Meno costi e tempi per l’export, il digitale apre le porte dell’Asia alle Pmi italiane
di Giulia CimpanelliMILANO – Per le piccole e medie imprese italiane che guardano all’Asia, gli strumenti digitali stanno abbattendo barriere che fino a pochi anni fa sembravano insormontabili. A Think Business, Think Hong Kong, l’evento dell’Hktdc organizzato a Milano, è emerso come la digitalizzazione dei processi commerciali stia riducendo tempi e costi per chi esporta verso Hong Kong e Cina. Il nodo principale resta quello burocratico. Documenti, certificazioni e verifiche hanno sempre rallentato l’ingresso delle Pmi sui mercati asiatici. Ma le piattaforme digitali iniziano a semplificare la procedura.
Andrew Cheng, numero due di Tradelink electronic commerce, ha spiegato - durante Think Business, Think Hong Kong, l’evento organizzato a Mi…
MILANO – Per le piccole e medie imprese italiane che guardano all’Asia, gli strumenti digitali stanno abbattendo barriere che fino a pochi anni fa sembravano insormontabili. A Think Business, Think Hong Kong, l’evento dell’Hktdc organizzato a Milano, è emerso come la digitalizzazione dei processi commerciali stia riducendo tempi e costi per chi esporta verso Hong Kong e Cina. Il nodo principale resta quello burocratico. Documenti, certificazioni e verifiche hanno sempre rallentato l’ingresso delle Pmi sui mercati asiatici. Ma le piattaforme digitali iniziano a semplificare la procedura.
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Andrew Cheng, numero due di Tradelink electronic commerce, ha spiegato - durante Think Business, Think Hong Kong, l’evento organizzato a Milano dall’Hong Kong Trade Development Council che ha riunito oltre 90 delegati provenienti dal mondo bancario, fintech, logistico e assicurativo - che oggi è possibile gestire online documenti e certificati riconosciuti a livello internazionale, con firme elettroniche e sistemi di autenticazione che garantiscono sicurezza e tracciabilità. Procedure che prima richiedevano settimane vengono completate in pochi giorni.
Dati logistici al posto delle garanzie: cambia l’accesso al credito
La novità più significativa riguarda però il finanziamento all’export. Le Pmi hanno sempre incontrato ostacoli nell’ottenere credito, schiacciate fra garanzie onerose e controlli complessi. L’integrazione dei dati logistici sta cambiando il modello. Grazie alla connessione con Cpis, il sistema che raccoglie informazioni sui movimenti delle merci a Hong Kong, Tradelink può fornire alle banche un quadro aggiornato e verificabile sui flussi reali delle spedizioni. Non si valuta più solo il bilancio: si osserva cosa l’azienda effettivamente spedisce, vende e incassa.
Per molte imprese giovani o meno strutturate questo significa poter accedere al credito con criteri più aderenti al proprio business. La Bank of China è stata tra le prime a muoversi in questa direzione. Durei Gong, della filiale milanese, ha ricordato che il processo di approvazione del credito per le Pmi a Hong Kong è ormai interamente digitale. L’adozione di CargoX, la piattaforma blockchain che sostituisce i documenti cartacei di trasporto, consente inoltre alla banca di basarsi su dati certificati e immodificabili, accelerando ulteriormente le istruttorie.
Le grandi banche spingono sulla digitalizzazione
Anche Hsbc considera la digitalizzazione una priorità strategica. “Abbiamo già chiuso operazioni utilizzando documenti digitali tramite CargoX, confermando che la tecnologia non è più un progetto sperimentale. L’obiettivo è ridurre i tempi di valutazione da settimane a giorni, quando non a poche ore, e rendere i flussi documentali più sicuri e trasparenti”, ha raccontato Silvia Ciucci, head of sales, Global Trade Solutions di Hsbc.
Risk management, l’intelligence che riduce l’incertezza
Aprirsi ai mercati asiatici significa anche affrontare rischi nuovi: partner sconosciuti, normative diverse, mercati meno prevedibili. Coface, tra i leader mondiali nell’assicurazione del credito, combina analisi di solvibilità, indicatori macroeconomici e monitoraggio politico per fornire alle imprese una valutazione aggiornata delle controparti. La rappresentante di Coface Hong Kong ha sottolineato come l’integrazione tra dati assicurativi, informazioni logistiche e piattaforme digitali stia rendendo l’ecosistema più trasparente e veloce.
Un tassello spesso trascurato è quello dei dati marittimi. Le grandi banche mondiali utilizzano i loro dati per verificare rotte, operatori e spedizioni. Informazioni di questo tipo sono decisive non solo per le procedure di compliance, ma anche per individuare frodi, violazioni e rischi operativi. L’affidabilità dei flussi marittimi diventa così un elemento chiave per decidere se finanziare o meno un’operazione commerciale.
Hong Kong come ponte finanziario tra Italia e Cina
Hong Kong mira a diventare il ponte di collegamento tra Italia e Asia. La Bank of China Milan Branch collega già oltre 2.000 aziende italiane e cinesi, un esempio concreto di come la digitalizzazione stia ridisegnando le relazioni economiche tra Europa e Asia. Non a caso il presidente dell’Hong Kong Trade Development Council, Frederick Ma, definisce Hong Kong un “super-connettore”, capace di unire dati commerciali, logistici, finanziari e di rischio in un unico ecosistema. Le tecnologie sono operative, le piattaforme funzionano e gli istituti iniziano a utilizzarle in modo sistematico. Ora la partita passa alle imprese italiane, chiamate a cogliere strumenti che possono rendere l’Asia una destinazione più vicina e soprattutto più accessibile.