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Nuove flat tax in arrivo per i dipendenti: chi guadagnerà di più e quanto nel 2026. Le simulazioni

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La manovra 2026 promette più netto in busta paga per i lavoratori dipendenti, ma tra tetti, soglie di reddito e aliquote speciali capire quanto si risparmia davvero non è semplice. Ecco una guida pratica per addentrarsi in questa giungla di agevolazioni e fare i conti giusti
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Se tutto andrà come deve, nella manovra 2026 ci sarà non una flat tax per i dipendenti, ma ben nove. Un puzzle di tasse agevolate che possono tagliare l’Irpef su varie voci di reddito da lavoro dipendente. Secondo le stime ricavate dagli studi pubblicati dal Sole 24 Ore, l’effetto complessivo vale circa 2 miliardi di euro di Irpef in meno e un vantaggio medio annuo che va dai 120 ai 270 euro a testa. Chi ha poi molto lavoro straordinario, turni, premi e mance regolari può arrivare a risparmi ben più consistenti.

Il problema è che questa proliferazione di mini flat tax targate Giorgetti-Meloni rende il sistema alquanto complicato: in alcuni casi serve fare un vero e proprio doppio conteggio, con e senza agevolazione, per scegliere la soluzione più conveniente. Ma qual…

Se tutto andrà come deve, nella manovra 2026 ci sarà non una flat tax per i dipendenti, ma ben nove. Un puzzle di tasse agevolate che possono tagliare l’Irpef su varie voci di reddito da lavoro dipendente. Secondo le stime ricavate dagli studi pubblicati dal Sole 24 Ore, l’effetto complessivo vale circa 2 miliardi di euro di Irpef in meno e un vantaggio medio annuo che va dai 120 ai 270 euro a testa. Chi ha poi molto lavoro straordinario, turni, premi e mance regolari può arrivare a risparmi ben più consistenti.

Il problema è che questa proliferazione di mini flat tax targate Giorgetti-Meloni rende il sistema alquanto complicato: in alcuni casi serve fare un vero e proprio doppio conteggio, con e senza agevolazione, per scegliere la soluzione più conveniente. Ma quali sono gli sconti sulle tasse in arrivo, chi potrà beneficiarne, a quali condizioni e quanto si può risparmiare davvero in busta paga il prossimo anno se l’impianto della Legge di Bilancio verrà confermato?

Che cosa vuol dire davvero “flat tax per i dipendenti”

Facciamo prima un passo indietro: non ci sarà una flat tax sullo stipendio intero. Lo stipendio “normale”, quello base per capirci, continuerà a essere tassato con la solita Irpef a scaglioni, anche se dal 2026 si applicheranno le nuove aliquote ridotte, al 33% fino a 28mila euro, come previsto dalla riforma Irpef iniziata nel 2024.

La flat tax per i dipendenti riguarda invece pezzi specifici di reddito, che saranno tassati con aliquota fissa più bassa rispetto a quella ordinaria e imposta che sostituisce Irpef e addizionali regionali e comunali. È per questo che si parla di imposta sostitutiva: al posto di fare i conti con la scala Irpef (23%, 33%, 43% ecc.), su quelle somme si applica una tassa piatta appunto, per esempio l’1% o il 15%.

Nuova flat tax al 15% per straordinari, notturno, festivi e turni nel privato

Tanto per cominciare, la manovra prevede una flat tax del 15% sulle somme percepite dai lavoratori dipendenti del settore privato in casi specifici: straordinari, lavoro notturno, festivo e nei giorni di riposo settimanale, indennità di turno e altri emolumenti connessi al lavoro a turni previsti dai contratti collettivi.

Misura particolarmente attesa, per poter applicare la tassa piatta devono essere rispettate alcune condizioni: il lavoratore deve essere un dipendente del settore privato, il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente, cioè 2025, non deve superare i 40mila euro, la tassa agevolata si applica solo fino a un limite annuo di 1.500 euro lordi di somme agevolabili (oltre, tornano le aliquote Irpef ordinarie) e il regime vale per il solo anno d’imposta 2026.

Attenzione che nel conteggio del tetto di 1.500 euro non rientrano i premi di risultato e le somme a titolo di partecipazione agli utili assoggettati alla loro specifica imposta sostitutiva (quella all’1% o al 5%, a seconda del periodo), che seguono regole a parte.

