Usa, retromarcia sui dazi. L’inflazione sul cibo spaventa la Casa Bianca
di Aldo FontanarosaDonald Trump
(reuters)ROMA – Negli Stati Uniti la carne di manzo – che costa il 14,7% in più, di media – spinge alle stelle il prezzo degli amatissimi hamburger. Il casco di banane - da settembre 2024 a oggi - si è impennato del 6,9%. Il caffè in polvere del 18,9%, con una spinta soprattutto dalla scorsa estate.
I dazi di Trump hanno prodotto un effetto boomerang sul carrello della spesa del ceto medio e basso degli Usa. E così il presidente americano fa retromarcia abolendo le imposizioni doganali che lui stesso ha deciso. Liberi dai dazi - che erano almeno al 10% - saranno circa 200 beni alimentari.
I più importanti sono elencati nella “scheda informativa” che la Casa Bianca diffonde il 14 novembre. Parliamo di caffè e tè; frutta tropicale e succhi di frutta; cacao e spezie; banane, arance e pomodori; carne bovina e fertilizzanti “aggiuntivi”.
Brasile alla finestra
Nessuna produzione tipica dell’Italia - nota Coldiretti - è interessata. Nessun sollievo, dunque, arriverà al nostro Paese dal pentimento tr…
ROMA – Negli Stati Uniti la carne di manzo – che costa il 14,7% in più, di media – spinge alle stelle il prezzo degli amatissimi hamburger. Il casco di banane - da settembre 2024 a oggi - si è impennato del 6,9%. Il caffè in polvere del 18,9%, con una spinta soprattutto dalla scorsa estate.
I dazi di Trump hanno prodotto un effetto boomerang sul carrello della spesa del ceto medio e basso degli Usa. E così il presidente americano fa retromarcia abolendo le imposizioni doganali che lui stesso ha deciso. Liberi dai dazi - che erano almeno al 10% - saranno circa 200 beni alimentari.
I più importanti sono elencati nella “scheda informativa” che la Casa Bianca diffonde il 14 novembre. Parliamo di caffè e tè; frutta tropicale e succhi di frutta; cacao e spezie; banane, arance e pomodori; carne bovina e fertilizzanti “aggiuntivi”.
Brasile alla finestra
Nessuna produzione tipica dell’Italia - nota Coldiretti - è interessata. Nessun sollievo, dunque, arriverà al nostro Paese dal pentimento trumpiano. Rincuorata è almeno lei - Cristina Scocchia, ad di Illycaffè - che apprezza il «segnale distensivo» e conferma il piano di «una produzione in loco», negli Usa. Resta alla finestra il Brasile - principale fornitore degli americani per carne e caffè - che si vede ridotto il suo super-dazio dal 50 al 40%. Poco per esultare.
I tecnici dell’amministrazione Usa, mentre imponevano i prelievi, hanno sottovalutato le variabili che hanno poi spinto i prezzi di tanti prodotti verso l’alto, ben al di là di un’inflazione al 3%. Trump scivola, ad esempio, sulla banana che è il frutto fresco più amato dagli americani. Ne consumano una media di 12 chili a testa nell’anno: una ogni 3 giorni.
Ora, il frutto viene importato quasi per intero dall’estero (per il 41% dal Guatemala). Impossibile per gli Usa ampliare di colpo le piccole coltivazioni domestiche in Hawaii e Florida. Ed è stato impossibile per gli importatori acquistare enormi quantità di banane da Guatemala, Ecuador, Costa Rica, Honduras prima della mannaia dei dazi perché il frutto non si conserva. Ecco perché l’oro giallo delle banane è schizzato verso l’alto, irritando gli americani.
L’onda blu
L’irritazione per il carovita generale ha preso la forma dell’onda blu che ha consegnato il New Jersey e la Virginia alle candidate governatrici democratiche (Abigail Spanberger e Mikie Sherrill) il 4 novembre.
In questo clima, il presidente Trump ritorna Taco. E cioè “Trump always chickens out”, Trump si tira sempre indietro. Soprannome effetto delle ripetute retromarce anche sui dazi.