FdI: “Dentro Bankitalia il rischio sono i soci privati e stranieri, l’oro è del popolo italiano”
di Giuseppe ColomboROMA - “L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati del capitale della Banca d’Italia, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri, rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani”. Nelle ore che precedono il faccia a faccia tra Giancarlo Giorgetti e Christine Lagarde sulla questione della proprietà dell’oro di via Nazionale, è un dossier riservato di Fratelli d’Italia a tenere il punto sull’emendamento alla manovra che chiede di riconoscere l’appartenenza dei lingotti “al popolo italiano”.
Nel documento elaborato dall’ufficio studi del partito - “Oro di Bankitalia al popolo italiano, smontiamo le fake news” - che Repubblica ha potuto visionare, l’accento è posto proprio sulla necessità di spiegare perché “non è vero che non serva a nulla affermare che la proprietà delle riserve auree di Bankitalia è del popolo italiano”.
ROMA - “L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati del capitale della Banca d’Italia, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri, rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani”. Nelle ore che precedono il faccia a faccia tra Giancarlo Giorgetti e Christine Lagarde sulla questione della proprietà dell’oro di via Nazionale, è un dossier riservato di Fratelli d’Italia a tenere il punto sull’emendamento alla manovra che chiede di riconoscere l’appartenenza dei lingotti “al popolo italiano”.
Nel documento elaborato dall’ufficio studi del partito - “Oro di Bankitalia al popolo italiano, smontiamo le fake news” - che Repubblica ha potuto visionare, l’accento è posto proprio sulla necessità di spiegare perché “non è vero che non serva a nulla affermare che la proprietà delle riserve auree di Bankitalia è del popolo italiano”.
La ragione è ricondotta a un “rischio” interno a via Nazionale. “Il capitale della Banca d’Italia, comprese quindi le riserve auree - si legge in un passaggio del documento di sei pagine inviato a deputati e senatori meloniani - è detenuto da banche, fondazioni, enti ed istituti di previdenza, fondi pensione, etc, aventi sede legale in Italia: in molti casi si stratta di soggetti privati, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri”. Da qui il pericolo. E per questo “c’è bisogno di una norma che faccia chiarezza sulla proprietà”.
Tra i partecipanti al capitale della Banca d’Italia, al 15 ottobre 2025, risultano 175 soggetti tra banche, casse, fondazioni e assicurazioni. Tra queste le principali banche italiane, le fondazioni degli istituti di credito nazionali più importanti, oltre agli enti di previdenza, dall’Inps a quelli professionali come Enpam e Inarcassa. Gli istituti dichiaratamente stranieri sono: Banca Nazionale del Lavoro, controllata dalla francese Bnp Paribas, con una quota del 2,83%, Crédit Agricole con il 2,81% e Allianz con lo 0,10%.
Nel mirino finisce anche il sito della Banca d’Italia. Sul portale “si afferma che l’oro è di proprietà dell’istituto”, quindi - riporta ancora il testo - “un motivo in più per esplicitare che le riserve auree sono di proprietà degli italiani”.
Il concetto viene ribadito anche nell’ultima parte del paper, quello che spiega a deputati e senatori qual è la posizione da adottare. “È importante ribadire che le riserve non saranno mai nella disponibilità dei soggetti privati che detengono quote di capitale di Banca d’Italia, alcuni dei quali fanno capo anche a gruppi stranieri”.
No alla vendita dell’oro, l’accusa a Prodi
Altri ragionamenti servono invece a spiegare perché quella proposta è “una norma utile, giusta e compatibile con il quadro normativo dell’Ue”. È "falso" sostenere che "il governo vuole l'oro di Bankitalia per venderlo", annota l’ufficio studio diretto da Francesco Filini, deputato e responsabile nazionale del programma di FdI. Al contrario, l’obiettivo è “affermare che la proprietà dell'oro detenuto dalla Banca d'Italia è dello Stato proprio per proteggere le riserve auree da speculazioni”.
Poi la stoccata al centrosinistra: “L'unico che ventilò l'ipotesi di una vendita delle riserve auree fu un governo di sinistra, quello di Romano Prodi, che nel 2007 salutava come 'positivo' il dibattito sul tema".
La compatibilità con i Trattati europei
Rispondendo, seppure indirettamente, ai rilievi della Bce sull’emendamento, il dossier si sofferma anche sul tema della compatibilità con il Trattato di funzionamento dell’Unione europea, lì dove c’è scritto che la detenzione e la gestione delle riserve auree spettano al sistema delle banche centrali europei, di cui Bankitalia fa parte.
La distinzione dei meloniani è, appunto, tra la detenzione e la gestione dell’oro, riconosciute a via Nazionale, e “il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve”. Poi il passaggio sui trattati: “Alcuni Stati, anche membri dell'Ue, hanno già chiarito questo concetto nella propria legislazione, mettendolo nero su bianco, a dimostrazione del fatto che ciò è perfettamente compatibile con i Trattati europei”.
Dombrovskis: “Oro di Bankitalia non ridurrebbe il debito dell’Italia”
Sul punto è intervenuto poi nel pomeriggio anche il commissario Ue all’economia Valdis Dombrovskis, spiegando che quella delle "riserve auree della Banca d'Italia" è una questione di politica monetaria" e tema per "la Banca centrale europea e la Banca d'Italia". Un loro passaggio allo Stato Italiano "anche come scenario teorico, di per sé non riduce il debito di un Paese, poiché tutti gli obblighi rimangono in essere e devono essere onorati e serviti: ciò non porta automaticamente a una riduzione del debito. Allo stato attuale, le autorità italiane non hanno contattato la Commissione in merito a questa questione"