Capiamo meglio: immaginiamo di essere un operaio turnista con reddito da lavoro dipendente 2025 di 32mila euro. Nel 2026 percepiamo 1.800 euro di maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e indennità di turno. Nel 2026, sui primi 1.500 euro ci applicheranno la flat tax del 15%, mentre sui restanti 300 euro continuerà ad esserci la nostra aliquota Irpef ordinaria. Se senza agevolazione avremmo pagato, su quei 1.500 euro, un’aliquota effettiva del 33%, il risparmio lordo è di circa 270 euro: 1.500 × (33% - 15%). Che, in pratica, è proprio la cifra che viene indicata come vantaggio medio massimo per chi sfrutta appieno la misura.

Super flat tax all’1% per premi di produttività e utili nel 2026 e 2027

Un’altra rivoluzione del pacchetto 2026 è la tassazione all’1% sui premi di produttività e sulle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili. Oggi i premi di risultato collegati a incrementi misurabili di produttività, qualità, redditività, efficienza e innovazione possono già godere di un’imposta sostitutiva agevolata: nel tempo l’aliquota è scesa dal 10% al 5% per il triennio 2025-2027. Il Ddl Bilancio 2026 fa un ulteriore passo avanti: per il biennio 2026-2027, su certe somme, l’aliquota scende addirittura all’1%, viene quasi azzerata insomma. Il limite di importo agevolabile sale a 5mila euro lordi annui, e resta il tetto di reddito del lavoratore a 80mila euro.

Quanto conviene? Il risparmio potenziale può arrivare quindi a diverse centinaia di euro, soprattutto se i premi sono consistenti e se normalmente finirebbero nello scaglione più alto. Facciamo un esempio: premio di produttività 2026 di 2mila euro, reddito 2025 pari a 32mila euro (al di sotto quindi degli 80mila di limite). Senza agevolazioni, se ci troviamo nello scaglione Irpef al 33%, su 2mila euro verremo tassati, tra Irpef e addizionali, con 660-700 euro. Con l’aliquota all’1%, pagheremmo invece appena 20 euro (2.000 x 1%).

Flat tax 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali nel privato

Una delle novità più interessanti per chi lavora nel privato e aspetta un rinnovo del contratto collettivo nazionale è la flat tax 5% proprio sugli aumenti derivanti da questi rinnovi. La manovra introduce per i lavoratori con reddito da lavoro dipendente non superiore a 28mila euro, riferito al 2025, una tassazione “facilitata” del 5% sugli aumenti corrisposti nel 2026 che derivano da rinnovi contrattuali firmati nel 2025 o nel 2026. In pratica, non tutta la retribuzione è tassata al 5%, ma solo la parte dell’aumento legata al rinnovo del contratto, e solo per il 2026.

Supponiamo di avere un reddito da lavoro dipendente 2025 pari a 24mila euro. Nel 2025 viene firmato il rinnovo del nostro Ccnl. Nel 2026, grazie al rinnovo, il nostro stipendio annuo cresce di 1.200 euro. Su questi 1.200 euro aggiuntivi, nel 2026 potremmo pagare solo il 5%, invece dell’aliquota Irpef ordinaria (per esempio il 33%, se ci troviamo in quella fascia). Considerando una differenza tra 33% e 5% pari a 28 punti percentuali, il risparmio sull’aumento sarebbe di circa 336 euro di imposte in meno (1.200 euro × 28%).

Ovviamente il calcolo vero è più complesso perché contano anche le addizionali e la posizione precisa nello scaglione, ma il concetto grosso modo è questo: l’aumento da rinnovo pesa meno in tasse e il beneficio è tanto più evidente quanto più alto è lo scaglione Irpef.

Flat tax al 15% fino a 800 euro per il trattamento accessorio dei dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici, invece, la bozza della Legge di bilancio prevede una forma di detassazione ad hoc. È prevista un’imposta sostitutiva del 15%, solo per il 2026, sui compensi per il trattamento economico accessorio dei dipendenti pubblici fino a 800 euro di imponibile, con un limite di reddito da lavoro dipendente pari a 50mila euro annui. Sono esclusi i dirigenti, che non rientrano in questa agevolazione. Per trattamento accessorio si intende, semplificando, tutto ciò che non è lo stipendio tabellare: indennità, premi collegati alla performance, emolumenti per turni o mansioni particolari, e così via, nei limiti e con le definizioni previste dai contratti collettivi.

