Pensioni minime, aumento beffa: tre euro in più da gennaio. Fissata la rivalutazione all’inflazione
di Valentina ConteROMA – Un aumento di appena 3,13 euro al mese. È quanto scatterà dal primo gennaio per le pensioni minime, dopo che un decreto del ministero dell’Economia del 19 novembre, pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì scorso, ha fissato all’1,4% l’inflazione di quest’anno, la base per la rivalutazione del 2026. L’importo salirà così a 619,8 euro, un ritocco che arriva dopo l’incremento microscopico da 1,8 euro di quest’anno.
Il testo della manovra, ora in discussione al Senato, non interviene sulle minime, che continuano però a beneficiare della maggiorazione dell’1,3% introdotta con la legge di bilancio dell’anno scorso a cui si aggiunge l’inflazione fissata all’1,4%.
Il caso diverso degli assegni sociali maggiorati
Grazie invece a una norma della legge di bilancio, aumentano un po’ gli assegni sociali maggiorati, le storiche “pensioni al milione” istituite da Berlusconi nel 2002 per gli over 70 con redditi individuali o coniugali bassi e per le persone con disabilità. Nel 2025 sono salit…
ROMA – Un aumento di appena 3,13 euro al mese. È quanto scatterà dal primo gennaio per le pensioni minime, dopo che un decreto del ministero dell’Economia del 19 novembre, pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì scorso, ha fissato all’1,4% l’inflazione di quest’anno, la base per la rivalutazione del 2026. L’importo salirà così a 619,8 euro, un ritocco che arriva dopo l’incremento microscopico da 1,8 euro di quest’anno.
Il testo della manovra, ora in discussione al Senato, non interviene sulle minime, che continuano però a beneficiare della maggiorazione dell’1,3% introdotta con la legge di bilancio dell’anno scorso a cui si aggiunge l’inflazione fissata all’1,4%.
Il caso diverso degli assegni sociali maggiorati
Grazie invece a una norma della legge di bilancio, aumentano un po’ gli assegni sociali maggiorati, le storiche “pensioni al milione” istituite da Berlusconi nel 2002 per gli over 70 con redditi individuali o coniugali bassi e per le persone con disabilità. Nel 2025 sono saliti di 8 euro e dal 2026 aumenteranno di altri 12 euro.
Le platee restano molto diverse: 2,3 milioni di beneficiari per la pensione minima, 1,2 milioni per l’assegno sociale maggiorato.
In pensione più tardi dal 2027
Sempre per effetto di una norma di questa manovra, dal primo gennaio 2027 tornerà operativo l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. L’età e i contributi richiesti aumenteranno di un mese nel 2027 e di due mesi dal 2028, per un totale di tre mesi in più. È l’effetto che il governo aveva promesso di sterilizzare, ma che il testo attuale della manovra non blocca.
La deroga riguarda soltanto una quota minima della platea: circa l’1% dei lavoratori in categoria gravosa o usurante. Restano invece senza protezione disoccupati, caregiver, invalidi e precoci.
Cancellate Quota 103 e Opzione donna
Sul fronte delle uscite anticipate, il testo della manovra chiude la stagione della flessibilità. Quota 103 viene cancellata e Opzione Donna viene eliminata dopo anni di modifiche e restringimenti.
La vicenda, però, non è chiusa: un emendamento della senatrice Paola Mancini (FdI) propone di ripristinare Opzione Donna, reintroducendo il canale di uscita con calcolo contributivo e i paletti di questi anni anche se quello sulla disoccupazione viene attenuata per allargare un po’ la platea.
L’unico strumento che resta certamente in vigore nel 2026 è l’Ape sociale, confermata per le categorie oggi ammesse: mestieri gravosi e usuranti.