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La passione per le banche delle Casse di previdenza

L'ingresso della Borsa Italiana, a Piazza Affari a Milano

 

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Faro dei Pm sul ruolo degli enti nel risiko. A fine 2024, gli investimenti italiani erano per oltre il 55% nel ramo finanziario. Ma c’è chi pensa che questi soggetti, con la loro potenza di fuoco da oltre 125 miliardi, possano fare di più per l’economia domestica
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Grandi protagoniste della stagione (probabilmente non ancora terminata) del risiko bancario, le Casse previdenziali finiscono anche nell’inchiesta della Procura milanese sulla scalata di Mps a Mediobanca. Procedimento nell’ambito del quale sono indagati, con l’ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e l’ad dell’istituto senese Luigi Lovaglio.

I Pm sottolineano «l’evidente impatto» degli investimenti delle Casse nella realizzazione del piano di Montepaschi. In particolare, viene citato il loro peso, pari al 5% circa del capitale di Mediobanca, nel far naufragare l’offerta su Banca Generali. In occasione dell’assemblea dell’istituto milanese del 21 agosto chiamata ad approvare l’operazione, Enpam (medici) con quasi il 2% del capitale, Cassa forense con l’1% e Enasarco (agenti di commercio), al 2,34% tramite la piattaforma Miria, avevano optato per l’astensione. Spianando così la strada all’offerta, poi …

Grandi protagoniste della stagione (probabilmente non ancora terminata) del risiko bancario, le Casse previdenziali finiscono anche nell’inchiesta della Procura milanese sulla scalata di Mps a Mediobanca. Procedimento nell’ambito del quale sono indagati, con l’ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e l’ad dell’istituto senese Luigi Lovaglio.

I Pm sottolineano «l’evidente impatto» degli investimenti delle Casse nella realizzazione del piano di Montepaschi. In particolare, viene citato il loro peso, pari al 5% circa del capitale di Mediobanca, nel far naufragare l’offerta su Banca Generali. In occasione dell’assemblea dell’istituto milanese del 21 agosto chiamata ad approvare l’operazione, Enpam (medici) con quasi il 2% del capitale, Cassa forense con l’1% e Enasarco (agenti di commercio), al 2,34% tramite la piattaforma Miria, avevano optato per l’astensione. Spianando così la strada all’offerta, poi a settembre chiusa con successo, di Mps, istituto che vede tra i soci di maggiore peso il gruppo Caltagirone, la Delfin della famiglia Del Vecchio (anche soci di Mediobanca) e il Tesoro. Ad allertare la Procura «sull’anomalia degli acquisti in azioni Mediobanca operati da alcune Casse sottoposte a vigilanza pubblica, apparsi finalizzati a sostenere Mps», erano stati gli esposti ai Pm del socio di Montepaschi Giuseppe Bivona e l’esposto indirizzato a giugno a Consob dalla stessa Mediobanca, allora ancora guidata da Alberto Nagel.

All’inizio di luglio, invece, il Financial Times aveva sottolineato come l’investimento di Enasarco in Piazzetta Cuccia avesse raggiunto da solo quasi il 70% della porzione di patrimonio dedicata alle azioni europee. L’autorità maltese del risparmio gestito aveva fatto suonare l’allarme, dopodiché Miria aveva parzialmente ridotto la quota in Mediobanca (il cui valore si era impennato per la corsa dei prezzi) dal 2,52% al 2,34% dell’assemblea di agosto. Lo stesso ente ha poi aderito all’offerta di Montepaschi tranne che per una piccolissima quota dello 0,008% di Piazzetta Cuccia, come emerge dal verbale dell’assemblea di Mediobanca del 28 ottobre. A quest’ultima assise non hanno preso parte né Enpam né Cassa forense, che hanno consegnato tutte le loro azioni a Mps. Chi ha aderito all’operazione ha ricevuto in cambio anche titoli di Montepaschi, banca di cui gli enti dei medici e degli agenti di commercio ad aprile risultavano soci di peso (con quote messe insieme appena sotto il 5% all’epoca). A fine luglio, inoltre, la Guardia di finanza aveva acquisito documenti di Enasarco ed Enpam.