Se siamo impiegati in un Comune con reddito annuo da lavoro dipendente 2025 di 32mila euro, trattamento accessorio 2026 pari a 700 euro, quei 700 euro verrebbero tassati al 15% fisso, anziché seguire la nostra aliquota ordinaria, che ipotizziamo sempre al 33%. Il risparmio lordo sarebbe di circa 126 euro: 700 × (33% - 15%).

Mance nel turismo e nella ristorazione detassate al 5% fino al 30% del reddito

Un altro tassello cruciale della flat tax per i dipendenti riguarda i lavoratori di alberghi, ristoranti, bar e in generale strutture ricettive e di somministrazione di alimenti e bevande. Per loro esiste già un regime di detassazione delle mance, che la legge di bilancio 2023 ha introdotto e che la manovra 2025 ha ulteriormente ampliato.

A partire dal 2025, sulle mance percepite nel settore turistico-ricettivo e della ristorazione si applica una tassa agevolata del 5%. Il regime “di favore” può riguardare mance, sia cash che ricevute con strumenti elettronici, fino al 30% del reddito annuo derivante dalle prestazioni rese in questo settore. Ma attenzione: il lavoratore, nell’anno precedente, deve aver percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 75mila euro, limite che si calcola sommando tutti i redditi da lavoro dipendente, anche in altri settori, comprese pure le mance già tassate al 5%. Paradossalmente, una stagione particolarmente redditizia nel 2025 potrebbe farci saltare l’agevolazione l’anno successivo. Fingiamoci per un momento un cameriere che nel 2025 abbia uno stipendio lordo di 20mila euro e riceva 2mila euro di mance in tutto l’anno. Il limite del 30% si calcola sullo stipendio: il 30% di 20mila è 6mila euro, quindi i 2mila euro di mance rientrano completamente nel tetto agevolato e possono essere tassati al 5%. In pratica, sulle mance pagheremmo solo 100 euro di imposta (il 5% di 2mila), invece che l’Irpef ordinaria più alta che si applicherebbe se non ci fosse questo regime.

Conferma dell’aliquota agevolata al 5% per gli straordinari degli infermieri del Ssn

Una misura già in vigore e confermata nella bozza di manovra riguarda poi gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Per loro è prevista una flat tax del 5% sugli straordinari erogati dal 2025, con effetti che si allungano anche nel 2026. Si tratta di un’agevolazione specifica per infermieri dipendenti del Ssn, sugli straordinari legati alle esigenze di servizio, e quindi turni extra, copertura carenze di organico ecc., senza un tetto di reddito e senza un limite di importo agevolabile. In pratica, per ogni ora extra pagata come straordinario, l’Irpef viene sostituita da una tassa secca al 5%, molto più bassa del 23-33-43% che si applicherebbe di norma. Chi lavora in corsia sa bene quanto pesino gli straordinari su fatica e vita privata ma anche sul conto fiscale, perché spesso quelle somme finiscono nella parte alta degli scaglioni Irpef. Il regime agevolato alleggerisce un bel po’ questo impatto e rende più “pieno”, diciamo così, lo straordinario in busta paga.

Ipotizziamo un infermiere dipendente di un ospedale che nel 2025 fa molti turni extra e a fine anno matura 2mila euro di straordinari. In condizioni normali questi 2mila euro verrebbero tassati con l’aliquota Irpef “alta” che si applica sulla sua ultima fascia di reddito, poniamo il 33%, quindi pagherebbe circa 660 euro di tasse (il 33% di 2mila) e in tasca gli resterebbero 1.340 euro. Con la flat tax al 5%, invece, su quegli stessi 2mila euro di straordinari pagherebbe solo 100 euro di imposta (il 5% di 2mila) e se ne porterebbe a casa 1.900: lo stesso lavoro extra varrebbe, al netto delle tasse, 560 euro in più rispetto alla tassazione ordinaria.

