ROMA - Un’altra bocciatura. La seconda in una settimana. La Banca centrale europea ferma di nuovo l’emendamento alla manovra sull’oro di Bankitalia al popolo italiano. «Le modifiche apportate» in una nuova formulazione, scritta dal Mef, non bastano: «Non è ancora chiaro alla Bce quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista», mette nero su bianco la presidente Christine Lagarde nel parere chiesto dal ministero.
Da qui l’altolà: «Le autorità italiane sono invitate a riconsiderare» la norma. La motivazione riassume il senso dei rilievi elencati nelle quattro pagine del documento: «Preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali» di via Nazionale.
La palla ritorna nel campo del governo. ll ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, risponderà stamattina a Lagarde per fornire i chiarimenti richiesti. E si dice fiducioso su un esito positivo. «Si risolverà», ha detto ieri ai suoi collaboratori dopo aver letto il testo dell’Eurotower. Sul tavolo c’è la…
ROMA - Un’altra bocciatura. La seconda in una settimana. La Banca centrale europea ferma di nuovo l’emendamento alla manovra sull’oro di Bankitalia al popolo italiano. «Le modifiche apportate» in una nuova formulazione, scritta dal Mef, non bastano: «Non è ancora chiaro alla Bce quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista», mette nero su bianco la presidente Christine Lagarde nel parere chiesto dal ministero.
Da qui l’altolà: «Le autorità italiane sono invitate a riconsiderare» la norma. La motivazione riassume il senso dei rilievi elencati nelle quattro pagine del documento: «Preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali» di via Nazionale.
La palla ritorna nel campo del governo. ll ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, risponderà stamattina a Lagarde per fornire i chiarimenti richiesti. E si dice fiducioso su un esito positivo. «Si risolverà», ha detto ieri ai suoi collaboratori dopo aver letto il testo dell’Eurotower. Sul tavolo c’è la risposta a quella «assenza di spiegazioni» che è alla base dello stop.
Ecco la replica: «Sono con la presente a rassicurarla sul fatto che la disposizione è volta a chiarire nell’ordinamento interno che la disponibilità e gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d’Italia in conformità alle regole dei Trattati». Nella lettera, che Repubblica ha potuto visionare in anteprima, il ministro spiega anche che «la riformulazione della norma» trasmessa «è il frutto di apposite interlocuzioni con» palazzo Koch «per addivenire ad una formulazione pienamente coerente con le regole europee».
Parole distensive che puntano a colmare le distanze tra Francoforte e Roma. Il carteggio riparte anche dall’apprezzamento per le novità introdotte con l’ultimo testo. Lagarde, infatti, ha riconosciuto che la nuova formulazione, trasmessa dal ministro con una missiva datata 4 dicembre, fa esplicito riferimento alle disposizioni del Trattato europeo sulla detenzione e la gestione delle riserve auree. Spettano - è scritto - alla Banca d’Italia. Analogo apprezzamento per la presa d’atto sull’iscrizione dell’oro nel bilancio della banca centrale nazionale.
Ma il nodo è legato all’ultima parte dell’ipotesi di riformulazione. Nello specifico lì dove dice che le riserve auree, gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel suo bilancio, «appartengono al popolo italiano». È la volontà di specificare l’appartenenza dell’oro che non è chiara alla Bce. Per questo Lagarde ribadisce che la detenzione e la gestione dei lingotti rientrano tra le competenze del sistema europeo delle banche centrali, di cui Bankitalia fa parte. Lo dice il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
E sempre per blindare l’indipendenza dell’Eurosistema e di Bankitalia, la presidente dell’Eurotower sottolinea che non esiste un concetto di proprietà, ma solo di detenzione e gestione esclusive, che spetta appunto agli istituti centrali e, in Italia, a via Nazionale. Così come - aggiunge - è la legge europea a dettagliare il divieto dei governi di influenzare l’attività delle banche centrali.
Il timore è sempre lì: le mani del governo sull’oro di Bankitalia. Se non è così - è il senso della controprova richiesta - allora bisogna specificarlo. Chiarire, insomma, cosa si vuole fare. Il tentativo di Giorgetti riparte da qui.