ROMA - Una stretta “congelata”. Appesa al vertice tra i leader di maggioranza in programma giovedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Al Senato parte l’operazione di smaltimento degli emendamenti alla manovra. Ma a ridosso della scadenza fissata per stasera in commissione Bilancio, le scelte di Fratelli d’Italia, FI e Lega si scoprono complesse. Al punto che ieri un confronto tra i capigruppo non escludeva uno slittamento del deposito dei “segnalati”. Ma i tre hanno discusso anche della necessità di evitare doppioni, allargando così il perimetro delle modifiche. Il caso più evidente è la richiesta trasversale per fermare l’aumento della tassazione sulle cripto-attività, dal 26% al 33%, previsto l’anno prossimo.
A Palazzo Madama sono ore convulse anche perché i par…
ROMA - Una stretta “congelata”. Appesa al vertice tra i leader di maggioranza in programma giovedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Al Senato parte l’operazione di smaltimento degli emendamenti alla manovra. Ma a ridosso della scadenza fissata per stasera in commissione Bilancio, le scelte di Fratelli d’Italia, FI e Lega si scoprono complesse. Al punto che ieri un confronto tra i capigruppo non escludeva uno slittamento del deposito dei “segnalati”. Ma i tre hanno discusso anche della necessità di evitare doppioni, allargando così il perimetro delle modifiche. Il caso più evidente è la richiesta trasversale per fermare l’aumento della tassazione sulle cripto-attività, dal 26% al 33%, previsto l’anno prossimo.
A Palazzo Madama sono ore convulse anche perché i parlamentari sono impegnati in giro per l’Italia in vista delle elezioni regionali in programma il 23 e il 24 novembre. Un esponente di peso degli azzurri spiega così l’insofferenza per la deadline parlamentare: “Prima viene la politica, poi la scadenza degli emendamenti”.
Ma a dare forma alle fibrillazioni sono anche i messaggi che i presidenti dei gruppi continuano a inviare ai rispettivi parlamentari. La richiesta: tagliate e rinunciate. A tanto, perché FdI dovrà ridurre i suoi emendamenti a poco più di un quinto, mentre gli azzurri potranno salvare appena il 6% delle loro richieste, così come il Carroccio, che potrà portare avanti solo una proposta su sette.
Le liste dei “segnalati” saranno comunque sub iudice. Appese al summit di maggioranza che Giorgia Meloni aprirà dopodomani a Palazzo Chigi, poco prima della riunione del Cdm che esaminerà il decreto sugli sfratti e un provvedimento sui contratti dei dirigenti delle forze armate e di polizia. Le decisioni che contano saranno prese appunto ai massimi livelli. È pronto anche un espediente: gli emendamenti ritenuti idonei saranno riformulati, mentre le correzioni dirette del governo saranno limitate. In questo modo si riconoscerà la paternità delle modifiche ai senatori. Ma il perimetro contabile sarà definito altrove: tutte le correzioni, infatti, dovranno essere a saldi invariati, oltre che in linea con le regole del nuovo Patto di stabilità.
In attesa del vertice, la maggioranza piazza le sue pedine sullo scacchiere. Nella lista di Forza Italia troveranno spazio la cancellazione dell’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, oltre che lo stop alla nuova tassazione dei dividendi delle società e alla stretta sui crediti fiscali. Prendono quota anche la detassazione del salario accessorio, la detrazione al 19% per l’acquisto dei libri scolastici, le norme per mitigare il caro-materiali e il sostegno all’editoria. La Lega punta invece sull’allargamento della rottamazione. Tra i segnalati anche il ritorno di Anas tra le braccia dello Stato centrale.
Nel fascicolo di FdI ci sarà la revisione della norma sui dividendi, ma potrebbe entrare anche l’innalzamento del tetto al contante a 10mila euro. La manovra è anche una questione di comunicazione. "Dalla parte degli italiani” è il titolo scelto da FdI per l’opuscolo in cui rivendica soprattutto il taglio delle tasse per il ceto medio. Un ritratto sorridente della premier e il logo della fiamma del partito accompagnano la risposta alle critiche per “la manovra che avvantaggia i ricchi”. Ma la Finanziaria deve ancora fare i conti con i malumori degli alleati.