ROMA – Cresce il patrimonio, ma non l’investimento in “casa Italia”. Le Casse di previdenza chiudono il 2024 con un attivo record — 125,1 miliardi di euro — e con conti previdenziali in miglioramento, ma la quota dei loro portafogli destinata all’economia italiana non aumenta: sale di poco il peso di Btp e imprese italiane, mentre scende l’immobiliare. Anzi, arretra leggermente, nonostante il pressing del governo Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché una parte più ampia dei risparmi dei professionisti resti nel Paese.
È il quadro che emerge dal Rapporto Covip sugli investimenti delle Casse di previdenza, presentato oggi alla Camera dal presidente Mario Pepe, che fotografa ogni anno come medici, avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e altre categorie impiegano le proprie risorse previdenziali.
ROMA – Cresce il patrimonio, ma non l’investimento in “casa Italia”. Le Casse di previdenza chiudono il 2024 con un attivo record — 125,1 miliardi di euro — e con conti previdenziali in miglioramento, ma la quota dei loro portafogli destinata all’economia italiana non aumenta: sale di poco il peso di Btp e imprese italiane, mentre scende l’immobiliare. Anzi, arretra leggermente, nonostante il pressing del governo Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché una parte più ampia dei risparmi dei professionisti resti nel Paese.
È il quadro che emerge dal Rapporto Covip sugli investimenti delle Casse di previdenza, presentato oggi alla Camera dal presidente Mario Pepe, che fotografa ogni anno come medici, avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e altre categorie impiegano le proprie risorse previdenziali.
Patrimonio record e conti in attivo
L’attivo complessivo delle Casse raggiunge nel 2024 125,1 miliardi, quasi dieci in più rispetto al 2023 (+9,8%), pari al 5,7% del Pil. Un settore in salute, che in dieci anni ha aumentato le proprie disponibilità di 53 miliardi, crescendo a una media del 5,7% annuo. Ma si conferma anche la forte concentrazione: le prime cinque Casse — Enpam, cassa Forense, Inarcassa (ingegneri e architetti), cassa Dottori commercialisti e Enasarco (agenti e rappresentanti) — controllano tre quarti del patrimonio, con Enpam (medici e odontoiatri) da sola al 23,6%.
Anche la gestione previdenziale continua a generare avanzi importanti. Nel 2024 i contributi incassati arrivano a 14,2 miliardi, le prestazioni a 9,8, e il saldo sale a 4,4 miliardi. La platea conta 1,746 milioni di iscritti e 533 mila pensionati. L’anno è stato inoltre molto favorevole sui mercati, con una redditività media del 7%, che ha contribuito in modo significativo all’incremento del patrimonio.
L’Italia non guadagna spazio nei portafogli
È analizzando la composizione degli investimenti che si coglie il nodo politico ed economico. Gli investimenti “domestici” — che includono titoli di Stato italiani, obbligazioni e azioni di imprese nazionali, immobili e fondi immobiliari italiani — passano in valore da 43,9 a 48,1 miliardi, ma in proporzione al patrimonio scendono dal 38,6% al 38,4%. Una quota definita da Covip «in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al 2023, sostanzialmente stabile». L’Italia cresce quindi in termini assoluti (4 miliardi in più), ma meno del resto del mondo.
La dinamica è particolarmente evidente sui titoli di Stato. Le Casse aumentano la quantità di Btp in portafoglio, che salgono da 13,8 a 15,5 miliardi, e il loro peso cresce leggermente, dal 12,1% al 12,4% dell’attivo. Allargando lo sguardo a tutto il debito sovrano (italiano ed europeo), la quota si riduce leggermente, dal 16,8% al 16,6%, nonostante un incremento superiore al miliardo e mezzo in valore.
Imprese e immobili italiani
Non cambia neppure l’esposizione verso le imprese italiane. I titoli di aziende con sede in Italia valgono 9,6 miliardi, pari al 7,6% dell’attivo, in lieve aumento rispetto al 7,4% del 2023. La parte principale è costituita da azioni — 8,7 miliardi, comprese le quote della Banca d’Italia che valgono 1,9 miliardi — mentre le obbligazioni corporate italiane restano marginali: 900 milioni, meno dell’1% del totale.
L’immobiliare conferma la stessa traiettoria. Pur rimanendo una componente ancora molto domestica — l’85% degli immobili diretti si concentra tra Roma e Milano — il suo peso nei portafogli continua a scendere: 15,8% dell’attivo, contro il 16,5% del 2023. Le Casse dismettono gradualmente immobili considerati poco redditizi e spostano una parte crescente delle risorse verso fondi immobiliari o strumenti alternativi, spesso con una forte componente estera.
Dove crescono gli investimenti
Se l’Italia non guadagna peso nei portafogli è perché la crescita più forte si concentra altrove, soprattutto nei fondi alternativi (gli altri OICR, cioè fondi che investono in aziende non quotate – private equity, in prestiti alle imprese – private debt, o in infrastrutture). È qui che gli enti previdenziali hanno accelerato di più: nel 2024 questi strumenti passano da 27 miliardi a 30,3 miliardi, con un aumento del 12,3% in un solo anno.
Crescono molto anche i fondi comuni tradizionali (Oicvm: Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari), che da 33,1 miliardi salgono a 36,9 miliardi, pari a un incremento dell’11,3%.
In totale, la componente dei fondi (Oicvm + altri Oicr) raggiunge 67,2 miliardi, con una crescita complessiva dell’11,7%. È in queste asset class globali e diversificate che si concentra la vera espansione degli investimenti delle Casse, mentre le componenti più “italiane” — titoli di Stato, imprese e immobili — crescono in valore e, nel caso di Btp e imprese, solo di poco nel loro peso relativo, senza riuscire però a far aumentare la quota complessiva dell’Italia nei portafogli.