Recensioni false, piattaforme e consumatori contro il decreto Pmi: “Non risolve il problema”
di Federico FormicaROMA – "Meglio nessuna legge, che questa legge". Il mondo dell’e-commerce e diverse associazioni di consumatori stanno chiedendo al governo di accantonare la parte del decreto legge Pmi che, per dare un giro di vite alle recensioni false, obbligherà i consumatori a pubblicarle entro massimo 30 giorni e solo dietro prova tangibile di aver usufruito del servizio, ad esempio presentando uno scontrino. Un tema molto delicato, in un mondo in cui la fiducia tra clienti ed esercenti si costruisce anzitutto sul “passaparola online” e sempre più consumatori chiedono consiglio all’intelligenza artificiale, che per rispondere va a spulciare proprio le recensioni online.
Cosa prevede la legge
Il governo, da alcuni mesi, ha messo in cantiere una riforma (già passa…
ROMA – "Meglio nessuna legge, che questa legge". Il mondo dell’e-commerce e diverse associazioni di consumatori stanno chiedendo al governo di accantonare la parte del decreto legge Pmi che, per dare un giro di vite alle recensioni false, obbligherà i consumatori a pubblicarle entro massimo 30 giorni e solo dietro prova tangibile di aver usufruito del servizio, ad esempio presentando uno scontrino. Un tema molto delicato, in un mondo in cui la fiducia tra clienti ed esercenti si costruisce anzitutto sul “passaparola online” e sempre più consumatori chiedono consiglio all’intelligenza artificiale, che per rispondere va a spulciare proprio le recensioni online.
Cosa prevede la legge
Il governo, da alcuni mesi, ha messo in cantiere una riforma (già passata al Senato) che metterebbe l’Italia su un piano diverso rispetto a tutti gli altri Paesi europei. Le recensioni “relative a prodotti, prestazioni e servizi offerti dalle imprese della ristorazione e del settore turistico situate in Italia” potranno essere pubblicate solo se rilasciate entro i 30 giorni dalla data di utilizzo, e solo se accompagnate da fattura o ricevuta fiscale. Non solo: l’idea è quella di cancellare i pareri più vecchi di due anni e di vietare il trasferimento delle recensioni da una piattaforma all’altra.
Le critiche
A opporsi alla legge sono in molti. Anzitutto la Coalition for trusted reviews che riunisce, tra i vari soggetti, la popolare piattaforma di recensioni Trustpilot, Amazon, TripAdvisor, Booking ed Expedia, alla quale si sono aggiunti Netcomm, il consorzio che riunisce quasi 500 aziende che vendono online; Altroconsumo e il Codacons.
“L’intento di questa proposta è corretto, ma l’esecuzione non lo è”, ha dichiarato Anoop Joshi, chief trust officer di Trustpilot e portavoce della Coalition, in una dichiarazione congiunta. “I venditori di recensioni false sono la vera fonte del problema. Finché la legge non si concentrerà direttamente su queste attività commerciali, danneggerà il turismo italiano, mettendolo in svantaggio a livello globale, senza offrire protezione reale a consumatori e imprese”.
Un incentivo alle recensioni negative
Secondo il presidente di Netcomm Roberto Liscia, sia il limite dei 30 giorni, sia l’onere della prova porteranno a uno sbilanciamento a favore delle recensioni negative. “Perché chi ha avuto un’esperienza negativa tende a scrivere quasi immediatamente, ed è molto più motivato anche a conservare lo scontrino e caricare la foto sulla piattaforma. Viceversa, chi è soddisfatto non sempre scrive subito e soprattutto ha meno voglia di sobbarcarsi il compito di fotografare uno scontrino e caricarlo in Rete”.
Ma il problema non è solo questo. L’Italia si porrebbe come un caso unico in Europa. E i tanti clienti stranieri di hotel e ristoranti del nostro Paese sarebbero costretti a obblighi del tutto nuovi. “Pensiamo a un olandese o uno spagnolo che viene in vacanza in Italia: questo dovrebbe conservare tutti gli scontrini per poi pubblicare entro tempi stretti le sue recensioni, magari una volta che è tornato a casa”. Nella sua lettera aperta, la Coalition for trusted reviews sostiene che tutto ciò si tradurrebbe in un calo delle recensioni, che a sua volta “metterebbe le strutture italiane in svantaggio rispetto ai concorrenti in altri mercati del sud Europa”.
Lotta al falso
Rimane in piedi il problema delle recensioni false. Che se online è “quasi del tutto debellato, anche grazie al Digital services act e ad altre normative europee - sostiene Liscia - rimane più problematico per i servizi offline”. Netcomm ad esempio è favorevole all’onere della prova, ma non così. “Ad esempio, chi paga con moneta elettronica ha già fornito una prova”. L’idea è quella di far “dialogare” piattaforme di recensioni e circuiti di pagamento. “Oppure tramite geolocalizzazione, per dimostrare di essere stati fisicamente nell’hotel o nella struttura che si recensisce” propone Liscia.
Il settore sostiene che gli strumenti per individuare le recensioni false - leggi e normative a parte - esistano già. Trustpilot, ad esempio, ha fatto sapere di aver rimosso nel 2024 oltre 4,5 milioni di pareri fraudolenti (il 7,4% del totale). Come? L’intelligenza artificiale riesce a valutare indirizzi Ip, identificatori utente, caratteristiche del dispositivo, dati di localizzazione e marcature temporali, per stabilirne l’autenticità.
La Coalition ha proposto al Mimit e al ministero del Turismo alcune iniziative per arginare ancora di più il fenomeno. Al posto di questa legge, sostiene l’organizzazione, ne servirebbe una che si focalizzi “sulle operazioni commerciali di vendita di recensioni false”. Oltre alla necessità di rafforzare la cooperazione e la condivisione di informazioni tra autorità e piattaforme.
Sulla legge si era anche espressa la Commissione europea, chiedendo chiarimenti all’Italia sulla possibilità che il testo prevedesse norme più rigorose rispetto a quelle europee (una pratica non consentita). Nella sua audizione in commissione Attività produttive alla Camera, il segretario generale di Antitrust Guido Stazi ha però rassicurato dicendo che “il progetto di legge non presenta profili di incompatibilità con il quadro euro-unitario in materia di pratiche commerciali scorrette.