Dati personali, Google dirà la verità su come i suoi servizi si scambiano informazioni sensibili
di Aldo FontanarosaROMA – Entro 6 mesi, milioni di persone in Italia vedranno cambiare la schermata di Google che ci propone di collegare il motore di ricerca “ad altri servizi” della piattaforma (come Google Maps o YouTube).
Non è un semplice ritocco grafico, al contrario. Una decisione del Garante dei consumatori (l’Antitrust italiano) impone a Google di rendere più chiaro e meno pressante il modo in cui reclama il consenso all’uso dei nostri dati personali.
Un uso incrociato perché i diversi servizi della piattaforma – inclusi quelli di intelligenza artificiale come Gemini – se li scambiano e li combinano. In questo modo, individuano i nostri gusti e le abitudini di navigazione precisando il nostro profilo.
Da luglio 2024 il Garante ha acceso un faro sulla schermata che Google ha introdotto – un po’ a denti stretti – per rispettare il Digital Markets Act. E’ il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme di chiedere un sì esplicito prima di combinare i dati tra i vari servizi. Una scherm…
ROMA – Entro 6 mesi, milioni di persone in Italia vedranno cambiare la schermata di Google che ci propone di collegare il motore di ricerca “ad altri servizi” della piattaforma (come Google Maps o YouTube).
Non è un semplice ritocco grafico, al contrario. Una decisione del Garante dei consumatori (l’Antitrust italiano) impone a Google di rendere più chiaro e meno pressante il modo in cui reclama il consenso all’uso dei nostri dati personali.
Un uso incrociato perché i diversi servizi della piattaforma – inclusi quelli di intelligenza artificiale come Gemini – se li scambiano e li combinano. In questo modo, individuano i nostri gusti e le abitudini di navigazione precisando il nostro profilo.
Da luglio 2024 il Garante ha acceso un faro sulla schermata che Google ha introdotto – un po’ a denti stretti – per rispettare il Digital Markets Act. E’ il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme di chiedere un sì esplicito prima di combinare i dati tra i vari servizi. Una schermata che presentava diversi problemi.
La posta in gioco
La schermata parlava di “collegare i servizi”, ma non spiegava con sufficiente chiarezza che la vera posta in gioco era l’uso combinato dei dati personali dell’utente: le ricerche effettuate, i video guardati, le app utilizzate.
Mostrava solo l’elenco dei grandi servizi della piattaforma - come il motore di ricerca, YouTube o il Play Store – senza specificare che molti altri servizi Google, pur non elencati, risultavano collegati e avrebbero condiviso i dati.
Non metteva poi abbastanza in evidenza la possibilità di dare un sì “a pezzi”, collegando solo alcuni servizi e non tutti. Nel frattempo, bloccava temporaneamente Google Search finché l’utente non sceglieva, creando una forte pressione a decidere in fretta; ed enfatizzava troppo il rischio di perdita di funzionalità in caso di diniego del consenso. In sintesi, secondo l’Autorità, la scelta non era abbastanza informata né libera.
Quattro cambiamenti
Per chiudere il caso senza una multa, Google ha presentato una serie di impegni dettagliati che il Garante rende obbligatori e che dovranno essere attuati entro sei mesi.
Per le persone comuni, le novità sono quattro: una maggiore chiarezza sui dati utilizzati, più trasparenza sui servizi coinvolti, più controllo e personalizzazione della scelta, meno pressione nel momento in cui si decide.
Sul fronte della chiarezza, la nuova schermata espliciterà fin dalle prime righe che, se accettiamo di collegare i servizi, questi condivideranno i dati personali tra loro usandoli in modo combinato, ad esempio per personalizzare risultati, annunci e servizi.
Non è una funzione tecnica
L’utente capisce finalmente che non sta solo attivando una funzione tecnica, ma autorizzando la combinazione di informazioni sensibili sul proprio comportamento digitale.
