«Eppur si muove». Nonostante un quadro normativo stratificato e opaco che rallenta i processi di autorizzazione e disorienta il mercato, nel mondo del fotovoltaico proseguono gli investimenti e la messa a terra degli impianti. Tommaso Barbetti, partner di Elemens, è fiducioso che nel 2025 l’Italia riesca a ripetere i 10 GW di autorizzazioni approvati nel 2024. Ne parlerà anche al Forum di Italia Solare, da oggi a Roma.
Barbetti, cosa frena il fotovoltaico in Italia?
«C’è una forte discrasia tra le due dimensioni che interessano un investitore quando si approccia al settore. Da un lato, c’è un disegno di mercato all’avanguardia, dotato di procedure che consentono di dare agli operatori certezze sui ricavi e ai consumatori sui risparmi e che lo r…
«Eppur si muove». Nonostante un quadro normativo stratificato e opaco che rallenta i processi di autorizzazione e disorienta il mercato, nel mondo del fotovoltaico proseguono gli investimenti e la messa a terra degli impianti. Tommaso Barbetti, partner di Elemens, è fiducioso che nel 2025 l’Italia riesca a ripetere i 10 GW di autorizzazioni approvati nel 2024. Ne parlerà anche al Forum di Italia Solare, da oggi a Roma.
Barbetti, cosa frena il fotovoltaico in Italia?
«C’è una forte discrasia tra le due dimensioni che interessano un investitore quando si approccia al settore. Da un lato, c’è un disegno di mercato all’avanguardia, dotato di procedure che consentono di dare agli operatori certezze sui ricavi e ai consumatori sui risparmi e che lo rendono un riferimento anche all’estero. L’idea di base è che i soli PPA non bastino per garantire la crescita delle rinnovabili richieste dal Paese, per cui lo Stato si deve assumere parte del rischio. Il successo della recente asta Fer X ne è un esempio». Dal prossimo anno il sistema entrerà a regime e dal 2027 sarà accompagnato dal Fer Z.
E l’altra dimensione?
«Il fronte burocratico, ed è l’opposto. Sulle autorizzazioni è un continuo cambio di rotta. I primi decreti per semplificare la matassa sono stati firmati dal governo Conte II il quale, benché animato dai miglior intenti, non è riuscito a essere risolutivo. Negli anni successivi alcune regioni, come la Sardegna, hanno iniziato a opporre ferrea resistenza agli impianti green, spalleggiati dagli agricoltori e dal ministro Lollobrigida, poco propensi a cedere terreni. In questo contesto tumultuoso, il decreto Aree Idonee di Pichetto ha dato carta bianca alle regioni nella definizione degli spazi dove possono e non possono essere costruiti impianti rinnovabili. E non appena gli operatori hanno iniziato a orientarsi, il Tar ha bloccato sia il divieto di Lollobrigida sia il Dl del ministro dell’Energia. Il governo è poi da poco intervenuto sul Testo Unico delle Rinnovabili, ma il risultato non semplifica l'impianto normativo delle Fer, come invece avrebbe dovuto. In questo quadro, programmare investimenti milionari parrebbe impossibile, eppure il settore riesce ad andare avanti navigando a vista, appoggiandosi di fatto ancora alle regole del 2003».
Il prossimo anno quali numeri ci dobbiamo aspettare?
«Nel 2026 non entreranno in esercizio una grande quantità di GW, sarà piuttosto l’anno in cui inizieranno i lavori per costruire gli impianti assegnatari del Fer X, che cominceranno a generare energia presumibilmente nel 2027. Allora sì che registreremo un’impennata di installazioni».
È da poco stata approdata in Cdm una prima parte del decreto energia, dedicata alle aree idonee, mentre un intervento sulla saturazione della rete e sui prezzi è ancora atteso.
«Le norme sulle aree idonee e la riforma delle connessioni saranno le grandi sfide del 2026. Sul primo fronte il Dl interviene cambiando l’approccio: sarà lo Stato a definire le aree non idonee, privando le regioni della libertà di bloccare tout court i progetti. Il secondo è un tema su cui è necessario metter mano per sbloccare il mercato. Oggi basta aver presentato una richiesta di autorizzazione di un impianto per poter prenotare uno “spazio” sulla rete di Terna, a fronte di una spesa limitata. Per fare una similitudine, è come se un ristorante avesse milioni di prenotazioni di persone che potrebbero non presentarsi mai, impedendo a chi chiama di trovare posto.
E la nuova norma come interverrebbe?
Secondo quanto trapela, con la nuova norma lo slot nella rete verrebbe considerato occupato solo dopo che l’impianto ha ottenuto l’autorizzazione. La mossa potrebbe provocare qualche malumore, dato che sarebbe a rischio la connessione di oltre il 70% dei progetti, ma darebbe nuova linfa allo sviluppo. Non è una riforma perfetta ma migliorativa e sono ottimista, così come sulle aree idonee».
Per raggiungere gli obiettivi, l’Italia dovrà costruire e allacciare alla rete un gran numero di impianti, ma anche di batterie. Investimenti ingenti saranno poi necessari per collegare gli energivori data center. Crede che il sistema riuscirà a tenere il passo?
«Ancora una volta, sono ottimista. Terna ha un piano di investimenti decennale da 23 miliardi e i progetti di ampliamento e di costruzione delle dorsali procedono. Resta solo un punto interrogativo».
Quale?
«La Sicilia. Secondo le nostre proiezioni, più della metà degli aggiudicatari della prima asta Fer X, almeno 3-4 GW, si trova lì. Se i risultati del Gse confermassero la nostra stima, l’isola potrebbe essere vicina alla saturazione reale della propria rete. E se la prossima gara, attesa non prima dell’estate, dovesse finire allo stesso modo, potremmo avere un problema».
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