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Dal clima all’Egitto minacce al pomodoro

Bottles filled with tomato polpa are transported on an assembly line at the factory of Italian chopped tomatoes or polpa company 'Mutti' near Parma, northern Italy, on September 11, 2019. - The 'Mutti' company was founded 120 years ago. Last year, the group, which now employs more than 500 people to which are added 1,200 seasonal workers in summer, has recorded sales of 308 million euros, with an increase of 16.7 percent over a year. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (afp)

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L’industria si conferma strategica e riconquista il secondo posto globale per la trasformazione Ma deve fare i conti con nuove sfide di mercato
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La filiera del pomodoro si conferma strategica per il sistema Italia. Nel primo semestre di quest’anno le performance sono state soddisfacenti. Sono cresciute le esportazioni, nonostante un calo rispetto al 2024 e una concorrenza straniera sempre più aggressiva. L’Italia consolida il primato mondiale nell’export di derivati di pomodoro destinati al consumatore finale, con un valore di 3 miliardi di euro raggiunto nel 2024. Non mancano, però, le insidie. Arrivano non soltanto da Spagna e Portogallo, ma anche dall’Egitto, dove la produzione è in costante aumento. Se è vero che questo non ha impedito al nostro Paese di riprendersi il secondo posto nel mondo nell’attività di trasformazione di pomodoro, alle spalle degli Stati Uniti e prima della Cina, non bisogna farsi illusioni. Occorre, infatti, fare i conti con una serie di fattori che potrebbero mettere a rischio la competitività del settore. A cominciare dall’impatto dei dazi Usa sulle conserve di pomodoro, che rischia di essere ulte…

La filiera del pomodoro si conferma strategica per il sistema Italia. Nel primo semestre di quest’anno le performance sono state soddisfacenti. Sono cresciute le esportazioni, nonostante un calo rispetto al 2024 e una concorrenza straniera sempre più aggressiva. L’Italia consolida il primato mondiale nell’export di derivati di pomodoro destinati al consumatore finale, con un valore di 3 miliardi di euro raggiunto nel 2024. Non mancano, però, le insidie. Arrivano non soltanto da Spagna e Portogallo, ma anche dall’Egitto, dove la produzione è in costante aumento. Se è vero che questo non ha impedito al nostro Paese di riprendersi il secondo posto nel mondo nell’attività di trasformazione di pomodoro, alle spalle degli Stati Uniti e prima della Cina, non bisogna farsi illusioni. Occorre, infatti, fare i conti con una serie di fattori che potrebbero mettere a rischio la competitività del settore. A cominciare dall’impatto dei dazi Usa sulle conserve di pomodoro, che rischia di essere ulteriormente appesantito dalle tariffe imposte sui prodotti inscatolati in alluminio e acciaio, e dalle restrizioni all’uso di fitofarmaci imposte dall’Unione europea.

Le luci e le ombre

I dati della ricerca realizzata dal gruppo The European House Ambrosetti per l’Associazione italiana industriali conserve alimentari vegetali (Anicav) descrivono un settore che finora è riuscito a reggere i colpi di una concorrenza agguerrita sul piano dei prezzi, ma lontana anni luce dagli standard di qualità dei prodotti made in Italy. La campagna di trasformazione del pomodoro 2025 in Italia si è chiusa con una produzione di circa 5,8 milioni di tonnellate, in leggero aumento rispetto al 2024, ma inferiore del 10% rispetto al programmato. Il nostro Paese rappresenta il 14,4% della produzione mondiale e il 53,8% del trasformato europeo, forte di 79mila ettari di superficie coltivata in cui sono impiegati 35mila addetti, di cui 10mila fissi e 25mila stagionali. Nel 2024, anno per il quale sono disponibili dati definitivi, sui mercati esteri sono stati conseguiti risultati positivi sia in volume (+6,5%) che in valore (+3,8%). La trasformazione industriale ha raggiunto un fatturato di 5,5 miliardi di euro.

