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Manovra in cerca di fondi. Proposta delle banche per evitare il rincaro Irap

20/07/2022 l' Aula del Senato vuota (ROMA - 2022-07-22, Stefano Carofei) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)

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Gli istituti rinuncerebbero a 600 milioni di deduzioni fiscali, ma il governo è scettico. Forza Italia ripesca gli emendamenti di Lotito
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ROMA - La controproposta è stata inviata nelle scorse ore al viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Vale 600 milioni in tre anni, lo stesso importo che il governo ha messo in conto di incassare aumentando l’Irap sulle grandi banche del 2,5%, mezzo punto in più rispetto all’incremento inserito nella manovra. Ma se il risultato è lo stesso, quello che separa l’offerta dell’Abi dalla traccia dell’esecutivo è la natura della soluzione.

I banchieri, infatti, sono disposti a fare un “sacrificio” aggiuntivo, ma lo strumento - è il ragionamento - non può essere l’aggravio di un prelievo fiscale che dal primo gennaio dell’anno prossimo si farà già più importante proprio per via della legge di bilancio. Ecco perché sul tavolo della trattativa con il Mef è stata ri…

ROMA - La controproposta è stata inviata nelle scorse ore al viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Vale 600 milioni in tre anni, lo stesso importo che il governo ha messo in conto di incassare aumentando l’Irap sulle grandi banche del 2,5%, mezzo punto in più rispetto all’incremento inserito nella manovra. Ma se il risultato è lo stesso, quello che separa l’offerta dell’Abi dalla traccia dell’esecutivo è la natura della soluzione.

I banchieri, infatti, sono disposti a fare un “sacrificio” aggiuntivo, ma lo strumento - è il ragionamento - non può essere l’aggravio di un prelievo fiscale che dal primo gennaio dell’anno prossimo si farà già più importante proprio per via della legge di bilancio. Ecco perché sul tavolo della trattativa con il Mef è stata riversata un’idea alternativa. Allunga il congelamento delle deduzioni delle Dta (imposte differite attive), estendendo quindi il meccanismo introdotto dal governo con l’ultima Finanziaria per il 2025-206.

In sintesi: pagare più tasse no, versarne di più prima (e meno dopo) sì. La palla passa alla controparte. La prima reazione, a caldo, è improntata allo scetticismo. Lo schema proposto dall’Abi è stata già scartato a settembre, quando è partito il cantiere della manovra per il 2026. Le stesse ragioni che allora avevano indotto a scegliere altre misure vengono riproposte adesso. Sono due. La prima riguarda l’equilibrio dei conti pubblici. Grazie all’anticipo fiscale da parte degli istituti, il governo avrebbe a disposizione le risorse che servono a cancellare l’incremento del 2% dell’imposta per le holding non finanziarie, come chiede Forza Italia. E potrebbe fare a meno di aumentare l’Irap al 2,5% sugli istituti di credito più grandi.

Ma per un problema risolto subito se ne aprirebbe uno per il futuro: a un gettito più consistente nell’immediato, dato dal blocco dello sconto sulle tasse, si contrapporrebbe un flusso di entrate più debole nei prossimi anni, quando le deduzioni tornerebbero possibili.

La seconda motivazione che frena i tecnici del governo è legata all’Europa. Nello specifico a una possibile contrarietà a norme che introducono un’eccessiva flessibilità negli impegni sul bilancio. Il dossier sarà esaminato nei prossimi giorni, mentre i banchieri potrebbero parlarne tra di loro al comitato di presidenza dell’Abi in programma domani.

Il tempo stringe. Il nuovo intervento sulle banche serve all’esecutivo per completare la lista delle coperture delle correzioni alla manovra. Solo così l’esame al Senato potrà entrare nel vivo. Oggi pomeriggio, il governo incontrerà singolarmente i gruppi parlamentari a Palazzo Madama: l’obiettivo è sfoltire il fascicolo degli oltre 400 emendamenti segnalati. Nelle ultime ore, la maggioranza ne ha sostituito trentadue: le proposte ripescate hanno rimpiazzato quelle dichiarate inammissibili per materia e altre che erano state ritenute prioritarie precedentemente.

Tra i più attivi il senatore di FI, Claudio Lotito. Porta avanti 14 richieste, dalle sanzioni ridotte per chi omette o ritarda il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali dei lavoratori alla possibilità per i titolari di partita Iva di accedere al concordato 2025-2026 anche se sono decaduti dall’edizione precedente.

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