Quest’ultimo aveva replicato che «investe nel settore bancario da diversi anni, ottenendo cospicui rendimenti a vantaggio dei medici» e che lo fa non direttamente ma attraverso «soggetti di mercato», a quanto risulta gli intermediari Eurizon e Anima. Enpam ha in portafoglio anche lo 0,5% circa di Intesa Sanpaolo e l’1,99% di Banco Bpm, rientrante nel patto di consultazione sul 6,51% del gruppo al quale partecipano anche Cassa Forense e Inarcassa (ingegneri e architetti). L’accordo era nato in origine per creare un nocciolo duro di azionisti a difesa dell’italianità, che sarà da vedere come si comporterà davanti a una possibile alleanza tra il Banco e il Crédit Agricole. Fuori dal patto c’è Enasarco che, dopo essere salita nei mesi scorsi sopra il 3% della ex Popolare milanese, oggi dovrebbe possedere circa l’1,4% del capitale.

In attesa di capire cosa emergerà dall’inchiesta milanese, una cosa è certa: finora le partecipazioni nelle banche, tra dividendi e plusvalenze legate alle corsa dei prezzi, hanno fruttato alle Casse centinaia di milioni. Basti pensare che i 400 e i 300 milioni circa investiti rispettivamente da Enpam ed Enasarco nel settore del credito sono arrivati a valere più di 1 miliardo per ciascuno degli enti (su un patrimonio da oltre 30 miliardi per i medici e da oltre 10 per gli agenti di commercio). Del resto, come emerge dalla fotografia della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione con compiti di controllo su investimenti e patrimonio degli enti di previdenza), le Casse hanno una vera e propria passione per il comparto.

Gli investimenti italiani degli enti previdenziali

Alla fine del 2024, la finanza e soprattutto le banche pesavano per il 55,7 e per il 58,3% sul totale dei titoli italiani rispettivamente obbligazionari e azionari in portafoglio. Banche a parte, c’è chi ritiene che le Casse, con la loro potenza di fuoco da oltre 125 miliardi di attivi, dovrebbero puntare di più sull’economia italiana. Nel 2024, gli investimenti domestici degli enti sono leggermente scesi al 38,4% del patrimonio totale, per un ammontare quindi di 48,1 miliardi, dal 38,6% del 2023 (quasi 44 miliardi). Alberto Franceschini, presidente di Ambromobiliare, ha stimato che, «con la moral suasion delle autorità di vigilanza», si potrebbero convogliare 8 miliardi dalle Casse verso i mercati azionari italiani, che andrebbero ad aggiungersi ad altri 8 miliardi potenzialmente in arrivo dai fondi pensione e a ben 40 miliardi che potrebbero essere versati dalle assicurazioni, per un totale di 56 miliardi. Una cifra che senza dubbio farebbe comodo alla Borsa milanese, alle prese con le sempre più numerose uscite di grandi società attraverso il meccanismo del delisting, a fronte degli ingressi, in numero comunque minore, di imprese più piccole.

Anche il governo sta cercando di fare in modo che le Casse puntino di più sull’economia italiana. Non a caso, dovrebbe essere proprio questo lo spirito dell’atteso regolamento del Mef sugli investimenti degli enti previdenziali da anni ormai in gestazione. Sembrava pronto in estate ma all’ultimo momento la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è slittata. Pare si sia resa necessaria un’ulteriore riflessione, anche alla luce del malcontento di alcune Casse (tra queste, c’è chi cita Enasarco) che vedono l’intervento come una eccessiva invasione di campo. Ora pare che il regolamento sia pronto e che il sottosegretario all’Economia Federico Freni aspetti il momento giusto per sottoporlo al ministro Giancarlo Giorgetti.

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