ROMA - La spinta arriva da Palazzo Chigi. Spunta in un documento dei tecnici del Mef - visionato da Repubblica - che sintetizza l’istruttoria in corso sulle correzioni alla manovra. Ecco il pressing: l’emendamento di Fratelli d’Italia per assegnare l’oro di Bankitalia «al popolo italiano» è contrassegnato come «segnalato Pcm». Pcm: Presidenza del consiglio dei ministri. Tradotto: una corsia preferenziale. Di più: in un modo o nell’altro, «il riferimento alla Nazione», come lo chiamano i meloniani, deve entrare nella legge di bilancio. A chiederlo potrebbero essere anche i leghisti: il partito di Matteo Salvini sta pensando di sottoscrivere la proposta degli alleati.
L’indicazione di Chigi e la tentazione del Carroccio marcano i lavori in corso a…
ROMA - La spinta arriva da Palazzo Chigi. Spunta in un documento dei tecnici del Mef - visionato da Repubblica - che sintetizza l’istruttoria in corso sulle correzioni alla manovra. Ecco il pressing: l’emendamento di Fratelli d’Italia per assegnare l’oro di Bankitalia «al popolo italiano» è contrassegnato come «segnalato Pcm». Pcm: Presidenza del consiglio dei ministri. Tradotto: una corsia preferenziale. Di più: in un modo o nell’altro, «il riferimento alla Nazione», come lo chiamano i meloniani, deve entrare nella legge di bilancio. A chiederlo potrebbero essere anche i leghisti: il partito di Matteo Salvini sta pensando di sottoscrivere la proposta degli alleati.
L’indicazione di Chigi e la tentazione del Carroccio marcano i lavori in corso al Tesoro e alla Ragioneria. Dopo l’altolà della Bce alla proposta di FdI, i Dipartimenti del ministero dell’Economia stanno confezionando la riformulazione del testo a prima firma del capogruppo a Palazzo Madama, Lucio Malan. Il primo si sta occupando della riscrittura, in sintonia con la Banca d’Italia. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di tenere il punto sulla detenzione e la gestione dei lingotti in capo a via Nazionale, come ricordato dall’Eurotower, specificando che queste funzioni sono esercitate in nome del popolo italiano, per venire così incontro alla richiesta dei Fratelli. Alla Ragioneria dello Stato spetterà invece apporre la bollinatura. In mezzo una consultazione con Francoforte per un via libera preventivo.
È in questi passaggi che si colloca il “memo” di Palazzo Chigi. L’obiettivo è evitare un annacquamento della norma. L’intenzione di portare l’emendamento fino in fondo si evince chiaramente anche dai passaggi riportati nel dossier del ministero. La prima versione della misura, che chiedeva il trasferimento delle riserve auree allo Stato, arriva alla Ragioneria il 19 novembre. Otto giorni dopo è il Tesoro a scrivere che il via libera del Parlamento configurerebbe «un esproprio». Nelle stesse ore, il ministero trasmette la richiesta del parere alla Bce. Lo rifarà il primo dicembre, perché nel frattempo i meloniani hanno riscritto la proposta. Versione soft: le riserve auree non passano più allo Stato, ma la detenzione e la gestione da parte di Bankitalia vanno interpretate «nel senso che» i lingotti «appartengono al popolo italiano». Soprattutto sulla nuova formulazione viene apposta l’etichetta del «segnalato Pcm». È con questa formula che il testo ritorna al Tesoro e alla Ragioneria, dove ora aspetta il restyling.
La pressione sulla riscrittura potrebbe farsi ancora più forte nei prossimi giorni, quando la commissione Bilancio del Senato riprenderà i lavori sulla Finanziaria: i senatori della Lega sono pronti a unirsi all’iniziativa dei colleghi di FdI. Ad aggiungere, quindi, le loro firme in fondo all’emendamento. Non solo. La traccia dell’oro agli italiani potrebbe animare presto una serie di iniziative dei parlamentari del Carroccio. Un primo schema è stato già abbozzato. «Tutto pur di portare a casa il risultato», spiega un leghista di peso. Un altro avviso al Mef.