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Fs, 18 miliardi di investimenti nel 2025 per nuovi treni e alta velocità: “No aumenti dei biglietti”

Stefano Antonio Donnarumma, ad Gruppo FS 

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Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e dg del Gruppo Fs, sugli obiettivi del Piano strategico 2025-2029 un anno dopo la loro presentazione
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ROMA – Si presenta a manager, istituzioni e investitori con il cappello e la cravatta rossa del ferroviere. E sfida una vecchia massima di Giulio Andreotti: “I pazzi si distinguono un due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato”. Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e dg del Gruppo Fs, vuole dimostrare il contrario. Che la missione impossibile per il leader democristiano è invece a portata di mano.

Tanto che il bilancio 2025 del gigante italiano dei trasporti, prima stazione appaltante del Paese con 18 miliardi di investimenti messi a segno quest’anno, non si chiuderà in rosso, ma in utile (“un primo utile”). Che i treni dell’Alta velocità hanno migli…

ROMA – Si presenta a manager, istituzioni e investitori con il cappello e la cravatta rossa del ferroviere. E sfida una vecchia massima di Giulio Andreotti: “I pazzi si distinguono un due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato”. Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e dg del Gruppo Fs, vuole dimostrare il contrario. Che la missione impossibile per il leader democristiano è invece a portata di mano.

Tanto che il bilancio 2025 del gigante italiano dei trasporti, prima stazione appaltante del Paese con 18 miliardi di investimenti messi a segno quest’anno, non si chiuderà in rosso, ma in utile (“un primo utile”). Che i treni dell’Alta velocità hanno migliorato del 3% la puntualità in un anno (“non è poco sui 10mila treni che muoviamo ogni giorno e con 1.200 cantieri attivi”). Che il business è ormai internazionale: in programma c’è il primo convoglio sotto la Manica tra il 2028 e il 2029; si guarda al mercato Usa (“considerano il nostro know-how tra i migliori al mondo”); nel mirino c’è la linea Parigi-Bruxelles (“ce l’ha chiesto il ministro dei Trasporti belga, per una delle tratte più affollate d’Europa, oggi gestita da Scnf, i nostri competitor francesi”); e che la cosiddetta metropolitana d’Europa, una rete di collegamenti tra le città più importanti del Vecchio continente, è l’orizzonte del gruppo.

Con questo piglio, il numero uno di Fs infila uno dopo l’altro i numeri del piano 2025-2029 per mettere sotto gli occhi della platea riunita all’Auditorium Parco della musica di Roma, ministro Matteo Salvini in testa, il suo convoglio da 97mila dipendenti e 577 milioni di passeggeri trasportati quest’anno. Un treno che, ribadisce a più riprese, marcia secondo la tabella presentata l’anno scorso in occasione del varo di questo piano strategico quinquennale.

Gli investimenti

Primo dato, gli investimenti. Sono 18 miliardi nel 2025, sette dei quali messi nel consuntivo annuale del Pnrr, per altrettanti in programma nel 2026. Nonostante le difficoltà. A cominciare dal prezzo dell’energia che per un’azienda come Fs è la prima voce nell’elenco dei costi, cosa che comunque –assicura Donnarumma – “non ci ha spinti a ribaltare sul cittadino i costi, perché non abbiamo aumentato i biglietti”.

Il nodo resta il dopo-Pnrr. Perché, ragiona il manager, “prima del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Fs investiva quattro miliardi all'anno, con il Piano 10 miliardi, alla fine del Pnrr torneremo a quattro miliardi, però abbiamo esigenze per 12 miliardi per realizzare le nuove infrastrutture ferroviarie insieme con il Mit. Quando finirà il Pnrr dovremo finanziare la quota tra quattro e 12 miliardi". Per questo, l’azienda punta a rispolverare il modello Rab (Regulated asset base), “un modello regolatorio stabile, riconosciuto e orientato al lungo periodo che rappresenterebbe una leva determinante per le opere strategiche su cui si fonda lo sviluppo della mobilità nazionale”, spiega il gruppo.

Secondo Donnarumma, “il progetto non è concluso o fallito, è solo molto complesso il contesto di applicazione giuridico-normativa”. Il punto è che in queste settimane il governo è alle prese con la manovra, dunque “il lavoro congiunto riprenderà a gennaio”. Anche se l’evoluzione delle cose dovesse far pendere l’ago della bilancia per un altro modello finanziario, compresi i fondi infrastrutturali privati o i fondi pensione. L’obiettivo è uno: mantenere a pieno ritmo il motore degli investimenti su una rete a tratti centenaria. “Il piano cuba 100 miliardi e noi andremo avanti, troveremo le soluzioni nei prossimi mesi”, è la rassicurazione dell’ad.

