Da porto franco del mondo cripto a possibile epicentro di una scossa che potrebbe propagarsi ben oltre il mondo delle valute digitali con conseguenze sulla finanza globale. In una anticipazione del Financial Stability Review la Bce punta i riflettori sulle stablecoin, che secondo la Banca Centrale «possono rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria, a causa delle loro vulnerabilità intrinseche e della loro interconnessione con la finanza tradizionale».
Una ricchezza da 280 miliardi
Gli economisti di Francoforte partono innanzitutto da una fotografia dell’esistente: la capitalizzazione complessiva delle stablecoin, valute digitali il cui valore è agganciato a una valuta tradizionale, solitamente il dollaro, oggi tocca i 280 miliardi di dollari. Di questi, 180 miliardi – il 63% - è riferito alla stablecoin di Tether (Usdt) e 75 miliardi – il 26% - a quella della statunintense Circle (Usdc). Oggi la diffusione in Europa è ancora molto ridotta ma il loro ancoraggio al dollaro…
Da porto franco del mondo cripto a possibile epicentro di una scossa che potrebbe propagarsi ben oltre il mondo delle valute digitali con conseguenze sulla finanza globale. In una anticipazione del Financial Stability Review la Bce punta i riflettori sulle stablecoin, che secondo la Banca Centrale «possono rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria, a causa delle loro vulnerabilità intrinseche e della loro interconnessione con la finanza tradizionale».
Una ricchezza da 280 miliardi
Gli economisti di Francoforte partono innanzitutto da una fotografia dell’esistente: la capitalizzazione complessiva delle stablecoin, valute digitali il cui valore è agganciato a una valuta tradizionale, solitamente il dollaro, oggi tocca i 280 miliardi di dollari. Di questi, 180 miliardi – il 63% - è riferito alla stablecoin di Tether (Usdt) e 75 miliardi – il 26% - a quella della statunintense Circle (Usdc). Oggi la diffusione in Europa è ancora molto ridotta ma il loro ancoraggio al dollaro da garanzia di stabilità secondo la Bce può rivelarsi anche una arma a doppio taglio.
Il primo rischio evidenziato da Francoforte «è la perdita di fiducia degli investitori nella possibilità di essere rimborsati al valore nominale. Questa perdita di fiducia può contemporaneamente innescare una corsa agli sportelli e causare un evento di de-pegging». In sostanza il pericolo è che i detentori possano precipitarsi tutti insieme a richiedere indietro il proprio denaro, facendo perdere alle stablecoin il proprio peg, cioè il suo valore alla pari con il dollaro. Ma anche se le stablecoin hanno guadagnato un ruolo cruciale nell’ecosistema cripto, la Bce mette in guardia sulle ripercussioni di un possibile shock nella finanza tradizionale. A garantire la solidità di delle valute di Tether e Circle ci sono infatti le massicce riserve custodite dalle società. Riserve che però sono investite in gran parte in buoni del Tesoro Usa. Nel caso di Tether i numeri sono imponenti: la società guidata da Paolo Ardoino è il secondo detentore di titoli dopo la Cina, con in mano 50 miliardi di Treasuries.
Rischio sulle riserve
«Una corsa agli sportelli di queste stablecoin potrebbe innescare una svendita delle loro riserve, con conseguenti ripercussioni sul funzionamento dei mercati dei titoli del Tesoro statunitensi», avverte la Bce. Ciò potrebbe rappresentare «un rischio significativo se le stablecoin e le relative riserve continuassero a crescere rapidamente, con alcune proiezioni che suggeriscono che la capitalizzazione di mercato potrebbe raggiungere i 2.000 miliardi di dollari entro il 2028». Questi rischi, avverte la Banca centrale, potrebbero diventare «particolarmente gravi se persistessero gli attuali livelli estremi di concentrazione, con due soli emittenti che rappresentano circa il 90% di tutte le stablecoin in circolazione. Di conseguenza, aggiunge la Banca Centrale «il fallimento di una sola entità potrebbe avere un impatto diffuso, anche in assenza di una crisi sistemica delle stablecoin».