Golden power, la mano tesa di Ursula a Meloni: l’Ue sceglie la strada più soft sul dossier banche
di Giovanni PonsMILANO – Ursula von der Leyen dà una mano a Giorgia Meloni sul dossier banche. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione Ue è infatti la misura più morbida che il governo italiano si potesse aspettare dopo aver fermato, con il golden power, l’offerta pubblica di Unicredit sul Banco Bpm. La procedura ex art. 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni, invece, annunciato con una lettera di 56 pagine il 14 luglio scorso e che avrebbe potuto determinare una revoca del Dpcm emesso dal governo il 18 aprile, è stato di fatto congelata dalla presidente della Commissione.
Von der Leyen non ha infatti firmato la decisione definitiva anche se gli uffici della DgComp avevano concluso il loro iter lavorando ventre a terra su …
MILANO – Ursula von der Leyen dà una mano a Giorgia Meloni sul dossier banche. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione Ue è infatti la misura più morbida che il governo italiano si potesse aspettare dopo aver fermato, con il golden power, l’offerta pubblica di Unicredit sul Banco Bpm. La procedura ex art. 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni, invece, annunciato con una lettera di 56 pagine il 14 luglio scorso e che avrebbe potuto determinare una revoca del Dpcm emesso dal governo il 18 aprile, è stato di fatto congelata dalla presidente della Commissione.
Von der Leyen non ha infatti firmato la decisione definitiva anche se gli uffici della DgComp avevano concluso il loro iter lavorando ventre a terra su un provvedimento molto solido dal punto di vista giuridico. E che la commissaria Teresa Ribera era pronta a firmare. Tanto che nei corridoi di Bruxelles si parla apertamente di una furiosa lite tra von der Leyen e le due commissarie Ribera e Maria Luis Albuquerque, titolare della divisione Servizi finanziari, che sostenevano la necessità di un intervento ex art. 21.
A favorire lo stop imposto da von der Leyen sarebbe stato anche il fatto che Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, a fine luglio ha ritirato la sua offerta su Banco Bpm, rendendo meno stringente la questione. E anche il fatto che in caso di richiesta di revoca del Dpcm, con una decisione definitiva, la banca italiana avrebbe potuto rivalersi chiedendo un risarcimento al governo italiano.
Difficile comunque definire con precisione i contorni dell’accordo von der Leyen-Meloni. Di certo c’è che i 24 voti di Fratelli d’Italia nel Parlamento europeo, facenti parte del gruppo Ecr (Conservatori e riformisti europei), sono andati spesso in soccorso dell’esecutivo di Ursula quando si sono messe ai voti questioni specifiche dove la maggioranza era in bilico. Una sorta di serbatoio di riserva per von der Leyen cui evidentemente non aveva voglia di privarsi a causa di un provvedimento sulle banche. Il livello politico ha dunque prevalso, anche se questa decisione rischia di minare alle fondamenta l’esistenza stessa della Ue, che ha sempre dichiarato di voler favorire il processo di concentrazione delle banche comunitarie.