Bankitalia, Bini Smaghi: “L’oro del popolo è un’operazione inutile e surreale”
di Eugenio OccorsioROMA – “I trattati non dicono di chi è l’oro, come non dicono di chi sono le banche centrali nazionali che fanno parte dell’Eurosistema. Sta ad ogni Paese chiarirlo, purché però sia fatto in modo compatibile con i trattati stessi”. Lorenzo Bini Smaghi, economista di scuola Bankitalia, già membro del board Bce e oggi presidente della Societe Generale, spiega il garbuglio legato ad un vuoto legislativo in cui si è infilato il governo con la storia dell’oro “degli italiani” ma con il risultato di creare un caso internazionale. “L’operazione è infattibile e inutile. I governi, pur essendo proprietari delle banche centrali non possono decidere di vendere l’oro né di tassare le plusvalenze”.
E allora di cosa stiamo parlando? Di un trappolone teso dalle forze anti-euro…
ROMA – “I trattati non dicono di chi è l’oro, come non dicono di chi sono le banche centrali nazionali che fanno parte dell’Eurosistema. Sta ad ogni Paese chiarirlo, purché però sia fatto in modo compatibile con i trattati stessi”. Lorenzo Bini Smaghi, economista di scuola Bankitalia, già membro del board Bce e oggi presidente della Societe Generale, spiega il garbuglio legato ad un vuoto legislativo in cui si è infilato il governo con la storia dell’oro “degli italiani” ma con il risultato di creare un caso internazionale. “L’operazione è infattibile e inutile. I governi, pur essendo proprietari delle banche centrali non possono decidere di vendere l’oro né di tassare le plusvalenze”.
E allora di cosa stiamo parlando? Di un trappolone teso dalle forze anti-euro della maggioranza in cui il partito della premier è caduto?
“I trattati dicono in effetti solo che è il sistema di banche centrali a detenere e gestire l’oro e le riserve valutarie. Sarebbe più semplice ribadire, se fosse proprio necessario, che l’oro è delle banche centrali, che a loro volta sono proprietà degli Stati. Il concetto di proprietà del popolo sembra più difficile da inquadrare in termini legali. Quello che è grave è che intanto mancano 20 giorni all’approvazione della legge di bilancio: ci sono emendamenti rilevanti da discutere e una quadra da trovare. Parlare dell’oro in questo contesto appare un po’ surreale”.
Oggi ne discuteranno téte-a-téte Giorgetti e Lagarde, che finora è stata irremovibile. Cambierà qualche posizione?
“Credo che Giorgetti e Lagarde la vedano allo stesso modo. Si sta probabilmente cercando una qualche formula per salvare la faccia a qualcuno. Va chiarito che l’oro della Banca d’Italia è già di proprietà dello Stato italiano. Non c’è bisogno di una legge. Diverso è il discorso sulla gestione”.
Ammesso e non concesso che un po’ di monetizzazione si riesca a fare, quali saranno le conseguenze? Inflazione, crollo del valore dell’oro, espulsione dall’euro, tensioni con gli altri Paesi?
“Una legge simile fu varata dal governo Berlusconi nel 2005, non è mai entrata in vigore ed è stata alla fine abrogata. Succederà probabilmente la stessa cosa anche stavolta. Se l’obiettivo è, come allora, di estrarne entrate fiscali, ad esempio tassando l’aumento di valore, questo è contrario ai trattati, oltre che al buon senso. Quanto all’inflazione, è sotto il controllo della Bce. Non c’è da temere”.
È sempre così delicato intervenire in una materia del genere?
“Altroché se lo è. Ricordate il tentativo di varare i mini-bot, emessi dal Tesoro, di qualche anno fa? Sembrava una proposta facile da attuare e invece venne fuori che avrebbe creato problemi di compatibilità con l’euro”.
Ma è vero che anche in America si sta pensando a un’operazione sull’oro, lì col fine esplicito di ridurre il disavanzo federale? La Meloni può aver tratto ispirazione da Trump?
“Non ho idea. Negli Stati Uniti comunque le riserve sono gestite dal Tesoro, a differenza dell’Europa. Anche in America c’è un precedente, un tentativo fatto da Roosevelt per uscire dalla grande depressione che però finì malissimo. Oggi, negli Usa la questione non è tanto l’oro ma piuttosto gli stablecoin, alcuni dei quali emessi da aziende della famiglia Trump, che sono stati fatti rientrare nelle riserve valutarie. Non si capisce bene ancora a che fine”.