Economia

Manovra, Palazzo Chigi avverte i senatori: “Misure utili, niente mancette”

Manovra, Palazzo Chigi avverte i senatori: “Misure utili, niente mancette”
(ansa)

Meloni indica ai leader del centrodestra la strategia per utilizzare i pochi soldi a disposizione per le correzioni in Parlamento

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ROMA - Li chiama «interventi di valore». Quando al vertice di maggioranza a Palazzo Chigi si inizia a parlare dell’utilizzo del “tesoretto” per le piccole modifiche alla manovra in Parlamento, Giorgia Meloni illustra il manuale d’uso ai leader della coalizione. La premier parla a nuora perché suocera intenda. La suocera, anzi le suocere in questione sono i senatori di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati.

Sono loro - è il senso del monito - a dover indirizzare i 40 milioni della dote a disposizione (altri venti andranno alle forze dell’ordine) verso misure «utili». Non “marchette”. I pochi fondi a disposizione - aggiunge la presidente del Consiglio - vanno destinati agli enti locali. In primis ai sindaci. Perché - è il ragionamento - anche se la Finanziaria non ha previsto nuovi tagli per i Comuni, il peso di quelli decisi l’anno scorso si farà sentire anche nel 2026.

Le proteste sono già partite. Il timore è che aumentino nelle prossime settimane, anche in scia allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 dicembre. Ecco allora che l’obiettivo dei “piccoli” aiuti è tamponare i bisogni che arrivano dai territori. Per farlo - è l’indicazione - deve essere allestita una sorta di appendice della legge di bilancio a misura di cittadino.

La raccomandazione si sostanzia di alcuni esempi. Concreti. Un palazzo antico da restaurare o una strada dissestata da sistemare in un piccolo Comune. Insomma qualcosa di tangibile e, appunto, di utile. Opere e cantieri, non l’aiutino alla fondazione che può tornare conveniente al momento del voto. Il richiamo non è casuale. Nel fascicolo degli emendamenti ci sono diverse proposte che strizzano l’occhio a interessi localistici. Alcuni addirittura sono “ad personam”. E invece no. Parola d’ordine: cambiare. Niente micro misure orientate all’assistenzialismo. Dalle parole ai fatti. I senatori saranno chiamati a rivedere i loro intendimenti. E quindi a portare avanti solo le richieste per gli aiuti ai Comuni. A facilitare l’esortazione di Meloni è già arrivata una prima scrematura degli emendamenti.

Tra quelli ritenuti inammissibili, per incompatibilità di materia o per coperture inadeguate, c’è anche la proposta della Lega che destinava un contributo di tre milioni di euro, dal 2026 al 2028, alla Nuova orchestra “Alessandro Scarlatti” di Napoli. Altre micro-norme sono rimaste in piedi. Altre ancora potrebbero resuscitare. Alcuni senatori stanno già pensando di aggirare la “regola” della premier infilando i loro auspici nelle tabelle della manovra o nelle riformulazioni di altri testi. Piccoli escamotage per appetiti insaziabili. Ma intanto la premier ha giocato d’anticipo.

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