un mondo dei colori e delle forme che appartiene a noi donne. Sono sempre in giro per musei e fondazioni alla ricerca di spunti. Ho viaggiato tanto dappertutto, oggi un po’ meno, sono più appassionata di boschi, natura, passeggiate, gli sport con gli sci, discesa, fondo, e poi il kajak sul mio lago quando si può. Leggere mi piace, spazio tra i generi, e mi piace ascoltare podcast mentre sono in macchina da Milano a Como. Nella nostra azienda si vive bene, c’è una bella atmosfera e tutti hanno fatto un ottimo percorso che ci ha portato dove siamo oggi. I miei genitori arrivano entrambi da famiglie di imprenditori tessili, Elena, mia madre, ci ha insegnato il gusto per le cose belle e il senso di responsabilità in qualsiasi cosa si faccia”.

Leggi i commenti