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Trump: “Ora gli europei vogliono copiarci sui dazi”

(reuters)

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Il presidente in Pennsylvania reagisce alle critiche sull’economia: il 36% è deluso dalla sua gestione e lui attacca la Fed sui tassi
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NEW YORK – Trump ha capito che la sua promessa della nuova età dell’oro non si sta realizzando, o quanto meno gli americani non l’avvertono nei portafogli, perché il costo della vita e l’affordability mordono più dei suoi slogan. Siccome questo problema è costato ai repubblicani la sconfitta nelle elezioni dello scorso novembre, e rischia di fargli perdere la maggioranza al Congresso nelle midterm del prossimo anno, ha deciso di correre ai ripari. Lo ha fatto spingendo la Federal Reserve a tagliare i tassi, sperando che continui a ridurli nella riunione di oggi, e con una strategia della comunicazione sul campo negli stati chiave, iniziata col comizio di ieri sera a Mount Pocono, Pennsylvania: «Abbiamo attirato gli investimenti più grandi della nostra storia, tutto grazie ai dazi. Funzionano così bene – ha dichiarato – che ora gli europei dicono: dobbiamo copiare Trump mettendo le tariffe anche noi, altrimenti tutti ci prendono a calci nel sedere». L’obiettivo è dimostrare agli americ…

NEW YORK – Trump ha capito che la sua promessa della nuova età dell’oro non si sta realizzando, o quanto meno gli americani non l’avvertono nei portafogli, perché il costo della vita e l’affordability mordono più dei suoi slogan. Siccome questo problema è costato ai repubblicani la sconfitta nelle elezioni dello scorso novembre, e rischia di fargli perdere la maggioranza al Congresso nelle midterm del prossimo anno, ha deciso di correre ai ripari. Lo ha fatto spingendo la Federal Reserve a tagliare i tassi, sperando che continui a ridurli nella riunione di oggi, e con una strategia della comunicazione sul campo negli stati chiave, iniziata col comizio di ieri sera a Mount Pocono, Pennsylvania: «Abbiamo attirato gli investimenti più grandi della nostra storia, tutto grazie ai dazi. Funzionano così bene – ha dichiarato – che ora gli europei dicono: dobbiamo copiare Trump mettendo le tariffe anche noi, altrimenti tutti ci prendono a calci nel sedere». L’obiettivo è dimostrare agli americani che non sottovaluta il loro disagio, ma allo stesso tempo rivendicare i risultati, che secondo lui hanno reso gli Usa «il paese più ricco al mondo».

Elettori americani irritati

L’errore maggiore commesso da Joe Biden era stato ignorare l’impennata dell’inflazione, aiutata dai suoi sussidi eccessivi. I prezzi però erano saliti, gli americani se ne accorgevano al supermercato, e quindi lo hanno punito alle urne. Trump finora lo aveva imitato, sostenendo che il problema dell’affordability, la sostenibilità economica della vita negli Usa, era «un imbroglio inventato dai democratici». Non è così, come hanno dimostrato Mamdani eletto sindaco a New York, e le democratiche Spanberger e Sherrill, diventate governatrici di Virginia e New Jersey. È vero che i fondamentali non sono poi così cattivi, la crescita tiene e la disoccupazione non esplode, ma l’inflazione resta presente e l’abbattimento dei prezzi promesso in campagna elettorale non si è avverato. Anzi, semmai sono continuati a salire, irritando gli elettori, se è vero l’ultimo sondaggio della Gallup secondo cui solo il 36% degli americani approva la politica economica del presidente.

Dazi, un cane che si morde la coda

Se questo non bastasse, i dazi stanno avendo un impatto concreto, ma non nella direzione prevista dal capo della Casa Bianca, che li aveva presentati come lo strumento per inaugurare la “nuova età dell’oro” e magari eliminare le tasse sul reddito. Lo dimostrano i sussidi da 12 miliardi di dollari per gli agricoltori. È un provvedimento poco ortodosso per il partito repubblicano, dove il mercato è da sempre dogma indiscutibile. Il problema è che le tariffe hanno messo in ginocchio i contadini, in particolare perché la Cina ha smesso di comprare la loro soia. Davanti al rischio di un’ondata di bancarotte tra gli agricoltori che lo avevano votato nel Midwest, Trump ha ripiegato sul rimedio di dare loro un po’ di soldi raccolti con i dazi. È un cane che si morde la coda, da una parte lo Stato incassa grazie alle tariffe, ma dall’altra deve elargire questi soldi sotto forma di sussidi, per compensare i danni provocati dalle tariffe stesse. Così è, però. O così deve essere, secondo Donald.

Trump e lo scontento della base Maga

A questo si aggiunge il fatto che il capo della Casa Bianca ha deciso di scommettere sui benefici dell’IA, come conferma l’autorizzazione appena data a Nvidia per vendere i suoi chip in Cina. La base Maga però non è contenta di essere scavalcata dagli oligarchi della Silicon Valley e perciò Trump deve trovare il modo di placarla.

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