Anche la trasparenza sui servizi coinvolti viene rafforzata. Oggi la schermata mostra solo un elenco di grandi servizi come Ricerca, YouTube, Play, Maps, Chrome, Pubblicità, Shopping. In realtà Google dispone di molti altri servizi che possono scambiarsi dati.
Con i nuovi impegni, nella parte centrale della schermata comparirà una frase che chiarisce che i servizi non elencati sono comunque collegati tra loro. Un link porterà a una pagina con l’elenco completo di tutti questi altri servizi, in modo che l’utente possa vedere con precisione l’intero perimetro del collegamento.
Tutto o niente
Un altro nodo riguarda la possibilità di personalizzare il consenso. Finora chi si trovava davanti alla scelta era di fatto portato a decidere tra “tutto collegato” o “niente collegato”, mentre la personalizzazione era meno visibile e meno intuitiva.
Con le modifiche previste, il pulsante “Altre opzioni” diventerà “Scegli i servizi”, una formula molto più chiara. Accanto comparirà un testo. Ricorderà che è possibile una scelta personalizzata su quali servizi collegare; e che la persona può cambiare idea in qualsiasi momento, accedendo alla pagina delle impostazioni dell’account, raggiungibile anche da un indirizzo breve dedicato.
Perfino l’opzione attuale “Seleziona tutto” cambierà nome, diventando “Seleziona o deseleziona tutto”, per chiarire che con un solo tocco si può anche togliere il consenso a tutti i collegamenti, e non solo concederlo.
Le perdite di funzionalità
La pressione sulla scelta viene inoltre attenuata. L’Antitrust non accettava che Google Search si bloccasse finché l’utente non prendeva una decisione e che i messaggi insistessero molto sulle possibili perdite di funzionalità, con il rischio di spingere le persone verso il sì.
Con i nuovi impegni, nei pop-up che precedono la schermata principale comparirà un messaggio esplicito: l’utente non è obbligato a scegliere subito e, se non decide, la richiesta verrà riproposta più avanti.
Il numero di rinvii possibili sarà allineato, e su Search, YouTube e Play si potrà rimandare fino a tre volte. Inoltre, nella schermata principale, nelle pagine di approfondimento e nelle impostazioni verrà precisato che, se i servizi non sono collegati, la maggior parte delle funzionalità continuerà a funzionare normalmente e solo alcune funzioni, basate sulla condivisione dei dati, potranno essere limitate o assenti. In questo modo si riduce la sensazione di “ricatto” (“se non accetti, smette di funzionare tutto”) e si concede alle persone più tempo per riflettere.
Le preferenze del passato
Le novità non sono limitate alle scelte future. Google si è impegnata a tornare anche su chi ha già cliccato in passato, sia per chi ha detto sì, sia per chi ha detto no. Gli utenti che hanno effettuato l’accesso con un account italiano riceveranno una e-mail standard che ricorda la scelta fatta.
Il messaggio riassumerà i punti chiave: il fatto che la richiesta discende dal Digital Markets Act, che i servizi collegati possono condividere dati personali anche con altri servizi Google, che è sempre possibile personalizzare il collegamento e che, se non si collega, la maggior parte delle funzioni resta comunque disponibile.
Nell’e-mail saranno presenti link diretti al testo del DMA (il regolamento europeo), all’elenco dei servizi non “core platform” (non fondamentali), all’informativa privacy di Google e, soprattutto, alla pagina in cui si possono modificare le impostazioni di collegamento tra i servizi. Per molti utenti questo significherà avere un promemoria concreto e un canale semplice per rivedere decisioni prese magari in fretta.
Entro 180 giorni dalla notifica del provvedimento il gruppo dovrà dimostrare di aver attuato tutte le modifiche promesse. Se gli impegni non venissero rispettati, l’Autorità potrebbe riaprire il procedimento, infliggere una sanzione amministrativa che va da diecimila a dieci milioni di euro e, nei casi più gravi di reiterata inottemperanza, arrivare persino a sospendere l’attività d’impresa per un periodo fino a trenta giorni.