Si è tenuta ieri pomeriggio alle 17 una nuova assemblea della Delfin, la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio che racchiude tutte le partecipazioni del gruppo, dal 32% di EssilorLuxottica al 26% di Covivio, inclusi il 10% di Generali, il 17% di Mps e il 2,7% di Unicredit. Questa nuova assemblea aveva lo stesso ordine del giorno di quella tenutasi giovedì 13, quando il socio Rocco Basilico, primo figlio della vedova Del Vecchio, ha avanzato la richiesta di trasferire lo 0,4% (sul 12,5% di Delfin in suo possesso), a una società o un trust diverso dalla persona fisica. Ma la richiesta non è passata avendo raccolto 5 voti favorevoli sugli 8 necessari (unanimità) a approvare la delibera.
La novità di ieri è che la nuova assemblea è stata chiesta da altri due soci, che secondo alcune ricostruzioni attendibili dovrebbero essere due figli di Leonardo Del Vecchio, Luca e Paola, che hanno chiesto di poter trasferire ad altra società la totalità delle loro azioni, pari al 12,5% …
Si è tenuta ieri pomeriggio alle 17 una nuova assemblea della Delfin, la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio che racchiude tutte le partecipazioni del gruppo, dal 32% di EssilorLuxottica al 26% di Covivio, inclusi il 10% di Generali, il 17% di Mps e il 2,7% di Unicredit. Questa nuova assemblea aveva lo stesso ordine del giorno di quella tenutasi giovedì 13, quando il socio Rocco Basilico, primo figlio della vedova Del Vecchio, ha avanzato la richiesta di trasferire lo 0,4% (sul 12,5% di Delfin in suo possesso), a una società o un trust diverso dalla persona fisica. Ma la richiesta non è passata avendo raccolto 5 voti favorevoli sugli 8 necessari (unanimità) a approvare la delibera.
La novità di ieri è che la nuova assemblea è stata chiesta da altri due soci, che secondo alcune ricostruzioni attendibili dovrebbero essere due figli di Leonardo Del Vecchio, Luca e Paola, che hanno chiesto di poter trasferire ad altra società la totalità delle loro azioni, pari al 12,5% a testa di Delfin. Non è dato sapere al momento l’esito della votazione, dal momento che la Delfin non ha ritenuto di emettere alcun comunicato al riguardo. Ma è molto probabile che il risultato possa essere stato lo stesso di giovedì scorso, con 5 voti favorevoli e 3 contrari. L’opposizione era rappresentata dai figli Leonardo Maria, Marisa e Claudio.
Ma la questione potrebbe non essere finita qui. La bocciatura in assemblea secondo le maggioranze previste dallo statuto, infatti, non preclude ai soci di percorrere la strada giudiziale. La legge lussemburghese prevede infatti che non si possa impedire a vita a un socio di poter uscire da una compagine azionaria. E dunque il trasferimento delle azioni può essere accordato dal giudice con due livelli di protezione, il diritto di prelazione agli altri soci e un diritto di riscatto da parte della stessa società. Il prezzo del trasferimento delle azioni, se non viene definito consensualmente dalle parti, viene deciso dal giudice. E una volta che le azioni fossero trasferite in una società invece che essere in capo alla persona fisica, si apre la strada alla vendita a terzi della stessa società senza passare dal consenso degli altri soci previsto dallo statuto.
Dunque in base a queste regole i soci di Delfin Rocco Basilico, Luca Del Vecchio e Paola Del Vecchio, avendo ricevuto un diniego dall’assemblea alla loro richiesta, hanno ora 90 giorni di tempo per rivolgersi al giudice lussemburghese con la richiesta di trasferimento delle azioni. Lo faranno? Quanto lunga sarà questa procedura? Difficile dirlo con certezza ma è evidente che la mossa effettuata dai tre soci porta alla luce un malcontento riguardo la governance della Delfin e per il mancato accordo, a tre anni e mezzo dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, sulla successione.
Il governo della Delfin, infatti, per volere del suo fondatore, è totalmente in mano a un board di 5 persone presieduto da Francesco Milleri che è anche presidente e ad di EssilorLuxottica. Un board che non è obbligato a consultarsi con i soci per le operazioni e che potrebbe anche decidere di riscattare eventuali azioni poste in vendita dai soci facendo ricorso ai mezzi propri e all’indebitamento.
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