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Oro di Bankitalia allo Stato: sopravvive alla tagliola l’emendamento FdI

Il ministro Giorgetti (Mef) con il governatore Panetta (Bankitalia)

 

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Saltano 105 modifiche volute dai partiti, dalla vendita delle quote del Mes alla responsabilità diretta dei medici
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ROMA – Sì all’oro della Banca d’Italia come bene di cui lo Stato può disporre. Sì a quattro delle cinque proposte per nuovi condoni edilizi. Sì anche al taglio del canone Rai. No al trasferimento della responsabilità civile direttamente in capo a medici. La commissione Bilancio del Senato passa al setaccio gli emendamenti alla manovra di tutti i partiti. La prima scrematura affonda 105 emendamenti segnalati: tutte proposte di maggioranza ed opposizioni che rischiano di essere all’ultimo giro di giostra, a meno di indovinare una riformulazione più credibile. Gli emendamenti sopravvissuti, invece, vedono crescere la possibilità di un’approvazione definitiva.

Bankitalia
A spuntarla, tra i più simbolici, è l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle riserve d’oro di Bankitalia. Sono definite come parte del patrimonio statale «in nome del popolo italiano». Resiste poi, almeno per ora, la proposta leghista di tagliare il canone Rai da 90 a 70 euro (dal 2026).

Condoni
Delle 5 proposte di modifica…

ROMA – Sì all’oro della Banca d’Italia come bene di cui lo Stato può disporre. Sì a quattro delle cinque proposte per nuovi condoni edilizi. Sì anche al taglio del canone Rai. No al trasferimento della responsabilità civile direttamente in capo a medici. La commissione Bilancio del Senato passa al setaccio gli emendamenti alla manovra di tutti i partiti. La prima scrematura affonda 105 emendamenti segnalati: tutte proposte di maggioranza ed opposizioni che rischiano di essere all’ultimo giro di giostra, a meno di indovinare una riformulazione più credibile. Gli emendamenti sopravvissuti, invece, vedono crescere la possibilità di un’approvazione definitiva.

Bankitalia
A spuntarla, tra i più simbolici, è l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle riserve d’oro di Bankitalia. Sono definite come parte del patrimonio statale «in nome del popolo italiano». Resiste poi, almeno per ora, la proposta leghista di tagliare il canone Rai da 90 a 70 euro (dal 2026).

Condoni
Delle 5 proposte di modifica, quattro sopravvivono al primo giro. A cadere è un emendamento di FdI che incalzava i Comuni. Li obbligava a rilasciare i titoli abilitativi in sanatoria entro il 31 marzo 2026, se i procedimenti erano incardinati. La Commissione Bilancio ferma questa corsia preferenziale verso le pratiche salva-abusi.

Opzione Donna
Tra le grandi questioni sociali, si incaglia Opzione Donna. L’emendamento di FdI puntava a estendere al 31 dicembre 2025 il termine entro il quale maturare i requisiti per la pensione anticipata, allargando la platea delle beneficiarie. Bello, ma la copertura non c’è.

Medici
Non va in porto neppure la proposta della senatrice Micaela Biancofiore (Civici d’Italia), che ridisegnava la responsabilità civile in sanità. L’emendamento prevedeva che, in caso di danni ai pazienti, la responsabilità civile passasse dall’azienda sanitaria in capo ai medici. La presidenza lo dichiara inammissibile.

Piano casa
Un altro fronte simbolico è quello della casa. La Lega aveva depositato un emendamento che riscriveva il Piano, fissando priorità per giovani, giovani coppie, separati e anziani. Le risorse previste erano importanti: spese già dal prossimo anno, per un totale di 877 milioni al 2030. Per il 2026, la copertura veniva in gran parte dal Fondo per interventi strutturali di politica economica (100 milioni su 122). In più, l’emendamento chiedeva di attingere alle risorse in arrivo dalle rimodulazioni del Fondo europeo (Fesr) nel ciclo 2021-2027. Copertura inadeguata, virtuale più che reale.

I manager
Si arena anche il tentativo di alleggerire il tetto alle retribuzioni dei manager pubblici. L’idea di Lega e Forza Italia era questa: se un manager della Pubblica amministrazione riceve anche compensi da società quotate in Borsa, quei soldi non devono essere conteggiati nel tetto massimo previsto per gli stipendi pubblici. In questo modo, una parte dello stipendio sarebbe rimasta “fuori calcolo” e il totale avrebbe potuto superare il limite di legge. L’emendamento è giudicato fuori tema rispetto alla manovra.

Il Mes
Al capolinea la proposta sul Mes. La Lega voleva finanziare il fondo destinato alla riduzione della pressione fiscale attraverso la cessione di quote del Meccanismo europeo di stabilità: 5 miliardi in più all’anno per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028.

I contratti
Si ferma anche il tentativo di Fratelli d’Italia di spingere più in là la detassazione dei rinnovi contrattuali. L’emendamento ampliava il perimetro dell’agevolazione, applicandola ai contratti firmati non solo nel 2025 e nel 2026, ma anche nel 2024, con un’imposta sostitutiva del 5 percento per i redditi fino a 28.000 euro. La platea veniva allargata ai lavoratori con redditi tra 28.000 e 35.000 euro, con un’imposta sostitutiva al 10 percento. Una mossa pensata per coprire una fetta più ampia di buste paga. Ma la copertura finanziaria anche in questo caso non c’è.

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