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“Se scoppia la bolla IA non si salva nessuno”. La paura affossa le Borse

L'inaugurazione di un centro dati di Google in Texas

 

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L’avvertimento del manager di Google, Sundar Pichai, aumenta il nervosismo sui mercati, per il quarto giorno in flessione. Oggi occhi puntati sui conti di Nvidia
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ROMA – Scoppia o non scoppia? Un paio di cose sono certe: in questa ubriacatura globale da Intelligenza artificiale, tra investimenti miliardari e quotazioni stellari, diversi elementi fanno pensare a una bolla. E se alla fine la bolla dovesse esplodere, farebbe parecchio rumore. C’è una certa «irrazionalità» in questo «momento straordinario dell’IA», ha riconosciuto ieri Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet-Google, parlando alla Bbc. E aggiungendo che in caso di scoppio «nessuna società, nemmeno la nostra, sarebbe immune».

La misura dei timori

Sono parole che non tranquillizzano i mercati, ormai da giorni traballanti. Anche ieri, per la quarta seduta in fila, i listini americani hanno perso quota (S&P 500, -0,55…

ROMA – Scoppia o non scoppia? Un paio di cose sono certe: in questa ubriacatura globale da Intelligenza artificiale, tra investimenti miliardari e quotazioni stellari, diversi elementi fanno pensare a una bolla. E se alla fine la bolla dovesse esplodere, farebbe parecchio rumore. C’è una certa «irrazionalità» in questo «momento straordinario dell’IA», ha riconosciuto ieri Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet-Google, parlando alla Bbc. E aggiungendo che in caso di scoppio «nessuna società, nemmeno la nostra, sarebbe immune».

La misura dei timori

Sono parole che non tranquillizzano i mercati, ormai da giorni traballanti. Anche ieri, per la quarta seduta in fila, i listini americani hanno perso quota (S&P 500, -0,55%), trascinandosi dietro quelli globali (Milano, -2,12%). L’indice della volatilità Vix, anche detto termometro della paura, continua a salire. Mentre continua a scivolare il bitcoin, segno che si fugge dal rischio. Campanelli d’allarme tutti riconducibili ad un unico sospetto, cioè che i ritorni che l’Intelligenza artificiale può garantire - almeno nel breve periodo - non giustifichino il fiume di miliardi che Big Tech, ogni altra multinazionale, grandi e piccoli investitori, hanno indirizzato negli ultimi mesi sullo sviluppo degli algoritmi, la costruzione di giganteschi centri dati, il finanziamento di qualunque startup abbia quelle due magiche lettere - IA - nella propria ragione sociale.

Tutti gli occhi su Nvidia

Va detto che vere e proprie notizie negative, negli ultimi giorni, non ce ne sono state. Solo la scelta di alcuni nomi noti, tra cui Peter Thiel e Warren Buffett, di liquidare le proprie partecipazioni nel settore. Ma la tecnologia e i mercati finanziari vivono entrambi di “hype”, di grandi attese, e ai livelli a cui siamo arrivati oggi ci vuole davvero pochissimo per deluderle e rovesciare la narrativa. Siamo già a quel punto? Nelle prossime ore, ancora più che negli ultimi mesi, gli occhi saranno tutti puntati su Nvidia (ieri -2,13%, quasi -10% nell’ultima settimana). È la società simbolo di questa AI-mania, con i suoi formidabili chip per addestrare gli algoritmi e una valutazione decollata a 4.500 miliardi di dollari. È il nodo centrale della rete di investimenti incrociati con cui vecchi e giovani campioni degli algoritmi hanno intrecciato i loro destini: proprio ieri ha annunciato che insieme a Microsoft investirà 15 miliardi anche in Anthropic, principale rivale di OpenAI. Ma oggi sarà lei a presentare i conti, e anche un piccolo decimale sotto le (stellari) aspettative pare destinato a scatenare nuovi ribassi. Per tutti.

Correzione o esplosione?

Detto questo, siccome la storia non si ripete mai, non è per nulla scontato che questo entusiasmo deflagri all’improvviso e si rovesci in disperazione, come fu per l’antica bolla dei tulipani olandesi o quella più recente delle “Dot com”. Potrebbe più semplicemente e gentilmente sgonfiarsi, tornando a livelli e multipli più razionali, mandando gambe all’aria chi è solo apparenza e concentrando risorse su chi ha sostanza. Una salutare correzione insomma, come se ne sono già viste tante.

Non sono in pochi del resto, anche tra chi mette in guardia sul rischio bolla, a sostenere che dietro all’euforia - anche grazie all’euforia - stia crescendo un’innovazione tecnologica epocale, di quelle destinate a dividere un prima e un dopo. Più che una di bolla finanziaria, ha detto il fondatore di Amazon Jeff Bezos, si tratterebbe quindi di una «bolla industriale», destinata a lasciarci quando la polvere si sarà posata qualcosa di concreto e preziosissimo. Ma quanto tempo, quanti miliardi e quanti altri cicli di euforia ci vorranno? Gli scettici fanno notare che mai nella storia così tanti soldi si sono concentrati in così poco tempo su una sola scommessa tecnologica, senza un modello di ricavi noto.

Gli Stati Uniti vivono di IA

Chi ha ragione? Forse se lo chiede anche Trump, o comunque dovrebbe. Tra gli aspetti mai visti di questa corsa all’IA c’è il peso che un singolo settore ha acquisito nell’economia americana. Le società dell’Intelligenza artificiale valgono l’80% dei guadagni registrati dall’indice S&P da inizio anno. I loro investimenti spiegano almeno metà della crescita Usa, se non di più. Se la bolla dovesse scoppiare, o anche solo sgonfiarsi, l’America potrebbe all’improvviso scoprirsi molto meno in forma di quanto creda.

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