Gli obiettivi

Per il 2029 sono confermati gli obiettivi economici: 20 miliardi di ricavi, 3,5 miliardi di Ebitda e un risultato netto pari a 500 milioni di euro. "Siamo partiti con un gap – parole di Donnarumma – L'anno scorso abbiamo dovuto chiudere il bilancio con 200 milioni di perdite, dovuto a diversi fattori esogeni, che abbiamo fin da subito cercato di mitigare con azioni molto forti e credo che nel 2025 dovremmo riuscire ad avere un risultato positivo".

Il caso Pizzarotti e l’Anas

Fs tira dritto sul ramo ferroviario di Pizzarotti, società emiliana delle costruzioni controllata dall’omonima famiglia che dà lavoro a 3.000 persone e naviga in acque agitate. Il gruppo guidato da Donnarumma aveva presentato una manifestazione d’interesse non vincolante, facendo saltare dalla sedia l’Ance, che aveva sollevato i suoi rilievi sulla possibile operazione. Anche in materia di concorrenza. L’ad di Ferrovie aveva detto che un loro eventuale intervento sarebbe servito a tutelare il piano di investimenti, visto che l’azienda di Parma “cuba circa 3 miliardi di appalti che riguardano commesse ferroviarie di nostra pertinenza”. Oggi, a poche ore dalla scadenza del termine per presentare un’offerta vincolante su Pizzarotti, Donnarumma bolla come “inopportuna e inappropriata” la mossa dell’Ance. Risultato: “Agiremo in tutte le sedi per difendere i nostri diritti. Andremo avanti, non c’è nessun motivo per non farlo”.

Sul fronte Anas, lo scenario anticipato da Repubblica è destinato a passare dalla carta alla realtà: un divorzio dopo sette anni nei quali “le sinergie attese” non si sono materializzate. Dice Donnarumma: “È in fase di studio l’impatto che può avere, ma dal punto di vista strategico nessuno ha dubbi sulla separazione. Ci sono già norme per andare in questa direzione”. Il riferimento è a un emendamento alla legge di bilancio in discussione presentato da due senatrici e un senatore della Lega (Minasi, Testor e Dreosto).

I nuovi mezzi

Il gruppo ha ordinato 46 nuovi Frecciarossa 1000, omologati per viaggiare a 360 chilometri all’ora (il limite in Italia è fermo a 300). Quattro dei nuovi Etr sono già in servizio e gli altri, al ritmo di uno al mese nel 2026, cominceranno a viaggiare sui binari italiani e non. Per il trasporto regionale sono in programma 183 nuovi treni (105 già consegnati), ai quali vanno aggiunti i 1.260 bus a basso impatto ambientale (132 quelli arrivati). “Abbiamo impresso una svolta decisiva all'ammodernamento della flotta – osserva Donnarumma – elemento fondamentale per garantire qualità del servizio e centralità del viaggiatore. Questo insieme di interventi, accompagnato dal rafforzamento della gestione operativa, sta già producendo risultati concreti: la puntualità dell'alta velocità è aumentata di 3 punti percentuali e gli infortuni gravi si sono ridotti del 35%”. Aumentare “la cultura della sicurezza a tutti i livelli” è “il mantra” dell’azienda, perché non ci sia un’altra Brandizzo.

"È stata inoltre avviata – aggiunge l’ad – una profonda trasformazione industriale. Abbiamo riorganizzato la governance del gruppo, reso operative le nuove business unit, lanciato la scuola Fs e definito un piano tecnologico da 20 miliardi di euro al 2034 per digitalizzare la rete, rafforzare la sicurezza dell'infrastruttura e migliorare la gestione dei cantieri”. Poi ci sono i progetti per produrre energia elettrica green (con la neonata Fs energy) e Fs International, la società messa su per spingere i treni Fs in Europa.

"Si tratta di un cambiamento strutturale che sta rendendo i processi più chiari, il coordinamento più efficace e la nostra capacità esecutiva più solida. Il nostro obiettivo è ben delineato: costruire un sistema ferroviario moderno, affidabile e competitivo, in grado di sostenere la crescita dell'Italia nei prossimi decenni”. Un primo passo verso il next level che ha accompagnato la presentazione del piano strategico.

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