Manovra, ok affitti brevi e case. Aumenta la tassa sulle banche, ma è ancora caccia alle coperture
di Giuseppe ColomboROMA - Poche. In tutto cinque. Non una di più. Ecco le correzioni alla manovra. La lista viene stilata al vertice di maggioranza che Giorgia Meloni presiede a Palazzo Chigi all’ora di pranzo. Dentro ci sono gli affitti brevi, l’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa, la revisione della tassazione dei dividendi, la cancellazione della stretta sui crediti fiscali e le risorse per le forze dell’ordine. Ritocchi, non stravolgimenti. A saldi invariati. Fuori le “bandierine”, dall’estensione della rottamazione al taglio del canone Rai, care al Carroccio.
Intorno al tavolo a cui siedono i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, sono il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il suo vice Maurizio Leo a spiegare fino a che punto la coperta della Finanziaria può allungarsi in Parlamento. Numeri alla mano ridimensionano il tiro degli interventi sollecitati da FdI, Lega e FI.
Dopo due ore di confronto, il comunicato che parte …
ROMA - Poche. In tutto cinque. Non una di più. Ecco le correzioni alla manovra. La lista viene stilata al vertice di maggioranza che Giorgia Meloni presiede a Palazzo Chigi all’ora di pranzo. Dentro ci sono gli affitti brevi, l’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa, la revisione della tassazione dei dividendi, la cancellazione della stretta sui crediti fiscali e le risorse per le forze dell’ordine. Ritocchi, non stravolgimenti. A saldi invariati. Fuori le “bandierine”, dall’estensione della rottamazione al taglio del canone Rai, care al Carroccio.
Intorno al tavolo a cui siedono i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, sono il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il suo vice Maurizio Leo a spiegare fino a che punto la coperta della Finanziaria può allungarsi in Parlamento. Numeri alla mano ridimensionano il tiro degli interventi sollecitati da FdI, Lega e FI.
Dopo due ore di confronto, il comunicato che parte dalla presidenza del Consiglio ha il bollino dell’intesa. Ma un dettaglio svela la traccia dei lavori in corso: le “questioni” al centro dell’accordo - spiega la nota - sono “ancora aperte”. Il non detto è che al mosaico delle coperture mancano ancora alcune tessere. Tutte insieme, come anticipato da Repubblica, valgono circa un miliardo. Da trovare. All’appello manca qualche decina di milioni, ma la questione va oltre la fonte di finanziamento per le modifiche concordate al tavolo. Allo studio dei tecnici del governo ci sono altre coperture. Nuove tasse da attivare qualora si decidesse di ampliare ulteriormente il perimetro delle modifiche. Non però per ripescare i cavalli di battaglia identitari della maggioranza. Semmai per tirare dentro misure a favore delle imprese, come l’estensione dell’iper-ammortamento a 2-3 anni.
La tentazione di ricorrere a prelievi aggiuntivi è forte, lo scotto da pagare non sarebbe tutto sommato enorme perché - spiegano fonti dell’esecutivo - le imposte non riguarderebbero i cittadini. Il vantaggio è la possibilità di far rientrare, almeno in parte, il malcontento di Confindustria per una legge di bilancio giudicata al di sotto delle aspettative. Si vedrà.
Intanto c’è l’elenco della concordia. Sulle locazioni brevi, la maggioranza si appresta a incassare lo stop all’aumento al 26% della cedolare secca sul primo immobile. Tornerà al 21%. Ma arriverà anche una stretta: la tassazione da reddito d’impresa, più elevata, scatterà dal terzo o dal quarto immobile (oggi subentra dal sesto in poi). Ecco perché la correzione si autofinanzierà.
Il metodo della bilancia sarà applicato anche alla tassazione extra per banche e assicurazioni. Il prelievo aggiuntivo di mezzo punto di Irap, rispetto ai due già previsti dalla manovra, sarà caricato sui grandi istituti e sulle compagnie assicurative.
Nessun aumento, invece, per le piccole banche: via anche il balzello dei due punti in più, verseranno la stessa Irap che pagano oggi. Lo schema fa felice Salvini, che porta a casa l’incremento delle tasse per il mondo del credito. Ma agita Tajani. È lui a chiedere di muoversi solo dopo un confronto con i banchieri: "Abbiamo fatto un accordo con l’Abi, se vogliamo cambiarlo - dice - dobbiamo prima parlarne con loro”. Le richieste non finiscono qui. Includono anche la tutela delle banche più piccole. Per questo il leader degli azzurri chiede "approfondimenti” al Mef.
A completare il bouquet delle correzioni c’è lo stop al divieto di compensazione dei crediti d’imposta con i debiti previdenziali e contributivi, ma anche l’innalzamento della soglia di esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee: nelle grandi città passerebbe da 91.500 a 120mila euro.
Cambia anche la norma sui dividendi che le imprese incassano dalle partecipazioni di minoranza: la soglia che fa da spartiacque tra una tassazione piena e agevolata passerà dal 10% al 5%, insieme all’obbligo di mantenere la partecipazione per almeno tre anni. Ma servono soldi.
Oltre all’aumento del balzello sulle banche, il menù delle coperture comprende la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue (200 milioni), un anticipo del pagamento delle imposte sulle plusvalenze da beni strumentali, un aumento dell’aliquota per la rivalutazione dei terreni e l’innalzamento della tobin tax. Si valuta anche una maggiorazione delle assicurazioni. Difficile, se non impossibile, ricavare risorse dalla rivalutazione dell’oro.
Fin qui il prezzo da pagare per le cinque correzioni. Andare oltre significherebbe alzare l’asticella dell’azzardo. Nuove tasse o nuove rinunce.