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Manovra, responsabilità diretta dei medici per i danni ai pazienti. L’Ordine: “Si rischia la fuga”

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L’emendamento della senatrice Biancofiore accende le polemiche tra i professionisti della salute. Poi una nota del partito di Lupi butta acqua sul fuoco: “Siamo assolutamente contrari all'emendamento, che non è stato presentato dal partito”
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ROMA – Via lo scudo della colpa grave, si chiude l’ombrello delle aziende sanitarie. La responsabilità civile per gli eventuali errori, e quindi i danni ai pazienti, ricade tutta sulle spalle dei medici. È lo scenario che si aprirebbe se passasse l’emendamento alla manovra 2026 segnalato e firmato dalla senatrice Micaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia-Udc-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-Maie-Centro Popolare. Una proposta che fa saltare dalla sedia il presidente dei medici italiani, Filippo Anelli, che lancia l’allarme: “Si rischia la fuga in massa del personale sanitario verso altri Paesi. Le strutture – attacca – diventerebbero cattedrali nel deserto”. L’unica soluzione praticabile, secondo Anelli, è il ritiro dell’emendamento. Senza se e senza ma. Del resto anche il partito Noi Moderati, che al senato è parte del gruppo misto presieduto da Biancofiore, con una nota del responsabile Salute, Andrea Costa, prende le distanze dalla …

ROMA – Via lo scudo della colpa grave, si chiude l’ombrello delle aziende sanitarie. La responsabilità civile per gli eventuali errori, e quindi i danni ai pazienti, ricade tutta sulle spalle dei medici. È lo scenario che si aprirebbe se passasse l’emendamento alla manovra 2026 segnalato e firmato dalla senatrice Micaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia-Udc-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-Maie-Centro Popolare. Una proposta che fa saltare dalla sedia il presidente dei medici italiani, Filippo Anelli, che lancia l’allarme: “Si rischia la fuga in massa del personale sanitario verso altri Paesi. Le strutture – attacca – diventerebbero cattedrali nel deserto”. L’unica soluzione praticabile, secondo Anelli, è il ritiro dell’emendamento. Senza se e senza ma. Del resto anche il partito Noi Moderati, che al senato è parte del gruppo misto presieduto da Biancofiore, con una nota del responsabile Salute, Andrea Costa, prende le distanze dalla misura e dice di essere “assolutamente contrario”.

Il provvedimento

Nella proposta della senatrice si legge: "L'esercente la professione sanitaria che, nell'esercizio dell'attività svolta all'interno di una struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, cagiona un danno al paziente risponde in via principale del proprio operato a titolo di responsabilità contrattuale". La stessa struttura viene chiamata in causa solo qualora "non abbia assicurato un'adeguata organizzazione del servizio sanitario e assistenziale". Oppure nel caso in cui "non abbia fornito al personale dispositivi e attrezzature idonei". O, ancora, se dovessero mancare le autorizzazioni previste. Insomma: solo se ci fossero falle evidenti nell’organizzazione.

L’Ordine

Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici punta il dito contro la misura, perché ha poco a che fare con la legge di bilancio (“è inconferente”) e, ragiona Anelli, "riporterebbe la materia indietro di anni luce". Anzi: “Cancellerebbe con un colpo di spugna tutta la legislazione degli ultimi dieci, riportando le lancette indietro a prima della legge Gelli-Bianco, che risale al 2017". Ovvero la normativa che “aveva finalmente reso extracontrattuale la responsabilità civile del personale sanitario, limitandola – appunto – alla sola colpa grave”. Se la proposta Biancofiore diventasse legge, invece, la struttura sanitaria di turno risponderebbe soltanto “in pochi casi marginali, e anche in questi può comunque rivalersi sul medico", annota Anelli.

"Siamo al paradosso per cui – conclude – mentre da un lato il governo si impegna sullo scudo penale e sulla revisione organica della materia partendo dai lavori della commissione D'Ippolito, per restituire serenità al medico, dall'altro, con un singolo emendamento, si vuole far diventare il medico il principale bersaglio delle richieste di risarcimento, sollevando le strutture”. La strada maestra è una, per i medici: il ritiro dell’emendamento per evitare la “fuga” dei professionisti della salute. Soprattutto dalle strutture pubbliche.

La difesa della senatrice

L’autrice dell’emendamento rimanda al mittente le critiche. E rincara la dose: "Trovo maldestro e inopportuno il tentativo di alcuni sindacati del settore medico-sanitario di coinvolgere la maggioranza su un emendamento a mia firma, di cui – riconosce Biancofiore – mi assumo la responsabilità e che confermo essere a mio parere di buon senso. Provengo da una famiglia che esprime cinque medici tra primari, medici di base e ortopedici, quindi non poteva essere in alcun modo nelle mie intenzioni scagliarmi contro la categoria ma anzi esaltarne le eccellenze di questo Paese, che sono la stragrande maggioranza di contro i soliti quattro furbi incoscienti che gettano discredito sugli altri".

"Peraltro, il mio leitmotiv politico da sempre è che alcune categorie di professionisti, come appunto i medici, gli operatori sanitari, le forze dell'ordine e di polizia, gli insegnanti, che sono l'architrave del Paese, dovrebbero essere retribuiti il triplo per il servizio impareggiabile reso alla collettività e non farli scappare all'estero, dove nel caso del medico, per esempio, vi è l'obbligo dell'assicurazione per le responsabilità soggettive e nessuno batte occhio”. Parole di Biancofiore.

Oltre a rivendicare la paternità dell’emendamento, la senatrice invita a non coinvolgere il governo nelle polemiche: “Non ne era informato, visto che esecutivo e legislativo sono due poteri diversi”. Poi torna a spiegare la bontà della sua proposta, provando a “interpretare l'esasperazione di quei cittadini che sono, ahimè, rimasti vittime di errori clamorosi causati da medici sprovveduti. Per fortuna una parte minimale che non deve incidere sulla credibilità e affidabilità della stragrande maggioranza. A chi, per esempio, è stato asportato il rene sano e non quello malato, o è stata operata una gamba invece che l'altra o peggio è stato operato senza che vi fosse necessità, cosa rispondiamo? Come giustificano i sindacati? La risposta sensata dovrebbe essere per loro: la responsabilità è dell'ospedale dove è accaduto il tragico errore?".Secondo gli addetti ai lavori, sarebbero proprio questi i casi di colpa grave già previsti dalla legge del 2017.

Il dietrofront

In serata, si diceva, a spegnere le polemiche arriva una nota del responsabile Sanità di Noi Moderati, Andrea Costa. "Siamo assolutamente contrari all'emendamento, che non è stato presentato dal partito". La proposta resta sul tavolo, però. E il caso diventa politico. Anche nella maggioranza di governo.

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