15% secco per prestazioni aggiuntive di dirigenti medici e personale sanitario

Accanto agli infermieri, la manovra conferma e rafforza anche l’agevolazione per dirigenti medici e altro personale sanitario che svolgono prestazioni aggiuntive rispetto all’orario canonico, come qualificato dai contratti collettivi nazionali del comparto sanità, con compensi corrisposti dopo l’8 giugno 2024 (anche se il lavoro è stato svolto prima). La flat tax, al 15%, si applica a dirigenti medici, altro personale del comparto sanità che copre turni extra o altro, spesso per colmare carenze di organico o ridurre le liste d’attesa.

Pensiamo a un dirigente medico che nel 2025 ha già il suo normale stipendio tassato con le aliquote Irpef ordinarie e, per coprire i buchi, svolge prestazioni aggiuntive per le quali l’Asl gli corrisponde 5mila euro. Su questi 5mila euro non si applica l’aliquota Irpef normale (che, dato il livello di reddito, potrebbe essere ad esempio il 43%), ma la flat tax secca del 15%. Quindi pagherebbe 750 euro di imposte sulle prestazioni aggiuntive (il 15% di 5mila), invece dei 2.150 euro, cifra che gli toccherebbe versare se quei compensi venissero tassati al 43%. In pratica, grazie alla tassazione agevolata, su quei 5mila euro di lavoro extra, risparmierebbe circa 1.400 euro di tasse. Non male.

Tassa piatta al 15% per i lavoratori dipendenti che hanno anche partita Iva in regime forfettario

Tra le flat tax che hanno un impatto sui lavoratori dipendenti c’è anche l’”aiutino” al 15% per quei lavoratori dipendenti che hanno anche una partita Iva forfettaria. Si tratta della possibilità già esistente, che quindi non nasce con la Finanziaria 2026, di aprire una partita Iva in regime forfettario pur avendo contemporaneamente un reddito da lavoro dipendente, per esempio collaborazioni coordinate e continuative, oppure una pensione o redditi assimilati. Secondo i calcoli del Sole, oggi circa 194mila dipendenti e pensionati sfruttano già questa possibilità.

Per scegliere il forfettario bisogna rispettare, oltre ai limiti di ricavi o compensi attualmente fino a 85mila euro, anche un vincolo legato al lavoro dipendente: il reddito da lavoro dipendente o assimilato non deve superare nel 2025 i 35mila euro annui, a meno che il rapporto di lavoro sia cessato. Questa regola è fondamentale per capire se, da dipendente, si può affiancare una piccola attività autonoma con regime agevolato.

Il forfettario prevede un’imposta sostitutiva che sostituisce Irpef, addizionali e Irap: 5% per i primi 5 anni, se si tratta di nuova attività, e poi 15% negli anni successivi. Per un lavoratore dipendente o pensionato che svolge attività extra – pensiamo ad esempio a ripetizioni, piccoli lavori digitali, consulenze, artigianato, ecc. – il forfettario consente quindi di separare fiscalmente quella parte di reddito: non si somma all’Irpef ordinaria sugli stipendi, viene tassata in modo autonomo, spesso molto più leggero.

Tassa al 15% per lezioni private e ripetizioni degli insegnanti

C’è infine una flat tax “storica”, per così dire, per il mondo della scuola: l’imposta sostitutiva del 15% sui compensi derivanti da lezioni private e ripetizioni fatte da docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado. Questa agevolazione è in vigore dal 2019 ed è ormai strutturale. Non ci sono soglie particolarmente stringenti sul reddito complessivo, ma ovviamente anche qui valgono le regole generali sul cumulo e sull’eventuale convenienza a restare nel regime agevolato.

Immaginiamo una professoressa di ruolo alle superiori che nel 2025 prende il suo normale stipendio, tassato con l’Irpef ordinaria, e durante l’anno fa ripetizioni private guadagnando 2mila euro. Su questi 2mila euro, in quanto docente titolare di cattedra, può scegliere di applicare la flat tax del 15% invece di farli rientrare nel reddito complessivo. In pratica, paga 300 euro di tasse sulle ripetizioni (il 15% di 2mila), invece che, ad esempio, 700 euro se quei 2mila venissero tassati con un’aliquota del 35%. Il risultato è che le lezioni private restano “separate” rispetto allo stipendio principale e, grazie alla tassa piatta, il carico fiscale su quel pezzo di reddito è assai più leggero.

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