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Campi a tutta finanza: boom del credito per le imprese agricole

(reuters)

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I dati Crif: nel primo semestre del 2025 l’erogazione di prestiti al comparto è cresciuto del 30,5%. Balzo al Sud
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Qualcosa si muove nelle campagne italiane. E non parliamo soltanto di semi e raccolti: sono i flussi finanziari a correre veloci come da anni non accadeva. Nel primo semestre del 2025, stando ai numeri messi in fila dall’Osservatorio Crif, l’erogazione di credito alle aziende del comparto agricolo è cresciuta del 30,5%. Un balzo che lascia indietro, di oltre 17 punti, la media nazionale. Un dato sorprendente se si pensa a un settore percepito come fragile, esposto alle intemperie climatiche e ai capricci del mercato. E invece proprio l’agricoltura appare oggi tra gli ambiti più dinamici, trainata da mutui e prestiti (+33,3%) che stanno finanziando nuovi impianti, tecnologie, sistemi di irrigazione intelligenti, processi più sostenibili. A correre sono soprattutto le società di capitali, con le erogazioni di credito salite oltre il 40%. Un segnale che qualcosa sta cambiando anche nella mentalità: l’impresa agricola è sempre meno un presidio familiare e sempre più un soggetto strutturat…

Qualcosa si muove nelle campagne italiane. E non parliamo soltanto di semi e raccolti: sono i flussi finanziari a correre veloci come da anni non accadeva. Nel primo semestre del 2025, stando ai numeri messi in fila dall’Osservatorio Crif, l’erogazione di credito alle aziende del comparto agricolo è cresciuta del 30,5%. Un balzo che lascia indietro, di oltre 17 punti, la media nazionale. Un dato sorprendente se si pensa a un settore percepito come fragile, esposto alle intemperie climatiche e ai capricci del mercato. E invece proprio l’agricoltura appare oggi tra gli ambiti più dinamici, trainata da mutui e prestiti (+33,3%) che stanno finanziando nuovi impianti, tecnologie, sistemi di irrigazione intelligenti, processi più sostenibili. A correre sono soprattutto le società di capitali, con le erogazioni di credito salite oltre il 40%. Un segnale che qualcosa sta cambiando anche nella mentalità: l’impresa agricola è sempre meno un presidio familiare e sempre più un soggetto strutturato, competitivo, capace di programmare investimenti.

Il balzo del Sud

L’Italia agricola non è tutta uguale. E il Mezzogiorno, spesso raccontato solo per le sue fragilità, diventa qui il protagonista inatteso. Il Sud e le Isole registrano un aumento dei finanziamenti del 40,6%, ben oltre la media nazionale. Sicilia e Campania guidano la classifica, con +44,3% e +38,7%. È un dato che rovescia cliché e racconta un’altra storia: nelle regioni dove si concentra quasi la metà delle imprese agricole italiane (pari al 46,1%), esiste una forte domanda di rinnovamento. Una pressione dal basso che ha a che fare con la voglia di uscire da decenni di stagnazione produttiva e di investire finalmente in competitività.

Cooperative, un modello tornato resiliente

C’è poi un capitolo che sorprende anche gli addetti ai lavori: quello della rischiosità. A fronte di un tasso di default nazionale del 3%, l’agricoltura si ferma al 2,2%. Ma ad emergere sono soprattutto le cooperative, con un tasso ancora più basso all’1,8%. Non è solo una questione di numeri, ma di cultura economica. Nelle cooperative agricole a mutualità prevalente, il socio non è un semplice azionista. È parte integrante dell’impresa, dipende da essa per valorizzare il proprio lavoro. Per questo è disposto a sostenerla nei momenti di difficoltà, anche attraverso rinunce temporanee o dilazioni nei pagamenti. Una forma di “economia comunitaria” che, nel 2025, si sta rivelando uno degli ammortizzatori più solidi del settore. Non tutti però godono della stessa stabilità. L’allevamento, ad esempio, mostra un tasso di default del 2,4%, appesantito da rischi sanitari, prezzi dei mangimi in ascesa e cambiamenti nelle abitudini alimentari.

Il tallone d’Achille: pagamenti in ritardo

Se il credito corre, i pagamenti camminano. E spesso arrancano. Solo il 34,1% delle imprese agricole è puntuale nelle scadenze commerciali, contro il 43,6% del totale delle imprese italiane. Una distanza che negli anni si è leggermente ridotta – era al 31,1% nel 2023 – ma che ancora pesa sull’intera filiera. Il divario geografico è marcato. Nel Nord-Est i pagamenti puntuali raggiungono il 44,1%, nel Mezzogiorno crollano al 27%. Qui i ritardi oltre i 90 giorni arrivano al 7,3%, quasi cinque volte quelli registrati nel Nord-Est (1,6%). È una frattura che racconta più di mille parole sull’eterogeneità del tessuto imprenditoriale italiano.

Giovani imprese, fragili radici

La vitalità del settore non basta poi a compensare un fenomeno preoccupante: la crescente mortalità delle imprese. Tra 2022 e 2025 le nuove aperture sono diminuite, mentre le cessazioni aumentano. Nel solo primo semestre del 2025 hanno chiuso 15.394 aziende agricole. E il problema è che ad essere particolarmente vulnerabili sono le imprese più giovani. Come testimoniano i numeri di Crif, il 35% delle cessazioni riguarda realtà con meno di 5 anni di attività. Solo il 13% interessa invece aziende con oltre 30 anni di storia alle spalle. Insomma, per quanto possa sembrare un paradosso, mettere radici nel mondo agricolo è diventato via via sempre più difficile, a meno di una struttura finanziaria solida e una strategia di lungo periodo.

In definitiva, l’immagine che emerge dall’osservatorio è quella di un settore in metamorfosi. Da un lato coraggioso negli investimenti, sempre più orientato all’innovazione; dall’altro ancora frenato da ritardi nei pagamenti e fragilità nelle nuove imprese. Eppure, nel complesso, l’agricoltura mostra una capacità di resistenza superiore a quella di molti altri settori. «In un contesto caratterizzato da sfide globali, come transizione ecologica, digitalizzazione, cambiamento climatico e volatilità dei mercati, l’agricoltura italiana mostra una buona tenuta sotto il profilo della rischiosità creditizia» osserva Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings, secondo cui i tassi di default nel settore «continueranno a rimanere inferiori alla media nazionale». Un segnale che fa ben sperare.

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