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Palombella sull’ex Ilva: “Taranto si può salvare, ora lo Stato trovi i soldi necessari”

Rocco Palombella, il numero uno della Uilm è anche ex dipendente dell’Ilva di Tarant

 

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Intervista al segretario della Uilm: “Invitalia rientri in gioco con la premier nel ruolo di regista. Acciaierie e clienti come Fincantieri possono essere interessati”
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Rocco Palombella, segretario della Uilm, il governo ha messo altri 108 milioni per l’ex Ilva per la gestione degli impianti fino a fine febbraio, e vi ha riconvocato per il 28 novembre. È sufficiente per voi per la ripresa di un confronto?
«No, la situazione economica e finanziaria dell’ex Ilva è al collasso e il piano di cui si parla non è un piano di rilancio, ma di chiusura, a partire dal primo marzo. Urso ha fallito, Meloni ne deve prendere atto. Ci confronteremo quando la regia del dossier passerà in mano a Palazzo Chigi e con un nuovo piano che preveda la creazione di una task force pubblica, lo stanziamento di risorse adeguate e un percorso chiaro».

Cosa succederà il primo marzo?
«Secondo Urso le Acciaierie verrebbero affidate al nuovo acquirente».

Quello che aspettavate da tempo….
«Si, ma l’acquirente è un fantasma, non si capisce chi sia e noi abbiamo dubbi sul fatto che esista. Come può essere segreto un soggetto che compra una delle più grandi gruppi europei dell’acciaio?».

Pe…

Rocco Palombella, segretario della Uilm, il governo ha messo altri 108 milioni per l’ex Ilva per la gestione degli impianti fino a fine febbraio, e vi ha riconvocato per il 28 novembre. È sufficiente per voi per la ripresa di un confronto?
«No, la situazione economica e finanziaria dell’ex Ilva è al collasso e il piano di cui si parla non è un piano di rilancio, ma di chiusura, a partire dal primo marzo. Urso ha fallito, Meloni ne deve prendere atto. Ci confronteremo quando la regia del dossier passerà in mano a Palazzo Chigi e con un nuovo piano che preveda la creazione di una task force pubblica, lo stanziamento di risorse adeguate e un percorso chiaro».

Cosa succederà il primo marzo?
«Secondo Urso le Acciaierie verrebbero affidate al nuovo acquirente».

Quello che aspettavate da tempo….
«Si, ma l’acquirente è un fantasma, non si capisce chi sia e noi abbiamo dubbi sul fatto che esista. Come può essere segreto un soggetto che compra una delle più grandi gruppi europei dell’acciaio?».

Perché non vi presenterete il 28 al Mimit?
«Sono state convocate le strutture sindacali di Genova e Taranto dal Mimit, un fatto grave. Fim, Fiom e Uilm vogliono affrontare la questione nel suo insieme, non a pezzi. È inutile andare di nuovo al Mimit: Urso ha creato questa situazione e non ha un piano B».

Se Meloni dovesse far finta di nulla?
«Ci faremo sentire».

Alla fine, con due altiforni, si potrebbe arrivare a una produzione di 4 milioni di tonnellate all’anno dall’attuale uno. Una cifra interessante

Quale soggetto pubblico dovrebbe intervenire?
«Invitalia, sotto la regia di Palazzo Chigi e con il contributo dei commissari. Solo così ci può essere una messa in sicurezza degli impianti, un vero processo di decarbonizzazione e una ripartenza delle attività senza il rischio di chiusure».
A Taranto la situazione degli impianti è però precaria. Girano al minimo e non appena si sale si rischiano indicenti. Non bisognerebbe prendere atto che l’attività non può più andare avanti?
«Non è così. L’Afo 2 ha subito degli importanti lavori di manutenzione, profondi, con il cambio del crogiolo. Non ci sono più rischi. Si potrà quindi fermare l’Afo4 per altrettanti interventi che dureranno alcuni mesi. Alla fine, con questi due altiforni, si potrebbe arrivare a una produzione di 4 milioni di tonnellate all’anno dall’attuale uno. Una cifra interessante, mentre l’Afo1 è sempre sotto sequestro giudiziario. Bisogna crederci, bisogna che il governo ci metta i soldi, bisogna che ci sia una regia pubblica e che si tolga di mezzo il piano di Urso».

Invitalia ha già fatto parte della compagine societaria dell’Acciaierie e non è stato un successo. Perché dovrebbe rientrare?
«Perché ora sarebbe lei a governare, non gli indiani di Mittal relegando Invitalia, quindi la parte pubblica, a puro spettatore».

I commissari hanno tentato di portare avanti un’operazione disperata, con risorse che arrivavano a singhiozzo e senza la possibilità di prendere decisioni. Più di tanto non potevano

Anche i commissari dovrebbero cambiare?
«Hanno tentato di portare avanti un’operazione disperata, con risorse che arrivavano a singhiozzo e senza la possibilità di prendere decisioni. Più di tanto non potevano fare. Dovrebbero essere messi nelle condizioni di agire».

Cosa non ha funzionato nell’ultimo anno?
«Urso ha creduto negli Azeri di Baku Steel, che non hanno mai preso impegni vincolanti e ponevano come condizione il rigassificatore a Taranto, senza però riuscire a chiudere la partita. Il ministero, come invece ha fatto a Piombino, non ha avuto la capacità di mediare e richiamare tutti alle proprie responsabilità».

Gli Azeri si sono ritirati, altri pretendenti e i gruppi italiani non hanno mai mostrato interessi, Quali privati dovrebbero affacciarsi per sostituirsi al pubblico una volta che l’ex Ilva sarà riportata sui giusti binari?
«Noi pensiamo che l’interesse ci possa essere, anche di diversi gruppi italiani, tra acciaierie e utilizzatori finali, come Fincantieri. Il governo deve però presentare un piano forte, anche a livello economico e finanziario, di recupero. Se ci fosse, molti soggetti che utilizzano i prodotti dell’ex Ilva, potrebbero farsi avanti, in un momento in cui tra dazi e crisi geopolitiche, avere un forte produttore nazionale farebbe comodo all’Italia e all’Europa».

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