MILANO – Luca Garavoglia, presidente di Campari e principale azionista di Lagfin, la holding che controlla il 51,7% del capitale del colosso tricolore delle bevande, apre una trattativa con l’Agenzia delle Entrate per pagare circa 400 milioni di transazione e porre fine all’indagine della procura di Monza per una presunta maxi evasione fiscale che secondo le contestazioni varrebbe oltre tre volte: circa 1,3 miliardi.
A fine ottobre i magistrati hanno infatti contestato alla holding lussemburghese della famiglia Garavoglia di non aver pagato la exit tax quando ha assorbito la sua controllata italiana diversi anni fa, generando 5,3 miliardi di plusvalenze. Le indagini hanno coinvolto solo la controllante Lagfin, ma non Campari, e hanno portato al sequestro di 1,3 miliardi di euro in azioni del gruppo quotato lo scorso ottobre nell’ambito dell’indagine.
MILANO – Luca Garavoglia, presidente di Campari e principale azionista di Lagfin, la holding che controlla il 51,7% del capitale del colosso tricolore delle bevande, apre una trattativa con l’Agenzia delle Entrate per pagare circa 400 milioni di transazione e porre fine all’indagine della procura di Monza per una presunta maxi evasione fiscale che secondo le contestazioni varrebbe oltre tre volte: circa 1,3 miliardi.
A fine ottobre i magistrati hanno infatti contestato alla holding lussemburghese della famiglia Garavoglia di non aver pagato la exit tax quando ha assorbito la sua controllata italiana diversi anni fa, generando 5,3 miliardi di plusvalenze. Le indagini hanno coinvolto solo la controllante Lagfin, ma non Campari, e hanno portato al sequestro di 1,3 miliardi di euro in azioni del gruppo quotato lo scorso ottobre nell’ambito dell’indagine.
La transazione
Stando a indiscrezioni finanziare, Lagfin avrebbe dato la sua disponibilità a pagare i 400 milioni della transazione in più tranche, di cui la prima da 150 milioni entro la fine del 2025 e il resto a partire dal 2027. Secondo gli analisti di Equita la holding dei Garavoglia (che peraltro possiede l’82,6% dei diritti di voto) avrebbe già liquidità più che sufficiente per far fronte al primo pagamento. Pertanto se la notizia venisse confermata, rimuoverebbe il rischio di un eccesso di offerta di azioni in vendita, per finanziare “la potenziale multa” da 1,3 miliardi’. Gli stessi analisti di Equita ritengono inoltre che la capogruppo lussemburghese «possa gestire anche i pagamenti successivi dal 2027 in avanti, tenuto conto dei dividendi attesi nel frattempo da Campari e del margine per nuovo debito previsto dai covenant del bond». Lagfin ha infatti un bond convertibile in azioni Campari per 536 milioni con scadenza giugno 2028.
Il gruppo guidato da Simon Hunt potrebbe abbassare la leva finanziaria (ovvero il rapporto tra debito a margine lordo) sotto tre volte entro fine anno, un livello che viene considerato di guardia anche ai fini del merito di credito. Quindi una volta ridotti i debiti sotto questa soglia, anche grazie alle dismissioni già programmate, Campari potrà decidere se reinvestire la cassa in eccesso per remunerare i soci con dividendi più generosi, oppure in nuove acquisizioni.
La reazione
L’indiscrezione – rilanciata da Reuters che ha parlato di accordo preliminare - è considerata comunque positiva per Campari «in quanto rimuove un potenziale rischio, anche se pensiamo che il mercato anticipasse già la definizione di un accordo per un ammontare inferiore rispetto al sequestro iniziale e assegnasse già una bassa probabilità di un piazzamento significativo, soprattutto nel breve termine».
Interpellata Campari ha ribadito di non essere coinvolta nell’indagine e di non avere nulla da commentare su una vicenda che riguarda il suo principale azionista. Intanto ieri, le voci di una futura transazione da parte di Lagfin, hanno fatto salire in Borsa le azioni di Campari dello 0,33% a 5,71 euro.