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Quelle manovre del Mef: dall’sms a BlackRock alle smentite in Consob

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Il ministero dell’Economia e il deputato leghista Bagnai avrebbero agito per far dimettere i consiglieri indipendenti del Monte
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Il ruolo del governo e in particolare del ministero dell’Economia, dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, nel disegno per conquistare Mps-Mediobanca-Generali, secondo i pm dell’inchiesta di Milano è stato assai rilevante. Innanzitutto perchè il giudizio del Mef può condizionare psicologicamente le minoranze (pressure to tender) nella scelta di aderire o meno alle offerte. Nel caso di Montepaschi era anche in conflitto di interesse poiché era sia azionista con l’11,7%, sia titolare del Golden power, lo strumento che ha fatto ritirare Unicredit dall’Ops su Banco Bpm .

La mano del Mef si vede chiaramente nel collocamento del 15% di azioni Mps del novembre 2024, che «appare come una gara competitiva e trasparente, viceversa è caratterizzata da opacità e anomalie» e comunque costruita in modo tale da beneficiare coloro che volevano il controllo di Mediobanca».

Sul mercato inizialmente doveva andare un 7% e Francesco Gaetano Caltagirone ha dichiarato di essere stato interpellato a otto…

Il ruolo del governo e in particolare del ministero dell’Economia, dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, nel disegno per conquistare Mps-Mediobanca-Generali, secondo i pm dell’inchiesta di Milano è stato assai rilevante. Innanzitutto perchè il giudizio del Mef può condizionare psicologicamente le minoranze (pressure to tender) nella scelta di aderire o meno alle offerte. Nel caso di Montepaschi era anche in conflitto di interesse poiché era sia azionista con l’11,7%, sia titolare del Golden power, lo strumento che ha fatto ritirare Unicredit dall’Ops su Banco Bpm .

La mano del Mef si vede chiaramente nel collocamento del 15% di azioni Mps del novembre 2024, che «appare come una gara competitiva e trasparente, viceversa è caratterizzata da opacità e anomalie» e comunque costruita in modo tale da beneficiare coloro che volevano il controllo di Mediobanca».

Sul mercato inizialmente doveva andare un 7% e Francesco Gaetano Caltagirone ha dichiarato di essere stato interpellato a ottobre 2024 dal Mef che era interessato a creare un nucleo di investitori italiani in Mps. E anche il consigliere di Delfin, Romolo Bardin, ha confermato alla Consob «i contatti di Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali», circostanze nelle quali «Milleri aveva raccolto l’interesse del Mef per la creazione di un nucleo di investitori italiani in Mps e Delfin conseguentemente ha autorizzato l’investimento». Il Mef però nega questi contatti con una lettera del 29 luglio 2025 del Dg Francesco Soro alla Consob: «Si precisa che non vi è stata alcuna interlocuzione, contatto o scambio tra i competenti uffici del Mef e gli azionisti che hanno poi acquisito una partecipazione rilevante».

Il Mef quindi sceglie Akros per effettuare il collocamento, un intermediario con un’unica esperienza di Abb alle spalle rispetto a Ubs, Bofa, Jefferies e Mediobanca che avevano fatto i due precedenti collocamenti. «Non è spiegabile», scrivono gli inquirenti, «se non nel senso di voler pilotare l’affidamento della funzione di bookrunner unico a Banca Akros». Secondo il Mef Akros è stata scelta per il prezzo di backstop (quello a cui la banca garantisce l’inoptato) più basso, «senza però specificare che solo a detta banca venne richiesto un invito a migliorare l’offerta». Inoltre Akros era l’unica a sapere che l’offerta sarebbe potuta lievitare dal 7 al 15% del capitale Mps. «L’upsize è stato deciso dal Mef con offerte già sul banco a prezzo determinato senza chiedere un rilancio, essendo noti i nominativi degli offerenti», concludono i pm. La procedura dunque non è stata competitiva e trasparente.

Ma non è finita qui. Dopo il collocamento, il 17 dicembre, il Mef fa dimettere cinque consiglieri indipendenti dal cda Mps per far spazio agli uomini (non indipendenti) di Caltagirone e Delfin che entrano così nella “cabina di regia” della banca senese. Tre di loro (Negri Clementi, Fabris de Fabris e Foti Belligambi) hanno dichiarato alla Consob che «le dimissioni sono state richieste o imposte dal Mef o in un caso dal deputato della Lega Bagnai (che aveva detto di esprimersi per conto del Mef)». Il Mef ha smentito anche questa circostanza sempre attraverso la lettera di Soro affermando «di non aver contattato i consiglieri uscenti, né tantomeno aver sollecitato dimissioni».

Il Mef non si tira indietro neanche quando si tratta di influenzare il voto nell’assemblea Mps. Lo si apprende da Lovaglio che commenta con Caltagirone il voto contrario di BlackRock. «Qualcuno ci ha fatto il bidone», io avrei giurato all’83%, perché BlackRock è un 2% esatto. Io ho scritto al ceo, e so che il ministro ha scritto un Sms perché io gli ho detto “Oh, guarda che non ha votato!”».

Il Mef da una parte ha sostenuto Mps e dall’altra pensava di boicottare Mediobanca dagli incarichi con società governative. Lo dice esplicitamente Stefano di Stefano, Dg delle partecipazioni del Tesoro, ad Alessandro Tonetti, vicedirettore generale di Cdp. «Ma che tu sappia, come gruppo Cdp voi avete dei contratti in essere con Mediobanca?». Tonetti: «Ne abbiamo avuti in passato come consulente rispetto a operazioni strategiche. Se vuoi verifico subito». Di Stefano: «Ma sì perché, sai che Mediobanca sta facendo di tutto per contrast... per salvare il posto al suo ad di fronte all’operazione con Mps». Tonetti: «E certo, dobbiamo tenerne conto». Di Stefano: «Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo». Tonetti: «Draghi aveva la black list e la white list, no? Tu dicevi “Tu litighi con il Tesoro? Bene”. Tonetti: «Quindi non è che litighi soltanto con il Tesoro, litighi con tutta la galassia!». Di Stefano: No, tu litighi con il governo tutto... tutte le società dello Stato».

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