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Solo mezzo punto di crescita e salari reali più poveri di 9 punti rispetto al 2021: i dati Istat

(ansa)

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Nel 2026 il Pil salirà dello 0,8% ma senza Pnrr sarebbe recessione, secondo le stime della Corte dei Conti. Impatto negativo dell’export a causa dei dazi
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ROMA – Dazi, inflazione, dollaro debole. Nelle previsioni economiche Istat sull’Italia tutte le questioni vengono messe sul tavolo. Ed emerge ancora una volta con chiarezza che il Paese cresce troppo poco e i salari reali addirittura diminuiscono se confrontati con il potere d’acquisto del 2021. L’aumento dei prezzi degli scorsi anni non è stato assorbito dagli adeguamenti contrattuali e la crescita è stata frenata dalle tensioni commerciali causate dalle politiche aggressive – e incerte – di Donald Trump.

Pil ed export

Nel suo report l’Istat conferma che il Pil nel 2025 si attesterà al +0,5%, meno delle stime più ottimiste che hanno tenuto banco fino a metà anno, e nel 2026 al +0.8%. L'incremento del Pil, nel biennio verrebbe sostenuto int…

ROMA – Dazi, inflazione, dollaro debole. Nelle previsioni economiche Istat sull’Italia tutte le questioni vengono messe sul tavolo. Ed emerge ancora una volta con chiarezza che il Paese cresce troppo poco e i salari reali addirittura diminuiscono se confrontati con il potere d’acquisto del 2021. L’aumento dei prezzi degli scorsi anni non è stato assorbito dagli adeguamenti contrattuali e la crescita è stata frenata dalle tensioni commerciali causate dalle politiche aggressive – e incerte – di Donald Trump.

Pil ed export

Nel suo report l’Istat conferma che il Pil nel 2025 si attesterà al +0,5%, meno delle stime più ottimiste che hanno tenuto banco fino a metà anno, e nel 2026 al +0.8%. L'incremento del Pil, nel biennio verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+1,1 punti percentuali in entrambi gli anni), mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo (-0,6 e -0,2 %). Il calo delle esportazioni è imputabile ai dazi di Washington, alla fine dell’effetto scorte esauritosi nel secondo trimestre, alla debolezza del dollaro e all’apprezzamento dell’euro. La domanda interna sarà un fattore di sostegno del Pil anche nel 2026 (+1,1%). “La ripresa del commercio estero vedrebbe anche per il 2026 un maggior dinamismo delle importazioni rispetto alle esportazioni, pur in un quadro di maggior vivacità di queste ultime – segnala l’Istat – ne consegue un contributo ancora negativo (-0,2 p.p.), seppure in attenuazione rispetto al 2025 (-0,6 p.p.), della domanda estera netta alla crescita del Pil”.

Salari reali e occupazione

La buona notizia è che quest’anno le retribuzioni monetarie crescono più velocemente dei prezzi, con un +2,9% di quelle pro capite atteso a fine anno. Resta però ancora un profondo solco da colmare rispetto all'inflazione registrata dopo la pandemia. "Le retribuzioni contrattuali in termini reali a settembre 2025 risultano inferiori dell'8,8% rispetto ai livelli registrati a gennaio 2021 – segnala l’ente – In generale, nel terzo trimestre del 2025, si legge, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali ha mostrato un rallentamento rispetto al trimestre precedente, pur mantenendosi al di sopra del tasso di inflazione. La decelerazione della dinamica salariale è causata dalla sostanziale stabilità nei servizi privati e dal significativo rallentamento nel settore industriale, compensata solo in parte dalla lieve accelerazione nel comparto pubblico, a seguito dell'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale". Nel 2026 la crescita delle retribuzioni pro capite è attesa in leggera decelerazione (+2,4%), riducendo i margini di recupero del potere d'acquisto perso nel biennio 2022-2023.

Cresce anche l’occupazione, seppur con le dinamiche ormai note che tengono fuori dal mercato del lavoro i più giovani. Nelle sue previsioni economiche per il 2025-2026, l'Istat rivela che l'occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (Ula), segnerebbe un incremento superiore a quello del Pil (+1,3% nel 2025 e +0,9% nel 2026) accompagnato da un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (6,2% nel 2025 e 6,1% nel 2026). Dopo la discesa dei prezzi nel corso del 2025, nel 2026 ci si attende un ulteriore rallentamento della dinamica inflazionistica, favorito dal calo dei listini dei beni energetici e da una stabilizzazione della crescita della domanda su ritmi moderati. Nel breve periodo, si legge ancora, "emergono segnali ancora positivi dalla domanda di lavoro. Nel terzo trimestre 2025, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, calcolato per il totale delle imprese con dipendenti, è rimasto invariato all'1,8% come nei primi due trimestri dell'anno.

Senza Pnrr è recessione

La Corte dei Conti, nella relazione semestrale sullo stato di avanzamento del Pnrr, mettono in luce l’impatto positivo delle risorse del programma europeo sul Pil. Finanziamenti e progetti fanno crescere l’Italia dello “0,9% nel 2025, per poi salire a 1,7 punti nel 2026 e a 1,8 nel 2027”. Con l’Istat che certifica una crescita dello 0,5% quest’anno e 0,8% l’anno prossimo, emerge quindi che senza gli investimenti del Pnrr sarebbe recessione.

"Il Pnrr – scrivono le Sezioni riunite in sede di controllo – è stato uno stimolo importante per spostare la struttura della spesa pubblica italiana in una direzione maggiormente attenta alle prospettive di sviluppo. Sebbene la necessità di rispettare i tempi abbia progressivamente ridimensionato il peso degli investimenti pubblici all'interno del Piano, probabilmente limitandone la portata rispetto alle ambizioni iniziali, appare importante che questa attenzione al tema delle infrastrutture venga preservata anche in futuro, soprattutto considerando che nel frattempo la macchina amministrativa è stata rodata e che i progetti più importanti e con maggiore impatto sulla crescita di lungo periodo sono stati selezionati".

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