Il peso dei dazi

Nel primo semestre di quest’anno è stata registrata una riduzione dell’export in volume (-3,6%) e in valore (-10,7%) rispetto allo stesso periodo del 2024, legata per lo più all’incertezza generata dall’introduzione dei dazi Usa. Da questo punto di vista, l’impatto è stato considerevole. Fino all’anno scorso, infatti, le esportazioni negli Stati Uniti erano sottoposte ad una tassazione fra il 6% e il 12%, a seconda dei formati e delle referenze. Adesso si è passati al 15% su tutti i prodotti. Tuttavia, è l’Europa, con in testa la Germania, il principale mercato di sbocco dei derivati di pomodoro made in Italy. Significative, però, sono anche le quote di prodotti esportate nel Regno Unito, in Giappone e Australia e, per l’appunto, negli Stati Uniti.

Vendite al dettaglio al palo

Sul fronte del consumo interno, invece, nel canale di vendita al dettaglio, il primo semestre di quest’anno ha fatto registrare una stagnazione dei consumi rispetto allo scorso anno, con una lieve contrazione delle quote di mercato sia in termini di volume (-0,4%) che di valore (-0,5%). La flessione maggiore ha riguardato la polpa e il pelato intero. Il prodotto piu venduto rimane la passata di pomodoro. Rappresenta il 63,4% del mercato dei derivati. Seguono la polpa (20,4%), i pomodori pelati (10,9%), i pomodorini (3,8%) e il concentrato (1,7%). È rimasto sostanzialmente stabile, invece, il canale del “fuori casa”, che rappresenta la maggior parte (il 67%) del volume totale di derivati del pomodoro consumati in Italia (2,1 milioni di tonnellate). «Il primato che i nostri prodotti hanno conquistato negli anni grazie alla qualità è saldo – sottolinea il presidente dell’Anicav, Marco Serafini – Tuttavia, non vanno sottovalutati i cambiamenti in corso, dall’ingresso sul mercato di nuovi Paesi produttori, che non potendo competere sull’aspetto qualitativo fanno leva sui prezzi, alle restrizioni imposte dalla normativa comunitaria sull’uso di alcuni prodotti, che ci penalizza rispetto alla concorrenza extra Ue».

L’aumento dei prezzi

Il settore, poi, deve affrontare una serie di sfide, dovute a fattori interni ed esterni alla filiera. Il rapporto Ambrosetti evidenzia innanzitutto l’aumento dei costi delle materie prime. Il prezzo dei fitofarmaci, per esempio, a febbraio scorso era più alto del 24% rispetto a gennaio 2020. Nelle stesso periodo sono aumentati anche i concimi semplici (+24%), i mangimi (+44%), l’energia e i combustibili (+57%). Il risultato è stata una crescita del 50% del costo del pomodoro negli ultimi quattro anni, con picchi del +67% al Sud. Il prezzo del pomodoro destinato alla trasformazione è il più alto del mondo ed è sottoposto a frequenti oscillazioni e dinamiche speculative. Un altro fattore che incide sempre di più sulle dinamiche della produzione è legato all’emergenza idrica e alle carenze infrastrutturali. Il cambiamento climatico, con l’alternarsi di lunghi periodi di siccità ed eventi estremi, incide sempre più negativamente.

Le infrastrutture idriche sono ancora incomplete o insufficienti per soddisfare la domanda delle aziende produttrici. L’incertezza sulla disponibilità di acqua condiziona le rese, la qualità e la quantità di produzioni agricole. Il caso più drammatico, da questo punto di vista, è rappresentato dalla diga di Occhito in provincia di Foggia, rimasta di fatto a secco a causa della prolungata siccità. La realizzazione di un’infrastruttura di collegamento con la diga del Liscione, in provincia di Campobasso, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, permetterà di alleviare la situazione. È chiaro, però, che per permettere al settore di non perdere posizioni sul mercato mondiale sarà necessario un vero e proprio piano strutturale di difesa e rilancio.

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