Le foreste di Mundys per catturare il carbonio: nuova società per il Sud del mondo
di Sara BennewitzMILANO – Mundys, colosso europeo delle infrastrutture che fa capo alla Edizione dei Benetton e al fondo Blackstone, accelera sulla riduzione delle emissioni, creando una nuova società dedicata a rigenerare aree dismesse e a ripopolare le foreste del sud del mondo. La società sarà controllata al 100% dal gruppo di cui Alessandro Benetton è vicepresidente e si chiamerà Neya. Un’iniziativa sperimentale, tra le prime in Italia, che testimonia l’attenzione del gruppo su tutti i temi della sostenibilità, a partire dall’ambiente. Neya avrà come oggetto sociale quello di investire in progetti naturali – per la riduzione del carbonio e il climate change – rispettosi e attenti alle comunità locali, con l’obiettivo di creare crediti di C02, molto ricercati sul mercato, da utilizzare per le infrastrutture del gruppo, come gli Aeroporti di Roma o le autostrade di Abertis.
MILANO – Mundys, colosso europeo delle infrastrutture che fa capo alla Edizione dei Benetton e al fondo Blackstone, accelera sulla riduzione delle emissioni, creando una nuova società dedicata a rigenerare aree dismesse e a ripopolare le foreste del sud del mondo. La società sarà controllata al 100% dal gruppo di cui Alessandro Benetton è vicepresidente e si chiamerà Neya. Un’iniziativa sperimentale, tra le prime in Italia, che testimonia l’attenzione del gruppo su tutti i temi della sostenibilità, a partire dall’ambiente. Neya avrà come oggetto sociale quello di investire in progetti naturali – per la riduzione del carbonio e il climate change – rispettosi e attenti alle comunità locali, con l’obiettivo di creare crediti di C02, molto ricercati sul mercato, da utilizzare per le infrastrutture del gruppo, come gli Aeroporti di Roma o le autostrade di Abertis.
I creditti di carbonio nel 2030 avranno un giro d’affri da 300 miliardi
A Bruxelles i ministri dell’Ambiente dell’Ue hanno appena trovato l’accordo su una riduzione delle emissioni del 66–72% entro il 2035, per arrivare all’obiettivo vincolante dell’85% al 2040, rispetto ai livelli del 1990. Per una maggiore flessibilità, i Paesi membri hanno poi convenuto che, per raggiungere gli obiettivi, potranno anche utilizzare un 5% dei crediti di carbonio generati a livello internazionale. Quello dei crediti di C02 è diventato un vero e proprio business, basti pensare che nel 2024 ha generato un giro d’affari di circa 115 miliardi di dollari e dovrebbe triplicare al 2030, quando gli esperti stimano che raggiungerà dimensioni comprese tra 300 miliardi, fino a 500 miliardi di dollari nelle assunzioni più ottimistiche.
Dal Cile all’Africa, Neya punta sulle mangrovie
Neya, che è stata appena costituita come una società benefit, dovrebbe iniziare ad operare nel 2026 partendo dalle aree dove Mundys già è presente, come ad esempio il Cile, ma anche da Paesi dove esistono interessanti opportunità, come l’Africa del Sud. In questo modo il gruppo guidato da Andrea Mangoni, che ha come obiettivo le emissioni zero al 2040, non solo continuerà a ridurre le emissioni, ma si costruirà in casa un polmone per assorbire la C02 e contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, Neya starebbe considerando con interesse alcuni progetti, come la creazione di nuove foreste di mangrovie, che per loro natura sono grandi nemiche della CO2, dato che riescono ad assorbirne notevoli quantità per trattenerle nel tempo rispetto ad altri tipi di vegetazione. Le mangrovie sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti molto resistenti, capaci di vivere in acque salmastre lungo le coste, le foci dei fiumi o le lagune. La mangrovia ha infatti radici aeree che spuntano dall’acqua, e oltre ad assorbire grandi quantità di carbonio, proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste.