La Bce ferma l'emendamento sull'oro: "Il governo non può dare istruzioni a Bankitalia". FdI insiste
di Giuseppe ColomboROMA - Giù le mani dall’oro della Banca d’Italia. L’altolà arriva da Christine Lagarde. È la presidente della Bce a firmare il parere dell’Eurotower sulle riserve auree di via Nazionale che un emendamento alla manovra di Fratelli d’Italia vuole assegnare al “popolo italiano”. Nel documento, che Repubblica ha potuto visionare, si sottolinea che la detenzione e la gestione dell’oro rientra nelle competenze del Sistema europeo delle banche centrali, di cui fa parte anche Bankitalia. Da qui una serie di considerazioni che obbligano a rispettare “pienamente” il trattato di funzionamento dell’Unione europea e “in particolare l’indipendenza della Banca d’Italia”. Ma i meloniani tengono il punto e rilanciano: “La nostra proposta non lede l’autonomia di Bankitalia”, né configura “un’improbabile violazione dei trattati europei”, dice il deputato Francesco Filini, responsabile nazionale del programma del partito.
ROMA - Giù le mani dall’oro della Banca d’Italia. L’altolà arriva da Christine Lagarde. È la presidente della Bce a firmare il parere dell’Eurotower sulle riserve auree di via Nazionale che un emendamento alla manovra di Fratelli d’Italia vuole assegnare al “popolo italiano”. Nel documento, che Repubblica ha potuto visionare, si sottolinea che la detenzione e la gestione dell’oro rientra nelle competenze del Sistema europeo delle banche centrali, di cui fa parte anche Bankitalia. Da qui una serie di considerazioni che obbligano a rispettare “pienamente” il trattato di funzionamento dell’Unione europea e “in particolare l’indipendenza della Banca d’Italia”. Ma i meloniani tengono il punto e rilanciano: “La nostra proposta non lede l’autonomia di Bankitalia”, né configura “un’improbabile violazione dei trattati europei”, dice il deputato Francesco Filini, responsabile nazionale del programma del partito.
Le influenze su Bankitalia
Il parere, trasmesso al ministero dell’Economia martedì sera, si sofferma più volte sul ruolo inviolabile di Bankitalia, all’interno del Sistema delle banche centrali europee (Sebc), così come sancito dai trattati Ue. Nello specifico viene ricordato che nell’assolvere il compito di “detenere e gestire” le riserve auree, “né la Bce, né una banca nazionale centrale, compresa la Banca d’Italia, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni, tra l’altro, dai governi degli Stati membri”.
Di più. Il “memo” ai governi riguarda l’impegno “a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle banche centrali nazionali, compresa la Banca d’Italia, nell’assolvimento dei loro compiti”.
Andando più nel dettaglio del merito della richiesta di FdI, la Bce richiama innanzitutto un parere già espresso nel 2019 su un’analoga proposta di legge italiana per spiegare che “molte delle osservazioni formulate” allora “corrispondono a quelle formulate nel presente parere”. E ricorda appunto che la questione della proprietà giuridica (detenzione e gestione) delle riserve auree “riguarda, in ultima analisi, le competenze del Sebc ai sensi del trattato” sul funzionamento dell’Unione europea. Sempre il trattato in questione garantisce l’indipendenza delle banche centrali, compresa Bankitalia “nell’assolvimento dei loro compiti”.
ll concetto di proprietà non è contemplato. ll trattato, infatti, non utilizza questa nozione. Si riferisce - si legge in un altro passaggio del parere - “piuttosto alla dimensione della detenzione e della gestione in via esclusiva delle riserve”.
Nelle quattro pagine del documento, l’accento è posto ancora sulle banche centrali e in particolare sulla previsione di “adottare decisioni, in completa autonomia, relative alla detenzione, alla conservazione, alla disposizione, alla negoziazione e alla gestione quotidiana, nonché a lungo termine, delle riserve in valuta estera, anche comprando e vendendo oro a titolo definitivo, a pronti e a termine, e con operazioni di pronti contro termine”.
Si fa riferimento anche al fatto che il trasferimento delle riserve dallo stato patrimoniale della Banca d’Italia allo Stato eluderebbe il divieto di finanziamento monetario che impedisce alla banca centrale di finanziare il settore pubblico.
La Bce, inoltre, osserva che “ove le autorità italiane considerino necessario chiarire la proprietà giuridica delle riserve auree, la Banca d’Italia deve essere consultata al fine di assicurare che i requisiti imposti dal trattato e in particolare l’indipendenza della Banca d’Italia stabilita dal trattato continuino a essere pienamente rispettati”.
Da qui si arriva alla conclusione di “riconsiderare la proposta” perché - si legge ancora - “non è chiaro alla Bce quale sia la concreta finalità”. Tra le annotazioni anche l’assenza di una relazione illustrativa “che ne illustri la ratio”. E in ogni caso va preservato “l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al Sebc della Banca d’Italia ai sensi del trattato" europeo.
La consultazione
Il parere della Bce fa riferimento a due richieste ricevute dal Mef rispettivamente il 28 novembre e il primo dicembre. Due richieste perché l’emendamento di FdI è stato nel frattempo riscritto: nella seconda versione è stato cancellato il passaggio sul trasferimento delle riserve auree da Bankitalia allo Stato, contenuto invece nella prima formulazione.
Ma l’Eurotower esprime forti dubbi anche sulla versione più annacquata dell’emendamento che, pur riconoscendo il ruolo di detenzione e gestione delle riserve da parte di Bankitalia, chiede comunque che la gestione delle riserve si interpreti “nel senso che le riserve auree appartengono al popolo italiano”.
La replica di Fratelli d’Italia
I meloniani si dicono sorpresi “per l’allarmismo nato intorno all’emendamento e che” - sottolinea Filini - ribadisce un principio normale e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano”. E sulla violazione dell’indipendenza di Bankitalia così come dei trattati Ue, il parlamentare di FdI tira in ballo la Francia: "Se così fosse - prosegue - anche la Banca Centrale francese dovrebbe trovarsi nella stessa situazione perché il Codice monetario e finanziario francese stabilisce esplicitamente all'articolo 141-2 che la Banca francese ha la missione di detenere e gestire le riserve in oro dello Stato”.
Ancora: “Si fa fatica a comprendere la polemica, ma soprattutto non si capisce se c'è qualcuno che in Italia o in Europa sostenga che l'oro detenuto nella Banca d'Italia non sia di proprietà degli italiani. D'altro canto, la proposta non mette in discussione l'autonomia di Bankitalia al pari della stessa normativa francese che infatti non è mai stata intesa come lesiva dell'autonomia della Banca francese.