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Bolla o crescita? “Dati solidi e tassi più bassi nel 2026 per mantenere la rotta sui mercati”

(afp)

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Per gli esperti di Ubs, la domanda di potenza di calcolo sosterrà gli utili delle società tech. E le banche centrali, Fed in testa, daranno fiato agli investimenti
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In fisica esiste un concetto chiamato “velocità di fuga”. Indica la velocità minima necessaria a un oggetto per liberarsi dall’attrazione gravitazionale di un corpo massiccio senza ulteriore propulsione. Raggiunto tale valore l’oggetto può proseguire sulla propria strada, altrimenti viene attratto dal corpo.

La grande scommessa del 2026 sui mercati sarà capire se la combinazione di innovazione nell’intelligenza artificiale, una maggiore spesa fiscale da parte dei Paesi e politiche monetarie più accomodanti potranno dare alle Borse la spinta necessaria per liberarsi dalla zavorra del debito, della demografia e della deglobalizzazione. E accelerare così verso una nuova era di crescita.

L’IA, protagonista indiscussa del 2026

Anche nel 2026, l’IA sarà una delle protag…

In fisica esiste un concetto chiamato “velocità di fuga”. Indica la velocità minima necessaria a un oggetto per liberarsi dall’attrazione gravitazionale di un corpo massiccio senza ulteriore propulsione. Raggiunto tale valore l’oggetto può proseguire sulla propria strada, altrimenti viene attratto dal corpo.

La grande scommessa del 2026 sui mercati sarà capire se la combinazione di innovazione nell’intelligenza artificiale, una maggiore spesa fiscale da parte dei Paesi e politiche monetarie più accomodanti potranno dare alle Borse la spinta necessaria per liberarsi dalla zavorra del debito, della demografia e della deglobalizzazione. E accelerare così verso una nuova era di crescita.

L’IA, protagonista indiscussa del 2026

Anche nel 2026, l’IA sarà una delle protagoniste indiscusse delle vicende di mercato. Basti pensare che oggi l’intero settore dell’informatica vale il 28% dell’indice azionario globale MSCI AC World.

«I risultati positivi e le solide prospettive di Nvidia, rafforzano la nostra convinzione nella crescita dell’intelligenza artificiale, con una domanda di potenza di calcolo che rimane molto forte», racconta Mark Haefele, chief investment officer global wealth management. A loro volta, gli ingenti investimenti e l’accelerazione nell’adozione della tecnologia sosterranno la corsa dei titoli a essa legati.

La spinta dai governi e dalle banche centrali

Il sentiment degli investitori sarà poi alimentato da politiche fiscali più accomodanti. «Difficilmente le grandi economie vareranno importanti tagli di spesa o aumenti delle tasse, che sono politicamente difficili», interviene Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs WM in Italia.

«È più probabile, invece, che si avvicini un altro periodo di “repressione finanziaria”, cioè politiche che mantengono i tassi di interesse artificialmente bassi, rendendo i costi di prestito più gestibili». In questo modo, si stimolano gli investimenti e la macchina prende fiato. Il prezzo da pagare? Rendimenti obbligazionari più contenuti che potrebbero far storcere il naso a qualche investitore

Dalle banche centrali arriva l’ultima spinta ai mercati per il 2026. Ubs prevede che la Federal Reserve attuerà altri due tagli dei tassi di interesse entro la fine del primo trimestre dell’anno prossimo, orientandosi verso una politica monetaria neutrale. La Bce, invece, dovrebbe aver raggiunto il tasso terminale e mantenere invariata la propria politica nei prossimi mesi.

Preoccupano debito, demografia e deglobalizzazione, ma non la geopolitica

Nello scenario delineato dagli esperti, queste tre grandi forze motrici dovranno fare i conti con altrettanti fattori di rischio, che potrebbero incidere sulla volatilità dei mercati: il debito pubblico che sale in quasi tutte le economie avanzate, le politiche commerciali che trasformano i rapporti tra gli Stati, proiettandoli verso un mondo sempre meno globalizzato, e l’invecchiamento della popolazione nei mercati più dinamici, gettando le basi per opportunità di investimento in nuovi settori.

Le notizie geopolitiche, invece, sembrano destare minor preoccupazione: il loro impatto sui listini, anche nei casi più violenti, ha sempre avuto breve durata.

Una visione costruttiva

Nonostante gli elementi di incertezza, le prospettive di Haefele e del suo team rimangono ottimisti. «Prevediamo che i titoli azionari statunitensi saranno sostenuti dall’aumento degli utili, da un’economia resiliente e da tassi più bassi. Finché questi fattori continueranno a persistere, i mercati saranno ben posizionati per consolidare i guadagni ottenuti quest’anno».

Opportunità dalla Cina alla longevità

La posizione di Ubs, dunque, resta costruttiva, soprattutto sull’azionario. Nel recente rapporto Year Ahead 2026, la banca nota come le condizioni economiche favorevoli dovrebbero sostenere le azioni globali, consentendo un balzo pari a circa il 15% entro l’anno. A livello di settori l’attenzione ricade, indubbiamente, sui titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale, ma anche alla longevità, all’elettrificazione e alle risorse naturali. A questi trend strutturali Ubs raccomanda di «destinare fino al 30% di un portafoglio azionario diversificato».

Quanto alla geografia, gli esperti consigliano di guardare anche verso Oriente. Il settore tecnologico cinese, sostiene il rapporto, si distingue come «una delle principali opportunità a livello globale. La forte liquidità, i flussi al dettaglio e gli utili previsti in aumento al 37% nel 2026 dovrebbero sostenere il momentum delle azioni cinesi».

Ecco dunque che un’esposizione più ampia all’Asia, in particolare a India e Singapore, potrebbe fornire ulteriori vantaggi agli investitori in cerca di diversificazione.

Completa il quadro il settore valutario. Le sforbiciate ai tassi della Fed potrebbero mettere ulteriore pressione al dollaro Usa, a vantaggio dell’euro, della moneta australiana e della corona norvegese.

Proseguirà la corsa?

E dunque, riusciranno le tre forze ad alimentare la corsa dei mercati? La risposta la darà il tempo, ma per il momento i presupposti non mancano. «Nonostante le valutazioni elevate, rimaniamo costruttivi sull’azionario», conclude Ramenghi. «L’esperienza insegna che uscire troppo presto dalle Borse solo per via di valutazioni elevate spesso si è rivelato penalizzante: ad esempio, nel 1995 le valutazioni erano già alte, ma da lì a marzo 2000 il Nasdaq è aumentato diverse volte».

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