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Drago: “De Agostini punta su Legami e rileva il 42%. Pensiamo al mercato Usa”

Enrico Drago

 

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Il presidente del gruppo: “Siamo il secondo azionista dopo Fassi. Possiamo arrivare a 3 miliardi di ricavi con nuovi punti vendita in Europa
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MILANO – De Agostini torna a investire in Italia, e lo fa su un asset che conosce per supportare l’ulteriore crescita internazionale di Legami. Enrico Drago, che da giugno è presidente della holding delle famiglie Boroli Drago rileva il 42% dell’azienda di cartoleria e oggettistica fondata nel 2003 da Alberto Fassi, dove i fondi di DeA Capital hanno investito nel 2023, e che da allora ha raddoppiato il suo valore oltre mezzo miliardo di euro, e che rappresenta circa un decimo del portafoglio del gruppo di Novara.

Perché avete scelto Legami?

«Abbiamo puntato su un’azienda che ha un enorme potenziale di crescita, e dove DeA Capital aveva già investito due anni fa. Lo abbiamo fatto con un processo trasparente e rispettoso di tutte le regole, proprio perché abbiamo sempre tenuto separate le attività della holding da quelle del fondo di private equity. La divisione private equity di DeA Capital a giugno è stata ceduta a Green Arrow e questa è la prima e l’ultima volta in cui le strade di…

MILANO – De Agostini torna a investire in Italia, e lo fa su un asset che conosce per supportare l’ulteriore crescita internazionale di Legami. Enrico Drago, che da giugno è presidente della holding delle famiglie Boroli Drago rileva il 42% dell’azienda di cartoleria e oggettistica fondata nel 2003 da Alberto Fassi, dove i fondi di DeA Capital hanno investito nel 2023, e che da allora ha raddoppiato il suo valore oltre mezzo miliardo di euro, e che rappresenta circa un decimo del portafoglio del gruppo di Novara.

Perché avete scelto Legami?

«Abbiamo puntato su un’azienda che ha un enorme potenziale di crescita, e dove DeA Capital aveva già investito due anni fa. Lo abbiamo fatto con un processo trasparente e rispettoso di tutte le regole, proprio perché abbiamo sempre tenuto separate le attività della holding da quelle del fondo di private equity. La divisione private equity di DeA Capital a giugno è stata ceduta a Green Arrow e questa è la prima e l’ultima volta in cui le strade di De Agostini e dei fondi di DeA Capital si incrociano, proprio perché siamo molto attenti alle regole della governance delle nostre partecipate. L’azienda cercava nuovi soci, il fondo voleva valorizzare il suo 42%, si è presentata l’occasione e abbiamo fatto un’offerta importante, che i quotisti di DeA Capital – con l’esclusione di De Agostini – hanno approvato ad unanimità».

La terza generazione cosa ha detto quando, voi che siete nati dagli atlanti, avete proposto di investire sulla cancelleria?

«Erano entusiasti, avrebbero voluto acquistarne di più, ma riteniamo che sia un valore che Fassi abbia la maggioranza insieme ai suoi manager. Legami è la sua creatura, il nostro contributo da azionisti sarà quello di aiutarli a crescere in nuovi mercati. Dopo Francia e Spagna si studia di aprire nuovi punti vendita in Europa e in futuro in America, un mercato che conosciamo bene e da vicino e dove siamo presenti da anni con le lotterie di Brightstar e i giochi di Igt. Noi non siamo un family office, siamo una holding industriale. Investiamo su aziende dove pensiamo di poter dare un contributo; infatti, parteciperemo alla governance con due posti in consiglio, tra cui il sottoscritto e probabilmente un altro esponente della quarta generazione».

Come è nata l’operazione?

«È una storia di legami in tutti i sensi. Il presidente Beppe Soda è stato mio relatore della tesi e anche di Fassi e suo mentore agli inizi della sua impresa. Alberto è un imprenditore geniale, io dico che, come Willy Wonka, ha saputo creare una magia mettendo insieme prodotti e una squadra di manager eccellenti, tra cui Massimo Dell’Acqua che conosco da anni, ovvero dai tempi in cui lavoravo per Inditex e lui per Kiko. Oltre ad articoli incredibili, che abbracciano un pubblico vasto, Legami ha un modello di distribuzione rodato, dove riducono il rischio dell’investimento approcciando un nuovo mercato prima con il canale wholesale, e dopo aver testato la risposta del consumatore locale, con i negozi retail. In Francia è già “la folie des Legami”, vediamo grandi opportunità in nuovi Paesi: quest’azienda chiuderà l’anno con oltre 300 milioni di ricavi, crediamo abbia un potenziale a medio termine da 3 miliardi».

Altre acquisizioni in vista?

«Al momento no, negli ultimi due anni, ovvero quelli che hanno coinciso col passaggio dalla terza alla quarta generazione abbiamo fatto 4 operazioni di peso e ci tengo a dire che le abbiamo fatte investendo sull’Italia: oltre Legami, abbiamo rilevato il 10% del cioccolato Venchi, il 100% dei prodotti oftalmici di Content, abbiamo ceduto ad Apollo Igt, reinvestendo con Brightstar 2,2 miliardi di euro nel rinnovo delle concessioni del Lotto».

C’è invece qualche asset che potrebbe essere valorizzato?

«Non direi, anche se siamo sempre attenti a monitorare le nostre partecipazioni e a valutare eventuali opportunità sul mercato. Siamo soddisfatti della diversificazione fatta, tra i giochi di Igt e Brightstar, l’education di Planeta, le tv di Atresmedia, i contenuti di Banijay, e le ultime operazioni annunciate, abbiamo una buona diversificazione tra attività cicliche e growth, quotate e non quotate. Nei prossimi mesi saremo concertati sul nostro portafoglio per far crescere tutte le sue partecipazioni».

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