✕

De Censi (Sorgenia): “Con le rinnovabili di F2i primi in Italia nel solare”

(ansa)

Ascolta l'audio

Il decreto Transizione ha prescrizioni molto stringenti. Auspichiamo modifiche nella conversione in legge
2 minuti di lettura

Sorgenia volta pagina. Il fondo F2i, primo socio al 62%, perfeziona oggi un’operazione che cambia gli assetti azionari del gruppo attivo nel settore energetico da 25 anni e ne amplia il portafoglio. Da un lato, conferisce alla controllata le sue attività nel settore delle rinnovabili tra Spagna e Italia - Ef Solare, Renovalia e Renovalia Tramontana. Nel frattempo, il fondo Asterion esce dal capitale, lasciando il posto all’americano Sixth Street che ne rileva il 38%. «Diventiamo il primo operatore nel campo fotovoltaico per potenza installata in Italia e capofila nello sviluppo dell’agrivoltaico», racconta l’ad Michele De Censi.

Con il closing annunciato oggi, Sorgenia raggiunge una potenza installata di oltre sei gigawatt, 850 dipendenti e un v…

Sorgenia volta pagina. Il fondo F2i, primo socio al 62%, perfeziona oggi un’operazione che cambia gli assetti azionari del gruppo attivo nel settore energetico da 25 anni e ne amplia il portafoglio. Da un lato, conferisce alla controllata le sue attività nel settore delle rinnovabili tra Spagna e Italia - Ef Solare, Renovalia e Renovalia Tramontana. Nel frattempo, il fondo Asterion esce dal capitale, lasciando il posto all’americano Sixth Street che ne rileva il 38%. «Diventiamo il primo operatore nel campo fotovoltaico per potenza installata in Italia e capofila nello sviluppo dell’agrivoltaico», racconta l’ad Michele De Censi.

Con il closing annunciato oggi, Sorgenia raggiunge una potenza installata di oltre sei gigawatt, 850 dipendenti e un valore di mercato stimato in quattro miliardi di euro. Numeri a parte, qual è il razionale dell’operazione?

«In un mercato in continua evoluzione, abbiamo costruito una piattaforma robusta sotto il profilo finanziario e operativo, dove le fonti tradizionali si integrano con le rinnovabili per garantire maggior flessibilità e resilienza al sistema. Con l’accordo, raggiungiamo oltre 1,2 GW di capacità solare installata, con benefici di scala e competenze specifiche sull’agrivoltaico, 353 MW nell’eolico e 70 MW di biomasse. Torniamo ad avere una dimensione internazionale e diventiamo un attore di peso nella transizione».

Quali sono i prossimi passi?

«Iniziamo a lavorare fin da subito sull’integrazione delle nuove società, che oltre ad avere sistemi organizzativi differenti vantano un’importante pipeline di progetti da mettere a terra. Entro il 2026 prevediamo che la maggior parte delle attività sia già gestita in modo integrato. Presto cominceremo a occuparci dell’aggiornamento del piano industriale decennale e prevediamo di presentarlo ai soci entro la primavera».

Può anticiparci qualche dettaglio?

«Puntiamo a un’accelerazione nelle rinnovabili, dal solare all’eolico e alle batterie, e vogliamo crescere nel mercato retail, dove già contiamo oltre un milione di clienti, promuovendo, ad esempio, soluzioni di autoconsumo per famiglie e imprese. Prevediamo anche qualche assunzione, soprattutto di personale specializzato».

E all’estero?

«Il nostro campo di gioco resta l’Italia e la Spagna, ed eventualmente in futuro qualche Paese nel sud Europa. Per il momento ci concentriamo sui siti di produzione e sulle pipeline spagnoli, e quando li avremo integrati nel nostro portafoglio potremo valutare altre opportunità locali, come i sistemi di accumulo».

Venendo all’attualità, il governo ha da poco approvato il Dl transizione, dove è contenuta la nuova regolamentazione sulle aree idonee. Qual è la vostra opinione?

«Il decreto cerca di superare la conflittualità e lo stallo che si stava creando tra Stato e Regioni, ma alcune sue prescrizioni sono particolarmente stringenti per gli operatori. Auspichiamo che nella conversione in legge vengano apportate modifiche per salvaguardare gli iter autorizzativi già avviati e che vengano meglio definiti gli stabilimenti intorno ai quali è permesso installare rinnovabili. In Spagna, seppur con spazi e densità diverse dall’Italia, la disciplina delle connessioni e i prezzi creano indubbiamente un contesto più favorevole».

Nonostante un miglioramento nel margine operativo lordo (Mol), Sorgenia ha chiuso il 2024 in perdita a causa di alcune svalutazioni. Quali sono le vostre previsioni per quest’anno?

«Per il 2025 ci aspettiamo un risultato netto in linea con le aspettative e un margine leggermente migliore delle attese. Ma già dal prossimo anno prevediamo di beneficiare delle prime sinergie. Nel medio periodo vediamo il Mol crescere e la leva di gruppo (debito su Mol, ndr) rimanere sotto le tre volte».

Di recente Edf ha annunciato l’intenzione di cedere una quota del capitale di Edison e tra i vari interessati è spuntato anche il nome del vostro socio F2i. È un dossier a cui guarda anche Sorgenia?

«Nel piano industriale prevediamo solo crescita organica. Se si presentassero opportunità interessanti le potremmo valutare, ma parliamo a oggi di acquisizioni minori, magari alternative allo sviluppo interno di impianti. Terminata l’integrazione delle nuove società potremmo, ad esempio, valorizzare gli asset di Tirreno Power, controllata al 50%. Operazioni maggiori, come quella che concludiamo oggi, coinvolgono sempre i nostri soci e richiedono tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti