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Casa, Isee, oro: tra balzelli ed esenzioni, così si ritocca la Finanziaria

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Nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi si è discusso delle proposte alla manovra. Allo studio aggiustamenti che trasformano misure chiave della legge di Bilancio. Il Mef frena
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ROMA – Il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi si è concluso giovedì dopo due ore e un arrivederci alla prossima settimana, per la “riunione conclusiva”. Sul tavolo le proposte per correggere la manovra, anche se su gli interventi il Mef frena e l’imperativo rimane non toccare i conti. Gli aggiustamenti allo studio delle forze di maggioranza trasformerebbero in parte le misure chiave della legge di Bilancio, con impatti su diverse categorie.

Cedolare secca: ritorno a quota 21%. Ampliare esenzioni Isee

Praticamente certa la retromarcia sugli affitti brevi. La manovra, nel testo attuale, alza la cedolare secca dal 21 al 26% per tutte le locazioni brevi su piattaforma. Ma si torna a discutere del ripristino del 21% ai proprietari che affitt…

ROMA – Il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi si è concluso giovedì dopo due ore e un arrivederci alla prossima settimana, per la “riunione conclusiva”. Sul tavolo le proposte per correggere la manovra, anche se su gli interventi il Mef frena e l’imperativo rimane non toccare i conti. Gli aggiustamenti allo studio delle forze di maggioranza trasformerebbero in parte le misure chiave della legge di Bilancio, con impatti su diverse categorie.

Cedolare secca: ritorno a quota 21%. Ampliare esenzioni Isee

Praticamente certa la retromarcia sugli affitti brevi. La manovra, nel testo attuale, alza la cedolare secca dal 21 al 26% per tutte le locazioni brevi su piattaforma. Ma si torna a discutere del ripristino del 21% ai proprietari che affittano una sola casa. Mentre scende da 5 a 3 immobili il limite oltre il quale scatta l’attività di impresa. Si valuta poi un intervento sull’Isee. La manovra esclude dal patrimonio immobiliare la prima casa fino a 91.500 euro di valore catastale, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Ma solo per alcune prestazioni: assegno di inclusione, supporto per la formazione e il lavoro, assegno unico per i figli a carico, bonus nido e bonus nuovi nati. Nel vertice di governo di ieri si è discusso, tra le altre cose, dell’ipotesi di ampliare questa esenzione a 100mila euro o forse 120mila euro per chi vive nelle città metropolitane.

Oro: la tassa sul lingotto riprende corpo

Torna sotto esame la tassa sull’oro, diventata per Forza Italia e Lega una possibile copertura della manovra. I due partiti propongono un affrancamento sull’oro da investimento – definito dalla legge 7/2000: lingotti o placchette sopra 1 grammo e monete d’oro coniate dopo il 1800 – per chi non ha documenti del costo. La proposta FI introduce un’imposta sostitutiva del 13% sul valore al 1° gennaio 2026, da versare entro il 30 settembre anche in tre rate (3% di interesse). La Lega scende al 12,5%, richiede certificazione Oam, istanza formale e assistenza obbligatoria di professionisti. Per i contribuenti, senza prove del costo di acquisto, la vendita oggi è tassata al 26% sull’intero incasso. Secondo le prime stime, il gettito non sarebbe quello indicato da FI e Lega, ovvero 2 miliardi in tre anni. Ma qualche centinaio di milioni, comunque utili per la copertura di piccole misure.

Banche: Irap, mezzo punto in più per gli istituti maggiori

Il pressing della Lega per aumentare il contributo di banche e assicurazioni alle coperture in manovra non si ferma. Nel testo presentato è previsto un aumento dell’Irap di due punti percentuali, dal 4,65 al 6,65%, per banche e altri intermediari finanziari (Sgr e Sim) e dal 5,90 al 7,90% per le assicurazioni, con un maggior gettito stimato di 1,2 miliardi nel 2026 e 1,3 miliardi per ciascuno dei due anni successivi. Allo studio ci sarebbe ora una rimodulazione del contributo a carico delle banche, un ulteriore ritocco al rialzo dello 0,5% (e quindi 2.5 punti di maggiorazione Irap) ma solo per i grandi istituti di credito, salvaguardando quindi quelli medio piccoli. Secondo la Lega le maggiori entrate dovranno servire per finanziare nuove assunzioni di forze dell’ordine e militari, presidiando così la questione sicurezza.

Dividendi, abbassare la soglia delle partecipazioni

Abbassare la soglia della partecipazione detenuta dalla holding in una società “figlia” dal 10% al 5%. In alternativa, prendere in considerazione il valore massimo della quota (1 o 2,5 milioni di euro). Potrebbero cambiare così le regole fiscali sui dividendi delle società. Sul tavolo la modifica dell’articolo 18 del testo bollinato che restringe l’esenzione fiscale sui dividendi alle partecipazioni pari o superiori al 10 per cento. Queste continuerebbero a essere tassate all’1,2% effettivo, considerato che l’imposta del 24% si applica solo sul 5% della cedola ricevuta. Ma i soggetti come le holding familiari, i family office e tutti quelli che detengono partecipazioni finanziarie inferiori alla soglia del 10 per cento, vedrebbero salire l’onere. Senza interventi correttivi, verrebbe meno la cosiddetta partecipation exemption, uno scudo contro la doppia imposizione.

Transizione 5.0: riaperti i vecchi incentivi, ma si guarda all’iperammortamento

In attesa che nel 2026 scattino gli incentivi della “nuova” Transizione 5.0, misura contenuta nella legge di Bilancio, il governo riapre i rubinetti dei “vecchi” aiuti agli investimenti delle imprese. La decisione arriva dopo le proteste delle aziende, rimaste nel limbo dal 7 novembre per l’esaurimento delle risorse del precedente piano 5.0. Un decreto approvato ieri in Consiglio dei ministri fissa il termine definitivo per depositare le domande al 27 novembre. Dopo lo stop ai fondi è arrivato un grande numero di richieste, portando il totale a circa 4 miliardi, uno in più di quelli stanziati. Non è detto però che tutte siano ammissibili. Entro metà dicembre il ministero delle Imprese farà dunque una valutazione definitiva del fabbisogno, considerando solo gli investimenti effettivamente avviati, e si è impegnato a coprire la spesa extra con risorse nazionali ed europee. Alle imprese aventi diritto verrà data la possibilità di scegliere se optare per il vecchio incentivo o per il nuovo, per cui avrebbero una corsia prioritaria. Un emendamento alla legge di Bilancio dovrebbe poi assicurare che la nuova Transizione 5.0 - che avrà la forma di un iperammortamento e in teoria requisiti di accesso meno stringenti - parta subito, dal primo gennaio, senza bisogno di ulteriori decreti attuativi. Il presidente di Confindustria Orsini giudica «positivo» il «passo indietro» del governo, ma chiede che i termini per accedere al vecchio incentivo siano estesi fino al 31 dicembre.

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