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Wescott: “Trump ha fallito, ora rischia di restituire 100 miliardi”

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L’ex capo economista di Clinton: “La Corte Suprema ha avviato l’esame del dossier tariffe: quasi tutti i giudici, ci risulta, si sono detti scettici sulle procedure adottate”
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ROMA – “Siamo di fronte a un enorme fallimento della politica economica di Trump. È un “watershed moment”, un punto di svolta epocale rispetto al quale ci sono un prima e un dopo». Non usa mezzi termini Robert Wescott, che come capo economista internazionale dell’amministrazione Clinton guidò il Paese alla globalizzazione e al multilateralismo. Oggi che la direzione è tutta un’altra non lascia spazio a sentimenti di rivalsa: piuttosto è seriamente preoccupato per il vicolo cieco in cui si sono infilati gli Stati Uniti. «Politicamente è un totale disastro per Trump», insiste Wescott.

In pochi giorni si è sovrapposta una serie di congiunzioni negative. Qual è la più grave?

«Allora. Trump si è rimangiato un bel po’ di dazi spropositati, dal caffè brasiliano alla pasta italiana. E fin qui possiamo non stupirci vista la fama che si è meritato di uno che ci ripensa sempre. Intanto sono arrivate la batosta elettorale, lo shutdown che ha paralizzato gli uffici doganali, il caso Epstein. Ma so…

ROMA – “Siamo di fronte a un enorme fallimento della politica economica di Trump. È un “watershed moment”, un punto di svolta epocale rispetto al quale ci sono un prima e un dopo». Non usa mezzi termini Robert Wescott, che come capo economista internazionale dell’amministrazione Clinton guidò il Paese alla globalizzazione e al multilateralismo. Oggi che la direzione è tutta un’altra non lascia spazio a sentimenti di rivalsa: piuttosto è seriamente preoccupato per il vicolo cieco in cui si sono infilati gli Stati Uniti. «Politicamente è un totale disastro per Trump», insiste Wescott.

In pochi giorni si è sovrapposta una serie di congiunzioni negative. Qual è la più grave?

«Allora. Trump si è rimangiato un bel po’ di dazi spropositati, dal caffè brasiliano alla pasta italiana. E fin qui possiamo non stupirci vista la fama che si è meritato di uno che ci ripensa sempre. Intanto sono arrivate la batosta elettorale, lo shutdown che ha paralizzato gli uffici doganali, il caso Epstein. Ma soprattutto mercoledì la Corte Suprema ha avviato l’esame del dossier dazi, e le cose si sono messe subito male per il presidente, a quanto ci risulta qui in Keybridge (il think-tank che Wescott presiede a Washington, ndr): tutti i giudici, a parte i superconservatori Samuel Adito e Clarence Thomas, si sono detti scettici sulle procedure adottate da Trump. E conoscendo i protocolli della Corte, uno scetticismo iniziale corrisponde a un voto negativo finale».

Cosa contestano i giudici a Trump?

«Di non aver consultato il Congresso al momento di applicare l’Emergency Economic Powers Act del 1977, una legge in cui i dazi non sono neanche nominati, senza contare l’inesistenza di qualsiasi “emergenza”. Ancora qualche settimana e conosceremo la decisione finale della Corte. L’emergenza, per lui, se l’è creata da solo Trump: due giorni fa l’AP ha pubblicato un sondaggio che rivela un indice di gradimento sceso dal 60 al 30% in poche settimane. Ed è ormai praticamente certo che qualche congressman repubblicano voterà contro il presidente».

Trump ha già detto che può ricorrere ad altre leggi. È una scappatoia praticabile?

«Sappiamo a cosa si riferisce: la sezione 232 del Trade Expansion Act, che però riguarda solo questioni commerciali interne, o la sezione 122 del Trade Act del 1974 che consente tariffe temporanee del 15% per 150 giorni al massimo. In entrambi i casi bisogna aspettare l’esito - non scontato - di indagini conoscitive condotte dagli uffici ministeriali che prendono sei e più mesi».

Che potrebbe accadere? L’amministrazione dovrà restituire i dazi?

«Esattamente. Più di 100 miliardi di dazi da rimborsare. È un colpo senza precedenti per la credibilità di Trump. Anche ricorrendo a un meccanismo esistente, il Custom and Borders Protection Automated, non ci vorrà meno di un anno. Nel frattempo l’incertezza globale non potrà che aumentare. Dato che i dazi sono il pilastro fondamentale della politica economica di questa amministrazione, l’intera politica economica finisce sotto tiro e Trump rischia di andare al midterm nella condizione dell’“anatra zoppa” come Nixon nel 1971 ai tempi del distacco del dollaro dall’oro».

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