ROMA – Ancora caos attorno a Opzione donna. L’emendamento Mancini di Fratelli d’Italia, che provava a riportare in vita l’unico canale di flessibilità in uscita per le lavoratrici cancellato dal governo Meloni, è stato di nuovo dichiarato inammissibile dalla commissione Bilancio del Senato. Mancano le coperture. I 90 milioni stimati dalla senatrice Paola Mancini per allargare la platea delle disoccupate – conteggio ottenuto dalla Ragioneria – non bastano a blindare la proposta, perché rischiano di bruciare il fondo da 100 milioni riservato ai parlamentari per le modifiche alla manovra.
Il ripescaggio “verosimile”
Eppure, nel giro di poche ore, si riapre uno spiraglio. «Quando è questione di oneri è rimediabile», assicura il capogruppo FdI al Senato Lucio Malan dopo l’incontr…
ROMA – Ancora caos attorno a Opzione donna. L’emendamento Mancini di Fratelli d’Italia, che provava a riportare in vita l’unico canale di flessibilità in uscita per le lavoratrici cancellato dal governo Meloni, è stato di nuovo dichiarato inammissibile dalla commissione Bilancio del Senato. Mancano le coperture. I 90 milioni stimati dalla senatrice Paola Mancini per allargare la platea delle disoccupate – conteggio ottenuto dalla Ragioneria – non bastano a blindare la proposta, perché rischiano di bruciare il fondo da 100 milioni riservato ai parlamentari per le modifiche alla manovra.
Il ripescaggio “verosimile”
Eppure, nel giro di poche ore, si riapre uno spiraglio. «Quando è questione di oneri è rimediabile», assicura il capogruppo FdI al Senato Lucio Malan dopo l’incontro con il governo. «Un ripescaggio è verosimile, se si trovano coperture», aggiunge. Una rincorsa continua che testimonia l’imbarazzo della maggioranza. La stessa che ha affossato Opzione donna in nome della tenuta dei conti e che ora tenta di rianimarla in extremis, sotto la pressione di migliaia di lavoratrici e di un tema che attraversa tutto l’arco parlamentare.
Criteri più equi
L’emendamento Mancini, già bocciato una prima volta e poi riammesso, avrebbe introdotto criteri più equi. Non più solo le licenziate da aziende in crisi con tavolo aperto al ministero delle Imprese, ma anche le donne costrette a lasciare il lavoro per scadenza del contratto, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale assistita. Paletti che avrebbero ampliato un canale precipitato dalle 24mila uscite del 2022 alle 4.800 dell’anno scorso, dopo le restrizioni volute dalla destra.
Ma l’opposizione parla di «presa in giro». Per Ilenia Malavasi (Pd) è «un gioco delle tre carte: game over». Chiara Appendino (M5S) attacca: «Ancora inammissibile perché senza coperture. Basta copiare il nostro emendamento». C’è tempo fino ad oggi alle 15 per nuove riformulazioni. Il futuro di Opzione donna, ancora una volta, è appeso a un filo.