Mps-Mediobanca, le opposizioni all’attacco: “Giorgetti subito in Parlamento”
di Giuseppe ColomboROMA - Subito in Parlamento. A riferire. A «chiarire al Paese tutti gli aspetti» della scalata di Mps a Mediobanca finiti al centro dell’inchiesta della procura di Milano. Soprattutto uno: «Il ruolo opaco del governo e del Mef». Chiede trasparenza, Elly Schlein. A Giancarlo Giorgetti. Lui, il titolare dell’Economia, non replica. Non direttamente. Ma sono fonti del suo dicastero a blindare la correttezza del suo operato. Così: da parte del ministro «nessuna ingerenza né interferenza». Lo scudo si allarga al lavoro del ministero di via XX settembre che - aggiungono le stesse fonti – «ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi».
Quando le agenzie di stampa iniziano a rilanciare le carte dei magistrati, quello che il …
ROMA - Subito in Parlamento. A riferire. A «chiarire al Paese tutti gli aspetti» della scalata di Mps a Mediobanca finiti al centro dell’inchiesta della procura di Milano. Soprattutto uno: «Il ruolo opaco del governo e del Mef». Chiede trasparenza, Elly Schlein. A Giancarlo Giorgetti. Lui, il titolare dell’Economia, non replica. Non direttamente. Ma sono fonti del suo dicastero a blindare la correttezza del suo operato. Così: da parte del ministro «nessuna ingerenza né interferenza». Lo scudo si allarga al lavoro del ministero di via XX settembre che - aggiungono le stesse fonti – «ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi».
Quando le agenzie di stampa iniziano a rilanciare le carte dei magistrati, quello che il titolare dei conti si ritrova di fronte non è solo il pressing della segretaria del Pd. Tutte le opposizioni chiedono che spieghi alle Camere. Se Italia Viva, con il suo vicepresidente Davide Faraone, sollecita l’intervento del ministro in aula parlando di una «pericolosissima miscela tra amichettismo bancario e un azzardo da apprendisti stregoni del credito», i 5 stelle vanno anche oltre. È il leader del Movimento, Giuseppe Conte, a tirare dentro anche il golden power con cui il governo ha affossato l’offerta di Unicredit per Banco Bpm. «Entrambe le vicende, su cui da gennaio abbiamo depositato ben undici interrogazioni, tutte senza risposta da parte del governo - ricorda l’ex premier - impongono una riflessione seria sul ruolo svolto dall’esecutivo in operazioni tra loro profondamente interconnesse». Un’altra interrogazione sul risiko bancario è già pronta. Depositata ieri e rivolta anche alla premier Giorgia Meloni, oltre che a Giorgetti.
Alle accuse delle opposizioni si contrappone la difesa del ministro da parte dei colleghi. Matteo Salvini la esplicita: «Se il ministero dell’Economia dice che è tutto a posto, non ho dubbi che sia così», afferma il leader del Carroccio. Ma il messaggio principale è rivolto alla procura meneghina: «Mi stupisce che certa magistratura fosse distratta mentre qualcuno stava azzerando il Monte dei Paschi di Siena e si sia risvegliata quando» la banca «è stata rilanciata grazie al governo e alla Lega».
Non è solo il vicepremier leghista a pensarla così. Fonti di Fratelli d’Italia spiegano che lo stesso sentiment è diffuso anche all’interno dei meloniani. Una fonte di primo piano del partito la mette giù così: «È la solita procura di Milano che agisce a orologeria, prima l’ha fatto con l’urbanistica e ora lo fa con le banche». Il ragionamento vira velocemente sulla coincidenza temporale tra la promozione dell’agenzia di rating Moody’s e il faro acceso dai magistrati milanesi.
Un’azione di disturbo - è la considerazione - per indebolire i risultati conseguiti dall’esecutivo. Pensieri che rivelano un certo nervosismo. A taccuini chiusi, molti esponenti della maggioranza si dicono certi che il governo ha agito in buona fede. E tutti difendono Giorgetti.
L’accento comune è posto anche sull’impatto delle carte e nello specifico sull’assenza di un risvolto penale per i componenti dell’esecutivo. Ma allo stesso tempo il quadro è considerato in evoluzione e soprattutto foriero di possibili criticità. Il timore è che gli elementi emersi nelle ultime ore sul Mef possano portare altrove. Nello specifico coinvolgere altri rappresentanti del centrodestra. Un effetto domino che diventerebbe difficile da gestire con la linea del silenzio.
Per questo c’è chi tra i meloniani ha suggerito di puntare il dito contro la magistratura, sulla scia di Salvini. Mentre sulla possibilità che il governo riferisca in aula, come chiedono le opposizioni, fonti dell’esecutivo rimandano a una valutazione che sarà fatta solo dopo una richiesta ufficiale in capigruppo o ai presidenti delle Camere.