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L’auto stoppa la crescita del settore meccanico

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Indagine congiunturale di Federmeccanica. Il saldo dei primi nove mesi resta in rosso: meno 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. La produzione delle quattro ruote crolla, meno 14,3% e l’export cala del 22% sui mercati extra Ue.
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ROMA – Il settore ha provato a rialzarsi, ma l’automotive rappresenta ancora una zavorra troppo pesante per la metalmeccanica italiana. E’ questa la fotografia della 176ª Indagine congiunturale di Federmeccanica. Un comparto che resta appesantito da debolezze strutturali e incertezze. Dopo i timidi segnali di inizio anno, nel terzo trimestre l’industria nel complesso è tornata in lieve flessione congiunturale (-0,5% sul trimestre precedente), pur registrando un +0,7% su base annua. Sempre nello stesso periodo, l’attività produttiva metalmeccanica, in termini congiunturali si è mantenuta positiva (dal +1,1% del primo trimestre al +1,6% nel terzo), mentre in termini tendenziali, dopo i risultati negativi dei primi due trimestri (rispettivamente -5,8% e -2,6%), nel terzo ha registrato un incremento del 3,2%. Il saldo dei primi nove mesi resta in rosso: -2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte del -1,7% dell’industria totale. “Siamo ancora dentro un tunnel e le luci sono fleb…

ROMA – Il settore ha provato a rialzarsi, ma l’automotive rappresenta ancora una zavorra troppo pesante per la metalmeccanica italiana. E’ questa la fotografia della 176ª Indagine congiunturale di Federmeccanica. Un comparto che resta appesantito da debolezze strutturali e incertezze. Dopo i timidi segnali di inizio anno, nel terzo trimestre l’industria nel complesso è tornata in lieve flessione congiunturale (-0,5% sul trimestre precedente), pur registrando un +0,7% su base annua. Sempre nello stesso periodo, l’attività produttiva metalmeccanica, in termini congiunturali si è mantenuta positiva (dal +1,1% del primo trimestre al +1,6% nel terzo), mentre in termini tendenziali, dopo i risultati negativi dei primi due trimestri (rispettivamente -5,8% e -2,6%), nel terzo ha registrato un incremento del 3,2%. Il saldo dei primi nove mesi resta in rosso: -2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte del -1,7% dell’industria totale. “Siamo ancora dentro un tunnel e le luci sono flebili”, avverte la vice Presidente di Federmeccanica, Alessia Miotto chiedendo di “affrontare e risolvere il problema della produttività” e di utilizzare “tutte le leve” per sostenere la competitività, dal supporto agli investimenti al contenimento dei costi. Il direttore generale, Stefano Franchi, insiste sul peso dei costi: “I prezzi alla produzione sono aumentati del 20% circa rispetto alla norma. L’elevato costo dell’energia, ad esempio, brucia valore ed è fondamentale che vengano adottate azioni incisive per una sua drastica riduzione. Non si può attendere perché i nostri competitor vanno avanti grazie a condizioni migliori. Bisogna fare presto e fare bene”.

Le dinamiche per filiera, l’auto maglia nera

Una frenata per colpa dell’automotive. La produzione di autoveicoli e rimorchi ha registrato un crollo del 14,3% tra gennaio e settembre, trascinando al ribasso un sistema già provato dall’aumento dei costi e da una domanda irregolare. In calo anche i prodotti in metallo (-2,5%), le macchine e apparecchi elettrici (-1,6%) e le macchine e apparecchi meccanici (-1,3%). Nel confronto europeo, il quadro è a più velocità. Nella media UE27 la produzione metalmeccanica arretra dello 0,7% nei primi nove mesi del 2025. Francia e Spagna mostrano un recupero (+1,1% e +1,2%), mentre la Germania resta in terreno negativo (-2,8%). L’Italia si colloca in mezzo al guado: segnali congiunturali positivi che, però, non bastano a compensare la debolezza cumulata, zavorrata dal comparto auto.

L’export è positivo, ma le vetture crollano del 22% sull’extra Ue

Il canale estero offre un sostegno. L’export metalmeccanico e meccatronico cresce del 2,0% in valore (Ue +1,5%; extra-UE +2,5%) nei primi nove mesi; le importazioni aumentano dell’1,5% e il saldo commerciale tocca i 39,5 miliardi. All’interno dell’Unione, solo i flussi verso la Francia risultano in lieve calo (-0,4%). Oltreoceano, le vendite negli Stati Uniti migliorano del 3,2% grazie ai mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, con la cantieristica in evidenza, mentre le auto sui mercati extra-UE segnano un crollo del 22%. Il traino dall’estero, dunque, mitiga ma non annulla le criticità domestiche.

Previsioni degli imprenditori

Dal termometro delle imprese emerge un realismo prudente. Il 33% degli intervistati segnala una diminuzione del portafoglio ordini (in aumento rispetto al 24% della precedente rilevazione), a fronte del 28% che registra un incremento. La liquidità resta un punto dolente per una quota non trascurabile del tessuto produttivo: il 10% giudica “cattiva o pessima” la propria situazione. Per i prossimi mesi, le attese sulla produzione indicano prevalente stabilità (45%), con un 31% che prevede aumento e un 24% contrazione. Sul fronte occupazionale prevale la cautela: il 68% non intende modificare la forza lavoro, il 17% prevede aumenti e il 15% riduzioni.

Nell’immediato, priorità alla riduzione dei costi di produzione — energetici, materie prime, lavoro — che raccoglie il 24,9% delle preferenze, seguita dall’ottimizzazione dei processi produttivi e aziendali (20,6%), dalla formazione continua e sviluppo delle competenze (16,9%) e dall’innovazione e digitalizzazione con l’11,1%. Sul medio-lungo periodo la strategia è differente: innovazione e digitalizzazione (14,7%) e crescita dimensionale delle imprese (14,3%) guidano la lista, davanti a internazionalizzazione (13,2%), formazione (12,0%) e ottimizzazione dei processi (11,1%). Restano rilevanti anche infrastrutture e logistica e la riduzione strutturale dei costi.

Per sbloccare gli investimenti, le aziende chiedono soprattutto forme di finanza agevolata (31,5%), semplificazione burocratica (29,0%) e incentivi per innovazione e digitalizzazione (27,1%), mentre risultano più indietro l’accesso al credito bancario (9,4%) e gli strumenti di finanza alternativa (3,0%). Sulla durata delle misure, il 60% indica un orizzonte fino a tre anni come adeguato, mentre il 40% preferisce interventi più lunghi.

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