Economia

WhatsApp finisce nel mirino dell’Antitrust Ue. Dubbi sull’implementazione di Meta AI

WhatsApp finisce nel mirino dell’Antitrust Ue. Dubbi sull’implementazione di Meta AI

L’autorità italiana sta già indagando sul colosso tech, sospettato di aver sfruttato la sua posizione dominante per integrare l’intelligenza artificiale nell’app di messaggistica senza il consenso dell'utente

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MILANO – Dopo l’Italia, anche l’Europa si muove su WhatsApp. La Commissione ha aperto un’indagine antitrust sulle nuove politiche che regolano l’accesso all’app di messaggistica dei fornitori di servizi di intelligenza artificiale, intravedendo il rischio di una violazione alle regole Ue di concorrenza sui mercati.

Timori per la competitività nei servizi di IA

Il nodo sono i nuovi termini e condizioni per utenti business annunciati lo scorso ottobre da Meta, i WhatsApp Business Application Programming Interface terms, che vietano ai fornitori di servizi di intelligenza artificiale – per cui l’assistente alimentato dall’IA è il principale prodotto offerto – di utilizzare WhatsApp Business Solution, lo strumento che consente alle imprese di comunicare con i clienti tramite l’app di messaggistica.

L’offerta di WhatsApp, infatti, oggi non si limita alle sole chat crittografate a cui la piattaforma deve la propria fama, ma garantisce a diversi provider un canale diretto per proporre i propri servizi alimentati dall’intelligenza artificiale.

Tra questi c’è, ovviamente, anche la casa madre, Meta, che ha messo a disposizione degli utenti il chatbot e assistente virtuale che suggeriscono il testo per comporre i messaggi. Ma se Meta AI proseguirà le sue attività indisturbato anche sotto le nuove regole, altri servizi simili potrebbero essere bloccati.

E sebbene i concorrenti possano comunque utilizzare strumenti di IA per funzioni ausiliarie o di supporto, come i messaggi automatici, la Commissione teme che la nuova politica limiti la capacità dei fornitori terzi di raggiungere i propri clienti tramite WhatsApp. Il rischio, in altre parole, è di creare un ostacolo alla concorrenza sul mercato.

Niente Dma, ma tradizionali leggi Antitrust

La nuova indagine, dunque, non si fonda sulle leggi europee dedicate ai mercati digitali (il cosiddetto Digital market Act, Dma), al centro degli attacchi dell’amministrazione Trump. Ma piuttosto sulle tradizionali leggi antitrust dell’Ue, che vietano l'abuso di posizione dominante (articolo 102 del Tfue e 54 dell’European economic area agreement).

Un portavoce di WhatsApp ha definito le accuse “prive di fondamento”, aggiungendo che la crescente diffusione di chatbot di intelligenza artificiale sull’app genera un sovraccarico dei sistemi, “che non sono stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo”.

“Il settore dell’IA è altamente competitivo e le persone possono accedere ai servizi che preferiscono in molti modi diversi: tramite app store, motori di ricerca, servizi email, integrazioni con terze parti e sistemi operativi”, conclude il portavoce.

Il faro dell’autorità tricolore

L’Antitrust italiana sta già indagando su Meta, sospettata di aver sfruttato la sua posizione dominante per integrare l’IA in WhatsApp senza il consenso dell'utente. Secondo l’autorità, le modifiche apportate “potrebbero limitare la produzione, l'accesso al mercato o gli sviluppi tecnici nel mercato dei servizi di chatbot basati sull'IA”.

L'indagine Ue, specifica la Commissione, riguarderà lo spazio economico europeo esclusa l'Italia, per evitare sovrapposizioni con il procedimento tricolore.

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