FdI resuscita Opzione donna, ma resta l’incognita dei fondi
di Valentina ConteROMA – Opzione donna, eliminata dal governo, potrebbe tornare e anche un po’ meno rigida. Resuscitata dal Parlamento, grazie a Fratelli d’Italia, partito della premier piuttosto silente in questi anni sul tema pensioni. Lasciato, come si sa, nelle mani quasi mai vincenti dell’alleato leghista.
La storia dell’emendamento Mancini
L’emendamento alla legge di bilancio, a prima firma della senatrice Paola Mancini, era stato in un primo tempo bocciato come inammissibile per non aver esplicitato costi e coperture. «Ci siamo fatti fare un conteggio dalla Ragioneria e stimiamo che servano 90 milioni per coprire una platea più ampia di disoccupate», spiega Mancini. L’emendamento, così riformulato, è stato riammesso. E vedremo se reggerà ad altre tagliole, visto poi che …
ROMA – Opzione donna, eliminata dal governo, potrebbe tornare e anche un po’ meno rigida. Resuscitata dal Parlamento, grazie a Fratelli d’Italia, partito della premier piuttosto silente in questi anni sul tema pensioni. Lasciato, come si sa, nelle mani quasi mai vincenti dell’alleato leghista.
La storia dell’emendamento Mancini
L’emendamento alla legge di bilancio, a prima firma della senatrice Paola Mancini, era stato in un primo tempo bocciato come inammissibile per non aver esplicitato costi e coperture. «Ci siamo fatti fare un conteggio dalla Ragioneria e stimiamo che servano 90 milioni per coprire una platea più ampia di disoccupate», spiega Mancini. L’emendamento, così riformulato, è stato riammesso. E vedremo se reggerà ad altre tagliole, visto poi che sarebbe coperto con il fondo da 100 milioni a disposizione di tutti i parlamentari per le modifiche alla manovra, di fatto esaurendolo.
«Dovrebbe reggere, si stanno cercando altre coperture in queste ore», dice Mancini, riferendosi alla trattativa riaperta con le banche. «E c’è la volontà di tutta la maggioranza e una sintonia anche con l’opposizione: tema trasversale», prosegue. «Il governo ha cancellato Opzione donna nell’ottica della tenuta dei conti. Ma invece va data continuità a una questione di principio e di buon senso. In un Paese che invecchia e senza servizi, le donne sempre più spesso diventano caregiver in età matura e per questo sono costrette a lasciare il lavoro».
La class action delle donne
Musica per le orecchie dei gruppi organizzati, come quello di 13.500 donne guidato sui social da Orietta Armiliato: «Confidiamo nell’emendamento Mancini. Nel frattempo abbiamo depositato la nostra class action con cui chiediamo la rimozione di una palese discriminazione alla Consigliera nazionale di parità». Discriminazione perché Opzione donna già com’è ora esclude dalla pensione anticipata a 61 anni con 35 di contributi le donne licenziate da aziende che non hanno un tavolo di crisi aperto al ministero delle Imprese. Uno dei paletti più odiosi introdotti dal governo Meloni alla normativa su Opzione donna.
E che ora l’emendamento Mancini farebbe saltare. Introducendo per la prima volta, tra i requisiti, anche le dimissioni per giusta causa, le risoluzioni consensuali assistite del contratto (quelle con procedura obbligatoria davanti all’Ispettorato) e la scadenza del contratto a termine. In quest’ultimo caso, bisogna aver lavorato 18 mesi degli ultimi 36 da dipendente e aver terminato la Naspi (il sussidio di disoccupazione) prima di chiedere Opzione donna. Rimangono gli altri paletti, alternativi alla disoccupazione: caregiver che assistono famigliari con handicap grave, invalidità civile superiore al 74%. Paletti che hanno fatto crollare le uscite dalle 24mila del 2022 alle 4.800 dell’anno scorso. Con i 90 milioni si potrebbe allargare un po’ la platea. Sempre che le Sorelle d’Italia ci riescano.