Scontro Svizzera-Ubs sulle misure anti-shock. E la banca valuta di spostarsi negli Usa
di Franco ZantonelliNel 2010 i sovranisti svizzeri dell’Unione Democratica di Centro proponevano, a tutela del segreto bancario, che questo venisse inserito nella Costituzione, essendo un patrimonio da tutelare come il Cervino. La montagna è sempre lì ma dal 2017 il segreto bancario è finito e gli Stati esteri possono frugare nel conti delle banche elvetiche. Così come, tra un po’, grazie all’accordo sui dazi al 15% con l’amministrazione Trump, sulle strette strade di montagna della Confederazione vedremo troneggiare il Cybertruck di Tesla, mentre sulle tavole degli svizzeri comparirà il pollo al cloro made in Usa, finora bandito perché il suo lavaggio con la sostanza chimica può contribuire a diffondere germi.
Insomma, non dare mai niente di scontato, neppure …
Nel 2010 i sovranisti svizzeri dell’Unione Democratica di Centro proponevano, a tutela del segreto bancario, che questo venisse inserito nella Costituzione, essendo un patrimonio da tutelare come il Cervino. La montagna è sempre lì ma dal 2017 il segreto bancario è finito e gli Stati esteri possono frugare nel conti delle banche elvetiche. Così come, tra un po’, grazie all’accordo sui dazi al 15% con l’amministrazione Trump, sulle strette strade di montagna della Confederazione vedremo troneggiare il Cybertruck di Tesla, mentre sulle tavole degli svizzeri comparirà il pollo al cloro made in Usa, finora bandito perché il suo lavaggio con la sostanza chimica può contribuire a diffondere germi.
Insomma, non dare mai niente di scontato, neppure nell’apparentemente granitica Svizzera. Nemmeno che Ubs, la principale banca del Paese, possa cambiare sede sociale, trasferendosi negli Stati Unitri. Stando al Financial Times ne hanno discusso, di recente, il Presidente dell’istituto, Colm Kelleher, e il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent. Una prospettiva che è un po’ che si sta facendo strada. Da quando la Presidente della Confederazione e Ministra delle Finanze, Karin Keller-Sutter, ha deciso che la banca guidata dal ceo Sergio Ermotti debba portare il capitale di garanzia delle proprie filiali estere dall’attuale 45% al 100%. Il che significherebbe immobilizzare 23 miliardi di franchi. Un capitale che servirebbe in caso del rischio di un crack, come quello che coinvolse la stessa Ubs nel 2008 e Credit Suisse nel 2023. Il salvataggio delle 2 banche, la seconda delle quali venne assorbita dalla prima, costò alle finanze elvetiche circa 160 miliardi di franchi.
Ubs, attualmente è in buone condizioni, il valore della sua azione è raddoppiato, però la prudenza di Keller-Sutter è comprensibile, anche alla luce degli stress-test condotti quest’anno dalla Bce su oltre un centinaio di istituti di credito Ue, nel timore che l’attuale situazione geopolitica, unita ad altri fattori, possa provocare uno shock bancario, mettendo sul lastrico milioni di risparmiatori.
Tornando al braccio di ferro tra Ubs e Keller-Sutter “nulla indica che la banca abbia stretto un accordo con Washington per spostare la sede sociale negli Stati Uniti, ma tutto lascia pensare che l’idea circoli in un contesto di pressione politica”, ha dichiarato al quotidiano Blick John Plassard, associato di Cité Gestion Private Bank. Plassard ha quindi aggiunto che “il Governo statunitense, nella logica di deregulation sotto Donald Trump, si è mostrato interessato ad accogliere un gigante bancario europeo, ciò che aumenta la forza negoziale di Ubs”.
D’altro canto il leitmotiv secondo cui “Ubs è troppo grande per la Svizzera”, fattosi strada dopo l’acquisizione per soli 3 miliardi di franchi di Credit Suisse, può lasciar credere che la banca possa trovarsi megliotario negli Stati Uniti. “L’economia svizzera- la tesi di Jean-Pierre Diserens, segretario generale della Convention of Independent Financial Advisors -non può permettersi una banca della taglia di Ubs”. La questione dei fondi propri di Ubs è ora all’esame del Parlamento di Berna. Vedremo se la sua decisione farà perdere alla Svizzera un altro pezzo della sua storia.